Eurispes, l’ultima ricerca svela il valore dei “prodotti a rischio ridotto”
All’alba del 2019, finalmente, anche in Italia la legislazione in materia di vaping sta iniziando a cambiare. Il Parlamento, infatti, ha approvato il Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio che prevede un abbassamento dell’imposta di consumo sui prodotti alternativi al tabacco tradizionale, anche se il Governo è ancora internamente diviso, perché il Ministero della Salute continua a non riconoscere il valore di “riduzione del danno” dei dispositivi di nuova generazione. Tuttavia, la minor tossicità di questi prodotti ormai è un dato incontrovertibile, provato da numerosi studi scientifici.
Partendo da questo presupposto, l’Eurispes, in una ricerca dal titolo “Verso la riduzione del danno, il mondo del vaping alla luce della nuova regolamentazione fiscale”, condotta dall’istituto in collaborazione con tre realtà del settore: l’associazione di produttori e distributori Coiv, l’organizzazione fieristica Vapitaly e l’associazione dei negozianti Uniecig, presentata a Roma il 12 dicembre, ha dimostrato che il vapore, oltre ad essere “a rischio ridotto”, rappresenta un grande valore per il Paese, dove registra già numeri importanti.In particolare dal censimento dell’Eurispes è emerso un giro d’affari di circa ottocento milioni di euro all’anno, che equivalgono al quattro per cento delle spese totali italiane per i prodotti del tabacco. L’analisi si è basata su un campione costituito da duemilacinquecento negozi specializzati, circa diecimila operatori diretti e un milione e mezzo di consumatori. Inoltre, dallo studio è venuto fuori che i prodotti alternativi risultano ancora poco conosciuti e, mentre la sigaretta elettronica è abbastanza nota, i prodotti a tabacco riscaldato sono ancora poco utilizzati, anche perché di recente introduzione nel nostro mercato. Dall’altra parte il sondaggio ha messo in luce il forte desiderio dei fumatori italiani di essere maggiormente informati sui prodotti a rischio ridotto (82%) e anche la disponibilità del 62% degli stessi a passare al vaping, una volta appuratone la minor nocività. Anche sul fronte degli operatori è venuta fuori la totale carenza di informazione, tanto in materia di sigaretta elettronica quanto di dispositivi riscaldatori di tabacco, e il fatto che tale lacuna dovrebbe essere colmata dal sistema sanitario secondo il 40,5% degli intervistati, dal giornalismo professionale nell’opinione del 9,3% e delle ricerche indipendenti secondo l’11%. Infine è emerso che i medici di base, al di là della contrarietà delle gerarchie sanitarie, guardano con interesse ai dispositivi a rischio ridotto, andando anche a consigliarli ai pazienti tabagisti che presentano le maggiori difficoltà a smettere di fumare.
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Io svapo quando posso, se mi è permesso un commento. Purtroppo anche la nicotina fa male. Sicuramente meno della diossina frutto della combustione. Mi instasa molto meno devo dire. Comunque, bella iniziativa e bell’articolo.