Policy

Citofonare Palazzo Chigi. Così Philip Morris si scrive le leggi | Il Fatto Quotidiano

Philip Morris bussa, Palazzo Chigi risponde: regalo fiscale .
Il colosso del tabacco influenza i testi in Consiglio dei ministri Bisignani in tv: “Temevano tasse sulla loro nuova sigaretta ibrida”. I concorrenti Anche la British American Tobacco teme una stangata (perciò finanzia Open e l’Unità)citofonare palazzo chigi

Il colosso del tabacco influenza i testi in Consiglio dei ministri. Giovedì sera il mediatore d’affari più famoso d’Italia, Luigi Bisignani, informava da Virus (Rai2): “Temevano tasse sulla loro nuova sigaretta ibrida”. Giovedì sera il mediatore d’affari più famoso d’Italia, Luigi Bisignani, informava da Virus (Rai2) che l’altro ieri gli uomini di Philip Morris avrebbero incontrato il premier: un incontro chiesto con urgenza a Matteo Renzi, perché il big del tabacco americano si “sente minacciato da eventuali interventi nella legge di Stabilità contro la sua sigaretta ibrida” .

Le bozze cambiate e la “cialda” innovativa. 

Una cosa simile è successa nei giorni scorsi, mentre il governo approvava il decreto Tabacchi, attuativo di una direttiva europea, la 40 del 2014, che dovrebbe riscrivere tutto il settore. Gli uomini del colosso delle bionde hanno avuto incontri urgenti al dipartimento Politiche europee della presidenza del Consiglio alla vigilia del sì definitivo al testo. Il motivo? Nelle bozze del testo entrate nel preconsiglio era comparsa una modifica che imponeva una regolamentazione più stringente per i “prodotti di nuova generazione”.

In Italia, al momento, ne esiste solo uno: la Iqos, la nuova sigaretta a cialda di tabacco senza combustione che Philip Morris produce nello stabilimento di Bologna, inaugurato a ottobre 2014 dal premier Matteo Renzi in persona. Dopo una battaglia tra le lobby delle bionde, il ministero della Salute ha infatti ottenuto la delega a predisporre un decreto “di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, entro sei mesi dal 20 maggio 2016, con cui vengono stabilite le procedure e le modalità attraverso le quali lo stesso ministero della Salute, sentito l’Istituto superiore di sanità, procede alle valutazioni delle informazioni e degli studi” sui nuovi prodotti. Studi che al momento non esistono, almeno non indipendenti.

Philip Morris è in attesa di una certificazione terza della Food and drug administration americana. Il colosso statunitense ha combattuto fino all’ultimo per lasciare la palla in mano al solo ministero dell’Economia, e invece a via XX settembre toccherà solo predisporre le linee guida, ma sarà la Salute a gestire la partita. La certificazione sui rischi del ministero della Salute si porta dietro altre conseguenze, come il rischio del divieto totale di pubblicità. Tutto finito? No, dopo incontri serrati qualcosa è cambiato.

Le bozze entrate a Palazzo Chigi escono leggermente modificate. All’uscita ne risultano due, in entrambe Philip Morris incassa il colpo sulla regolamentazione, ma con un tratto di penna spunta un bel regalo fiscale. Nella bozza finale dello schema di decreto, infatti, le “disposizioni tariffarie” , cioè le imposte stabilite dal ministero della Salute per registrare i prodotti e altre attività – non previste dalla delega – presentano un’assenza curiosa. Le sigarette elettroniche vengono colpite, ma l’articolo che costringerebbe a pagare anche i “prodotti di nuova generazione” viene cancellato con una riga. Nella versione del testo che arriva alle Camere, l’articolo scompare del tutto. Tradotto: concorrenti stangati, ma non la Iqos.

Guerra di lobby e favori vari

Tutto sulla falsa riga di quanto accaduto nell’estate del 2014, con Philip Morris che riuscì a spuntare uno sconto del 50 per cento sulle accise del suo prodotto. Sempre Bisignani informava che anche gli inglesi di British American Tobacco – il più grande finanziatore (100 mila euro) della Fondazione Open, la cassaforte politica del premier che ha anche acquistato spazi pubblicitari su L’Unità, l’house organ del Pd – temono ora una stangata per le loro marche di fascia bassa (Lucky strike e Pall Mall). La merchant bank di palazzo Chigi, quella che ai tempi di Massimo D’Alema era “l’unica dove non si parlava inglese ” (copyright Guido Rossi) si è trasformata in qualcosa di diverso, più semplice: il crocevia di una guerra di lobby.

One thought on “Citofonare Palazzo Chigi. Così Philip Morris si scrive le leggi | Il Fatto Quotidiano

  1. Pingback: Problemi in Italia per la iQOS di Philip Morris |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...