Intergruppo e-cig: “Imposta di consumo inefficace. 80 milioni in meno anche nel 2016”.

Il governo penalizza le imprese italiane e, nel farlo, incassa meno. “Anche per l’anno 2016, stando all’attuale discussione alla Camera del ddl per l’assestamento del bilancio dello Stato, si evincono mancate entrate per 80 milioni di euro riguardanti il consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo. Un dato inconcepibile“, riporta l’On. Sebastiano Barbanti. L’Intergruppo Parlamentare sulla sigaretta elettronica – composto da diversi rappresentanti del Parlamento che hanno intercettato le necessità di un settore che negli ultimi anni è oggetto di una politica fiscale controversa – ha sottolineato come, per il secondo anno di seguito, si siano registrate mancate entrate a causa di una imposta iniqua, in quanto strutturata in modo tale da provocare un +150% sui prezzi dei prodotti Made in Italy, il che ha provocato una forte richiesta di prodotti esteri. Se a tutto ciò si aggiunge una totale assenza di controlli fiscali alle frontiere, si capisce come le aziende italiane rispettose della legge si siano trovate in un paradosso tutto italiano: vedersi superare da competitor esteri liberi di vendere a costi più bassi.
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I liquidi da inalazione per e-cig, stando alle attuali previsioni assestate, raccontano di soli 5 milioni di entrate nelle casse dello stato, a fronte degli 85 previsti – conferma l’Onorevole Filippo Busin, anch’esso membro dell’Intergruppo – se calcoliamo inoltre che questo è il secondo anno in cui questa situazione si ripete, possiamo definire fallimentare questa imposta. La conseguenza sono mancate entrate per quasi duecento milioni”. Nonostante il dibattito sulle potenzialità delle sigarette elettroniche nella lotta al tabagismo, il sistema tributario italiano persiste sulla strada dell’inefficienza: come nel 2015, anche nel 2016 il gettito fiscale proveniente dalle e-cigs sarà di 5 milioni di euro, a fronte degli 85 milioni messi in previsione per ogni anno fino al 2018.
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“Appare chiaro che alla base di tale evidenza vi è la totale mancanza di controlli fiscali e sanitari per i liquidi che entrano in Italia dall’estero – ha aggiunto l’Onorevole Ignazio Abrignani – che sommati al comportamento elusivo dei consumatori che comprano separatamente gli ingredienti per poi miscelarli con la tecnica del ‘fai da te’, oltre a creare un buco nel bilancio atteso, apre spazi preoccupanti riguardo la salute dei consumatori. Non essendo possibile risalire alla provenienza dei liquidi da inalazione”. L’obiettivo, fatto proprio dall’Intergruppo Parlamentare, è quello di evidenziare l’inefficienza concettuale di una tassa che non funziona e che incentiva l’acquisto di prodotti potenzialmente non sicuri. “Ricordiamo al governo la necessità di trovare una soluzione al problema della tassazione dei prodotti da inalazione. Rimanendo a disposizione per un incontro immediato atto ad approfondire una tematica che riguarda sempre più consumatori ed imprenditori, che necessitano di vedere tutelato il proprio comparto da un sistema di imposte più efficace e trasparente dell’attuale”, si legge al termine del comunicato diramato dall’Intergruppo Parlamentare.