E-cig, cosa svapiamo? Le smoking machine lo spiegano bene: (quasi) nulla

Un nuovo studio pubblicato su Regulatory Toxicology and Pharmacology spiega la composizione chimica del vapore emesso dalle sigarette elettronich, e compara i risultati a quanto emesso dalle sigarette tradizionali. Gli autori, i dottori Rana Tayyarah e Gerald A. Long, lavorano per la Lorillard Tobacco Co. (società in corso di acquisizione da parte di Reynolds, controllata al 42% da BAT), il che di solito impedirebbe loro anche solo presentare i loro dati a moltre riviste e conferenze, qualunque sia la rigorosità e validità delle tecniche di sperimentazione usate e quali siano sia i risultati. Un problema che l’American Council on Science and Health (ACSH) – organizzazione non profit fondata nel 1978 focalizzata sui temi salute e ambiente, con nel proprio board 350 medici, scienziati ed esperti di policy – ha deciso di non porsi, puntando solo a valutare la scientificità della ricerca.
Per compiere le analisi su vapore da e-cig, gli autori hanno usato delle smoking-machine standard. Nel vapore hanno trovato: nicotina, glico-propilene, glicerina, acqua e aromi. La nicotina nel vapore è risultata essere l’85% inferiore a quella presente nel fumo di sigarette. Sigarette che invece hanno emesso nell’analisi sostanze pericolose 1.500 volte più dannose di quelle delle e-cig.
In breve:
- le “sostanze pericolose” emesse dalle e-cig erano uguali all’aria della stanza;
- nessuna delle sostanze pericolose rilevate nel fumo di sigaretta era presente nel vapore delle e-cig;
- questi risultati supportano le tesi di coloro che affermano la sicurezza relativa (“minor esposizione a sostanze tossiche”) delle sigarette elettroniche, sia per gli svapatori che coloro che ricevono lo “svapo passivo”.
Il dottor Gil Ross dell’ACSH ha commentato così lo studio:
“Non ho molto da aggiungere allo sommario dello studio. Da un qualcosa esce solo ciò che è stato messo dento, e le sigarette elettroniche hanno solo poche sostanze chimiche, e quindi c’è poco da aspirare. Sono certo che questo studio non cambierà la testa di alcuni esponenti della propaganda anti sigarette elettroniche, specie perché gli autori lavorano per Big Tobacco. A mio parere questo inoltre, conferma ciò che già altri hanno messo in evidenza in mote ricerche”