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Europa, le strade del vaping

E mentre in Italia il vaping è ancora soffocato da una regolamentazione eccessivamente severa e da un certo scetticismo da parte del pubblico, in Europa viaggia con il vento in poppa.

Non solo nel Regno Unito, da sempre schierato in prima linea nel dibattito pro-sigaretta elettronica, ma anche in paesi come la Spagna, la popolarità del vaping sta crescendo e le e-cig sono considerate a pieno titolo il migliore strumento per smettere di fumare.

 Se “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, bisogna riconoscere che per l’Inghilterra, con l’avvicinarsi della Brexit, le possibilità di intervenire sul vaping a livello normativo stanno diventando una realtà concreta. Infatti, una volta uscito dall’Unione Europea, il Regno Unito non sarà più soggetto alla TPD e, di conseguenza, potrà mettere in pratica la politica antifumo anche attraverso la piena promozione delle sigarette elettroniche. Proprio a fine luglio, la commissione di parlamentari pro e-cig si è riunita per incontrare Sarah Jake presidente di New Nicotine Alliance, Lynne Dawkins dottoressa della London South Bank University, Daniel Pryoor dell’Adam Smith Insititute, Damien Bove di Adact Medical e alcuni rappresentanti di aziende produttrici, e discutere le limitazioni che la Direttiva Europea impone al vaping per evitare che incidano negativamente sul mercato, scoraggiando vapers e fumatori. Già esposte, tra l’altro, lo scorso febbraio all’audizione Science and Technology Select Committee.
La commissione ha individuato molteplici punti su cui intervenire tempestivamente, dall’abolizione delle limitazioni relative ai liquidi, quantitativi (capacità di serbatoio e di confezioni) e percentuali di nicotina, alle avvertenze sulle confezioni che equiparano prodotti con e senza nicotina agli altri prodotti del tabacco ed impediscono ai produttori di divulgare il corretto messaggio. Del resto, se anche il Public Health of England ha ribadito che le sigarette elettroniche sono al 95% meno dannose di quelle tradizionali, si capisce come la necessità di una “deregulation” soprattutto in ambito pubblicitario trovi tutti d’accordo.

Leggi anche: Lotta contro il fumo? Prevenzione, non proibizione.

 In Spagna, paese in cui la TPD è la norma, il fenomeno è partito “dal basso” andando a raggiungere una considerevole crescita del consenso di pubblico, tanto che oggi la maggior parte della popolazione percepisce la sigaretta elettronica come uno strumento per smettere di fumare e il 96,3 per cento dei vaper l’ha adottata proprio per questo. Del resto, i risultati del più grande sondaggio sul vaping mai realizzato nella penisola Iberica parlano chiaro e hanno superato le aspettative. Condotta dalla Upev, Unión de Promotores y Empresarios del Vapeo, associazione di settore, per conto dell’azienda Sigma Dos, la ricerca non si è limitata ad analizzare esclusivamente i benefici della sigaretta elettronica sulla salute – come l’ aumento della capacità polmonare e il miglioramento delle prestazioni sportive degli intervistati (uno su due), oppure la scomparsa di sintomi come tosse (un intervistato su tre) –  ma ha affrontato anche tutte le questioni indirettamente legate al vaping, dalla scomparsa di cattivi odori, all’assenza del fumo passivo. Chiaramente, alla luce di queste considerazioni, è inevitabile auspicare che anche le autorità sanitarie spagnole inizino a collaborare con le associazioni di settore per promuovere le sigarette elettroniche intese come strumento di riduzione del rischio.

Ludovica Palmieri

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