Lettera43 | Le aziende del tabacco provano a cavalcare il business del fumo elettronico
Il boom delle sigarette artificiali minaccia le bionde
Le sigarette elettroniche sono entrate nel mercato creando un vero e proprio tsunami. Da una parte le critiche e gli allarmi per la salute. Dall’altra un business tutto nuovo con il proliferare di nuove aziende che, giorno dopo giorno, nascono quasi come funghi e tassi di sviluppo del 100%.
ALMENO 200 I MARCHI ESISTENTI. Di rivendite per chi vuole trovare un metodo “blando” per staccarsi dal tabacco, ne sono sorte tantissime solo nell’ultimo anno. Già nel mondo risultano almeno 200 marchi diversi (i brevetti principali sono tutti cinesi) e la banca Citigroup elenca la sigaretta a vapore fra le 10 tecnologie di rottura, destinate, come la stampa a 3D, a rivoluzionare l’immediato futuro.
L’E-CIG E L’1% DEL MERCATO USA. Secondo alcune stime, come ha riportato Repubblica, la sigaretta elettronica ha già occupato l’1% del mercato Usa, dove il giro d’affari delle sigarette è di 100 miliardi di dollari, anche se le ditte più grosse, per ora, non arrivano ad un fatturato oltre i 30 milioni.
UN BUSINESS DA 14 MLD DI DOLLARI. A livello mondiale, secondo Economonitor, una società specializzata in ricerche di mercato, la sigaretta elettronica vale 14 miliardi di dollari, su un giro d’affari globale di 664 miliardi di dollari.
E questo comincia a porre un problema, per chi controlla il giro d’affari dei 650 miliardi di dollari che restano. Ossia le multinazionali del tabacco che ora si sentono messe alle strette e minacciate dal fumo “artificiale”.
Nel 2012 600 milioni di sigarette in meno negli Usa
Secondo la banca d’affari Morgan Stanley, l’anno scorso gli americani hanno rinunciato a comprare e fumare 600 milioni di sigarette, scegliendo, al loro posto, la sigaretta elettronica. E, su questa scia, quest’anno potrebbero sparire dal mercato Usa 1,5 miliardi di sigarette tradizionali.
LE STIME DA QUI A 10 ANNI. A far tremare Big Tabacco è stata anche la valutazione dell’ennesima grande banca, Wells Fargo, secondo cui entro 10 anni il consumo di sigarette elettroniche supererà quello di sigarette tradizionali. La prima ad averlo capito era stata Altria (il colosso internazionale che detiene brand come Philip Morris e Marlboro) che aveva annunciato un progetto di sigaretta elettronica per il 2016.
Forse troppo tardi, visto il mercarto che corre. E per questo in molti hanno iniziato a rimboccarsi le maniche prima.
ACQUISIZIONI STRATEGICHE IN CORSO. La società americana di tabacco Lorillard, non ha perso tempo e ha messo subito piede nel settore. Con un’acquisizione strategica della “concorrenza”, comprando cioè per 135 milioni di dollari, Blu ecigs, una delle start-up più grosse. Poi è arrivata British American Tobacco (Lucky Strike, ma anche i nostri sigari toscani) che ha acquisito un’azienda inglese Cn Creative.
LA SIGARETTA ELETTRONICA DI REYNOLDS. Imperial Tobacco (Gauloises) ha preso invece una quota in un’altra azienda, mentre Japan Tobacco ha stretto i primi accordi commerciali.
Addirittura la R. J. Reynolds (che produce le sigarette Camel e Winston) si prepara a lanciare una sua e-sigaretta, Vuse, prodotta in Virginia (anche se il brevetto resta cinese).
Insomma le sigarette elettoniche, che prima sembravano solo un innocuo disturbo, ora si sono rivelate pericolose minacce che devono essere tenute a bada. E anzi, cavalcate.
IL 40% FATTURATO IN FUMO ELETTRONICO. Tanto da spingere il numero uno della British American Tobacco a ipotizzare che, fra 20 anni, il 40% del fatturato del colosso verrà proprio dalla sigaretta elettronica.
Fonte: Lettera43.it