Il Ministero dell'Economia pubblica il progetto di aumento dell'accisa sugli e-liquid, con rincari per i vapori
12 ottobre 2026
Il Ministero dell'Economia italiano ha avanzato una controversa proposta di modifica delle accise che potrebbe far aumentare i prezzi sia per gli e-liquid con nicotina che per quelli senza nicotina. Il progetto, parte della Legge di Bilancio 2026, prevede un graduale incremento delle imposte di consumo per tutte le forme di sigarette elettroniche ed e-liquid.
L'Italia è stata tra i primi paesi a tassare gli e-liquid e i vaporizzatori già nel 2014, molto prima di molte altre grandi economie. Il sistema fiscale italiano ha sempre distinto tra liquidi contenenti nicotina e privi di nicotina, con aliquote differenziate per millilitro. Nel 2025 sono state stabilite due fasce fiscali: 0,146966 euro per ogni millilitro di e-liquid con nicotina e 0,101039 euro per millilitro per i liquidi e aromi privi di nicotina.
Con il bilancio proposto per il 2026, entrambe queste aliquote subirebbero aumenti significativi. Per gli e-liquid con nicotina, l'imposta salirebbe del 25% a 0,184958 euro per millilitro, mentre per le varietà senza nicotina l'aumento sarebbe del 28% a 0,13 euro per millilitro. Ulteriori incrementi sono previsti per il 2027 e il 2028, fino a raggiungere 0,194403 euro per millilitro per la nicotina e 0,136770 euro per i prodotti nicotina-free. Complessivamente, questi aumenti proporzionali aggiungerebbero circa il 75% alle tasse sugli e-liquid nell'arco di tre anni.
Analisti al dettaglio e all'ingrosso avvertono che questo carico fiscale imminente potrebbe far lievitare i prezzi al consumo per gli italiani. Una bottiglietta da 10ml potrebbe comportare 2 euro in più di tasse, con un costo aggiuntivo di 0,20 euro per millilitro per il consumatore medio - un rincaro significativo per un prodotto spesso acquistato all'ingrosso. La SAGe, il sindacato nazionale dei tabaccai, afferma che alcuni liquidi per vaporizzatori potrebbero uscire completamente dal mercato consumer entro il 2028.
Gli aumenti arrivano in un momento cruciale
Gli incrementi delle accise giungono in un momento chiave per la tassazione di nicotina e tabacco nell'UE. Un rapporto del Parlamento europeo del 2026 mostra che quasi la metà degli Stati membri tassa ora i prodotti nicotinici non combustibili. L'approccio italiano si inserisce in una tendenza crescente di aumenti fiscali in tutta l'UE in risposta alla diffusa adozione delle e-cig durante e dopo la pandemia.
Il coinvolgimento dell'Italia nel dibattito europeo sulla tassazione della nicotina mette i negozi di vaping italiani in una posizione incerta: se una tassa nazionale entrerà in vigore e l'UE implementerà successivamente ulteriori prelievi, i negozi locali potrebbero affrontare aliquote punitive. Nella primavera del 2026 un sondaggio del settore prevedeva che le onerose tasse sulla nicotina spingerebbero le attività italiane specializzate in vaporizzatori a richiedere licenze per tabacchi - il che sottoporrebbe le alternative alla nicotina italiane a imposte sui produttori e maggiorazioni all'ingrosso fino al 90%. Già nel 2025 una legge finanziaria italiana aveva vietato la vendita online e la consegna di e-liquid con nicotina, complicando le catene di approvvigionamento dei grandi rivenditori.
Anche se le misure fiscali italiane si allineano al dibattito europeo più ampio, rendono anche il paese un inequivocabile caso particolare. Le tasse italiane sulla nicotina, anche dopo gli aumenti scaglionati, resteranno le seconde più alte in UE. Danimarca e Croazia continueranno a imporre aliquote più elevate, ma le loro tasse aggiuntive non derivano da una tassazione per millilitro, né prevedono aliquote proporzionali che possano crescere come quelle italiane.
La proposta fiscale del Ministero può essere sintetizzata in alcune previsioni:
Tutti i prodotti italiani a base di nicotina senza eccezioni saranno soggetti a tasse aggiuntive per millilitro, secondo la Legge di Bilancio 2026 e le pubblicazioni su Ecigator e Il Sole 24 Ore. Queste imposte per millilitro imporrebbero costi fiscali devastanti per i consumatori, secondo i sondaggi dei rivenditori locali.
Gli aumenti delle accise sembrano destinati a concretizzarsi, dato che l'inclusione dell'Italia nei dibattiti europei sulla tassazione della nicotina mostra come le riforme si inseriscano in una spinta economica più ampia. Ma se l'UE imponesse poi ulteriori tasse, i giocatori italiani del mercato della nicotina sarebbero "doppiamente tassati", come prevede il sondaggio del settore: le normative UE li gravano con imposte sulla produzione e sulla "consegna", mentre le tasse italiane sui prodotti uniformerebbero IVA, throughput e prezzi al dettaglio finali.