L'Italia avanza con gli aumenti delle tasse sul tabacco, il settore dello svapo si prepara all'impatto
05 novembre 2026
La legge di bilancio 2024 italiana, approvata dal governo e ora in esame parlamentare, propone cambiamenti significativi alla tassazione dei prodotti del tabacco, comprese le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. Le disposizioni più controverse anticipherebbero al 1° luglio 2024 gli aumenti programmati delle accise sui liquidi per sigarette elettroniche e sui prodotti a tabacco riscaldato (HTP), sollevando preoccupazioni su costi più elevati, regole più stringenti e una distribuzione più complessa per il settore dello svapo.
Secondo il calendario fiscale attuale stabilito dalla Legge di Bilancio 2023, il coefficiente dell'imposta di consumo per i liquidi contenenti nicotina in Italia doveva salire dal 20% nel 2024 al 22% nel 2025. Anche i liquidi senza nicotina e gli aromi erano soggetti a un aumento simile, dal 15% al 17%, a partire sempre dal 2025. La proposta prevede che questi aumenti entrino in vigore con sei mesi di anticipo, il 1° luglio 2024, come indicato nella documentazione di bilancio italiana e nella stampa.
Ciò significa che, se approvata nella forma attuale, la legge creerebbe due cambiamenti fiscali per i liquidi nel 2024: uno a gennaio 2024 (secondo il calendario esistente) e un ulteriore adeguamento a luglio 2024 quando i coefficienti saliranno nuovamente, rendendo difficile la pianificazione per rivenditori e distributori. La documentazione governativa e la stampa affermano che l'anticipo di questi aumenti delle accise sul tabacco, originariamente previsti per il 2025, dovrebbe generare 112 milioni di euro di entrate aggiuntive nel 2024 per l'erario italiano.
La proposta anticipa anche il calendario per gli aumenti delle accise sulle sigarette tradizionali e altri prodotti del tabacco. Ciò comporterebbe due aumenti dei prezzi al dettaglio nel 2024, stimati in media a 0,25€ a pacchetto a gennaio e ulteriori 0,15€ a pacchetto a luglio, per un aumento totale di 0,40€ a pacchetto. Per contestualizzare, già nel 2023 l'Italia si colloca tra i primi cinque paesi UE per accise sul tabacco per sigaretta, secondo uno studio del 2023 del Parlamento europeo.
Nel settore dello svapo, i cambiamenti proposti sui liquidi riflettono la continua volontà del governo italiano di equipararli sempre più ai prodotti del tabacco. Il governo prevede che gli aumenti anticipati delle accise per i liquidi contenenti nicotina genereranno 9,45 milioni di euro di entrate aggiuntive nel corso del 2024, con una proiezione di 18,9 milioni per l'intero anno. I critici sostengono che queste previsioni di entrate presumano probabilmente un passaggio duraturo degli ex-utenti di HTP a dispositivi di fascia alta che consumano più liquidi. Ma gli aggressivi aumenti di prezzo pubblicati online dai venditori potrebbero spingere alcuni svapatori a tornare al fumo.
Il governo italiano, che non ha risposto alla richiesta di commento di TTR, sembra considerare pienamente equi gli aumenti delle accise su liquidi e tabacco riscaldato. Un commento della Federazione italiana dei produttori di prodotti del tabacco ha riconosciuto la crescente pressione fiscale sul settore, ma non si è opposto ai proposti aumenti delle accise. Tuttavia, come riportato da Avvenire, la federazione ha chiesto che i prossimi due aumenti previsti per il 2028 siano affrontati in una nuova Legge per la Tutela del Tabacco, che dovrebbe considerare i potenziali esiti sanitari e gli impatti su determinati linee di attività commerciali.
A lungo termine, la documentazione governativa conferma che gli aumenti delle accise fanno parte di un percorso triennale di crescita della tassazione su tabacco e nicotina, compresi i liquidi. Questi si sommano al divieto delle batterie per i dispositivi non ricaricabili e alla conformità al TPD2 che ha già ridotto e limitato i guadagni italiani per liquido, mentre i costi normativi e fiscali hanno messo fuori mercato un'importante fetta indipendente del settore.
Dal 2020, lo svapo in Italia è equiparato al tabacco, sottoponendo i liquidi a una tassa legata al prezzo ufficiale equivalente di un pacchetto di sigarette. Mentre l'industria calcola i propri ricavi dalle accise equivalenti a quelle delle sigarette, i funzionari governativi guardano a un'aliquota analoga a quella applicata al tabacco. Tra i cambiamenti più irritanti per il mercato dei liquidi c'è il raddoppio dell'IVA specifica per lo svapo dal 10% al 22% nel 2023.
A fine ottobre, le misure di bilancio erano ancora in discussione in Parlamento. Il calendario della legge di bilancio 2024 significa che i proposti cambiamenti delle accise, se approvati integralmente, entrerebbero in vigore durante il picco estivo dello svapo.
"I prodotti heat-not-burn e lo svapo sentiranno ovviamente il peso dei nuovi balzelli. Anche la vendita e la fornitura di aromi saranno duramente colpite", ha dichiarato a TTR una fonte del settore, chiedendo l'anonimato per discutere privatamente della legislazione. "Compatisco quei brand che scommettevano sulla coerenza del governo e hanno accumulato scorte di liquidi sufficienti per il 2024-2026. Molti cercheranno ora di riformulare i prodotti usando materie prime domestiche se possibile, o almeno di anticipare le spedizioni per contrastare il peggioramento della redditività. Per molti marchi potrebbe valere la pena provare anche il carrello degli insapori, solo per l'effetto sulle tasse."
Persino i più accaniti sostenitori del "goto-fail" non si sono fatti sentire in modo uniforme. Una rapida ricerca online mostra solo un brand di svapo, sponsorizzato da aziende della filiera, che avverte: "[i]l prezzo in negozio potrebbe aumentare fino a 2,50€ durante l'estate". In realtà, i singoli negozi potrebbero avere aumenti più modesti grazie a giochi di distribuzione. Ma i dilemmi dei gestori sono chiari: a differenza di Cipro, l'Italia ha vietato i TTNI e i prezzi online sono già in caduta libera.
Non è chiaro come il governo italiano abbia calcolato i 112,19 milioni di euro annui aggiuntivi di entrate previste da questa controversa misura di bilancio su piccola scala. Un indizio arriva dall'articolo del 28 ottobre di Avvenire, che suggerisce che il governo abbia basato il calcolo su un maggior numero di consumatori che acquistano online da altri paesi UE, dove i prodotti a base di nicotina compreso il tabacco riscaldato rimangono legali.
"Dietro queste nuove tasse non credo ci sia alcun precedente: è molto probabile che, visto il fallimento sostanziale della campagna contro le vendite online di tabacco riscaldato e liquidi, lo stato stimi che una quota significativa di consumatori cercherà prodotti in altri paesi UE, che non hanno divieti alle vendite online", ha spiegato Arianna Petix, esperta finanziaria nel consiglio dell'Associazione Nazionale Rivenditori Tabacchi.