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Normativa

Dove non puoi usare una sigaretta elettronica in Italia: cosa vieta davvero la legge nazionale

Cartello di divieto di fumo su una parete
Foto: Ciara Ní Riain · Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Lo Stato italiano non pubblica un unico elenco ordinato dei luoghi in cui è vietato svapare e lascia tutto così. Invece, estende il divieto di fumo al chiuso già esistente alle sigarette elettroniche — e poi lascia abbastanza lacune che la risposta reale in alcuni contesti dipende da chi gestisce l'edificio. Se svapi in Italia, devi sapere cosa copre il quadro nazionale e dove è il gestore o una norma locale a colmare il silenzio.

La spina dorsale legale: articolo 51 e l'estensione del 2013

Il punto di partenza è l'articolo 51 della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, che ha introdotto in Italia il divieto di fumo al chiuso. La legge vietava di fumare nei luoghi pubblici chiusi e nei luoghi di lavoro chiusi, con due esenzioni esplicite: le abitazioni private non aperte al pubblico e le stanze per fumatori appositamente costruite secondo uno standard tecnico rigoroso stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003. Per un decennio, è stata una questione di sigarette e sigari.

La legge n. 128 dell'8 novembre 2013 ha cambiato le cose estendendo il divieto alle sigarette elettroniche. Non è stata inventata una nuova categoria di luoghi; il legislatore ha semplicemente preso il quadro esistente per i luoghi senza fumo e ha stabilito che si applica anche allo svapo. L'OMS Europa classifica il conseguente divieto nazionale sulle ENDS nei luoghi pubblici chiusi, nei luoghi di lavoro e nei trasporti pubblici come parziale — una parola da ricordare ogni volta che qualcuno ti dice che l'Italia ha "vietato lo svapo al chiuso". Il quadro è ampio ma non ovunque.

Scuole e strutture educative

L'articolo 51 include gli istituti scolastici e di formazione. Questo è chiaro dal profilo dell'OMS sull'Italia e dal testo della legge. La complicazione arriva quando ci si chiede quali parti di un sito scolastico sono coperte.

Il profilo dell'OMS segnala che l'Italia non ha una legge completa per strutture educative senza fumo, tranne le università — e neppure una legge completa per le università senza fumo. Leggilo due volte. La norma nazionale copre gli spazi chiusi di un edificio scolastico, ma se il divieto si estenda ai cortili, ai cortili scolastici o ai campi sportivi non è qualcosa che le fonti accessibili confermano. Un dirigente scolastico o un'autorità sanitaria locale può imporre queste restrizioni, ma non sono specificate nella legge del 2003 o nell'emendamento del 2013. Le strutture governative cadono nello stesso territorio ambiguo: il profilo dell'OMS dice che non c'è una legge completa per loro senza fumo. Il risultato pratico è che svapare dentro un corridoio o una classe è chiaramente vietato, mentre svapare nel cortile probabilmente dipende da chi lo chiedi — e un dirigente scolastico infastidito può risolvere la questione più velocemente di qualsiasi testo legale.

Strutture sanitarie

Gli ospedali sono coperti. I laboratori di ricerca scientifica sono coperti. Le fonti sono inequivocabili su queste due categorie, entrambe elencate nell'articolo 51. Quello che le fonti non confermano è se ogni tipo di struttura sanitaria — pensa a ambulatori, studi medici, centri di riabilitazione — sia trattato allo stesso modo sotto una specifica norma per le sigarette elettroniche separata dal divieto generale di fumo. L'ipotesi sensata è che qualsiasi spazio clinico chiuso rientri nel divieto, perché la legge del 2013 si appoggia al quadro del 2003 e il quadro del 2003 si applica agli ospedali. Ma i documenti accessibili non offrono un decreto supplementare che dica "e anche svapare in ogni struttura sanitaria, punto".

Trasporti pubblici

I trasporti pubblici chiusi rientrano nella definizione dell'articolo 51, e Tobacco Control Laws conferma che treni e autobus sono interpretati come inclusi. Qui fa il lavoro la logica del luogo chiuso. Una carrozza ferroviaria è un luogo pubblico chiuso. Un autobus è un luogo pubblico chiuso. L'architettura legale non ha bisogno di nominarli individualmente.

Quello che le fonti non chiariscono è se gli operatori dei trasporti si basino solo sul quadro nazionale o aggiungano le proprie condizioni specifiche per lo svapo applicabili per contratto — il tipo a cui accetti salendo a bordo. Trenitalia e le aziende di trasporto locali sono note per esporre cartelli per il divieto di fumo che includono le sigarette elettroniche, ma se quei cartelli riflettono una regola distinta dell'operatore piuttosto che solo ribadire la legge è qualcosa che il brief non riesce a chiarire. In ogni caso, accendere una sigaretta elettronica su un treno regionale è chiedere una multa e un confronto con il capotreno.

Luoghi di lavoro

I luoghi di lavoro chiusi sono coperti. Il datore di lavoro non può escluderli. La legge del 2003 e l'emendamento del 2013 insieme significano che un piano d'ufficio, un reparto di fabbrica, un bancone di negozio — se è chiuso e ci lavorano persone, svapare è vietato a meno che i locali non contengano una stanza per fumatori conforme.

Quelle stanze non sono una scappatoia. Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003 stabilisce standard di ventilazione e separazione che sono veramente costosi da rispettare, e la maggior parte dei luoghi di lavoro italiani non si preoccupa. Un piccolo ufficio che ha convertito la vecchia stanzetta fumatori senza un sistema completo di aspirazione e tenuta non è conforme. La stanza esiste sulla carta o soddisfa lo standard; in pratica, queste due cose raramente coincidono.

I luoghi di lavoro governativi aggiungono un livello di ambiguità. Il profilo dell'OMS è esplicito nel dire che l'Italia manca di una legge completa per strutture governative senza fumo. Un ufficio comunale chiuso è ancora un luogo di lavoro chiuso, quindi il quadro nazionale si applica. Se manchi qualcos'altro — aree all'aperto, spazi semichiusi — è qui che la classificazione "parziale" morde.

Multe e controlli: cosa confermano davvero le fonti

Il brief rivela una struttura di sanzioni verificata, e non è per svapare nel posto sbagliato. Un estratto di una sentenza Eur-Lex registra sanzioni per la vendita o la fornitura di prodotti del tabacco o sigarette elettroniche a minori di 18 anni. È un reato legato alla vendita, non all'uso.

La multa generale per l'uso di una sigaretta elettronica dove l'articolo 51 lo vieta non è confermata dalle fonti disponibili. La legge del 2003 presumibilmente prevede una sanzione pecuniaria per violazioni legate al fumo, e l'estensione del 2013 presumibilmente include lo svapo nello stesso apparato di controllo — ma indicare un importo specifico in euro qui significherebbe fare supposizioni. Molte notizie italiane citano cifre; i testi legali primari nel brief non lo fanno.

Quello che il brief rende chiaro è che le regole nazionali italiane vietano lo svapo nelle scuole chiuse, negli ospedali, nei laboratori, nei trasporti pubblici chiusi e nei luoghi di lavoro chiusi, lasciando gli spazi all'aperto e semichiusi in gran parte al gestore o al comune. L'etichetta "parziale" dell'OMS non è una critica. È una descrizione fattuale di un quadro che arriva lontano ma non ovunque — e i luoghi che non raggiunge sono quelli in cui uno svapatore ha più probabilità di sbagliare i conti.