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“Il tabacco ti toglie il respiro”: l’Italia del NO TOBACCO DAY 2019

Anche quest’anno, il 31 maggio, l’Italia ha aderito al NO TOBACCO DAY, con il XXI Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, dal titolo: “Tabacco e salute Polmonare”.

Report ISS

Nella prima parte del convegno è stato presentato un quadro dell’attuale situazione italiana. La dottoressa Roberta Pacifici, dal 2011 direttore dell’OssFAD, – Reparto Farmacodipendenza, Tossicodipendenza e Doping e dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, ha presentato il report annuale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Nel 2019, in Italia, è stato registrato un maggior numero di non fumatori (65,9%), piuttosto che di fumatori (22%), mentre bassa è la percentuale degli ex fumatori (12,1%). E se le vendite di sigarette confezionate sono calate rispetto al tabacco trinciato, bisogna dire che ancora il 21,2% dei fumatori consuma più di un pacchetto al giorno.

In questo contesto, in cui l’incidenza del  tumore al polmone è in crescita, soprattutto tra le donne, il rapporto ISS ha evidenziato che l’1,7% della popolazione ha scelto la sigaretta elettronica e l’1,6% i prodotti a tabacco riscaldato.

In Italia i vapers abituali, sono circa 900.00, l’80% dei quali sono utenti duali, ovvero alternano sigarette tradizionali alle elettroniche. Inoltre, il 72,3% degli svapatori sceglie liquidi contenenti nicotina, mentre solo il 23,2% consuma liquidi privi di tale sostanza. Per quanto riguarda gli acquisti il 73,3% dei vapers si rivolge agli esperti dei negozi specializzati, il 39,7% compra nei tabaccai e solo il 3,1% dei consumatori acquista online.

I consumatori di prodotti heat not burn, invece, sono circa 600.000 e corrispondono all’1,1% della popolazione. Rispetto alle e-cig i prodotti a tabacco riscaldato godono di una maggiore visibilità e diffusione. Per questo non solo sono conosciuti dal 67% della popolazione, ma sono anche ritenuti meno dannosi dal 20% delle persone intervistate e dal 25% dei fumatori. Tuttavia, il 6,4% dei fumatori è in attesa di certificazioni che attestino l’effettiva riduzione del danno prima di rinunciare alle classiche bionde.

Le E-cig e le sigarette con tabacco riscaldato, gli esperti a confronto”

Durante la sessione: “Le E-cig e le sigarette con tabacco riscaldato, gli esperti a confronto”, diversi esperti si sono pronunciati sui prodotti alternativi al tabacco.

Harari, Veronesi e Faggiano, oltre a soffermarsi sull’importanza della prevenzione delle  malattie polmonari; hanno sottolineato l’efficacia delle campagne antifumo in UK e Francia, che hanno contribuito a diffondere l’uso dei dispositivi a rischio ridotto.

Fabio Beatrice, dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dando per assodata la minor pericolosità delle sigarette elettroniche, ha specificato che anche se non è ancora possibile equiparare la riduzione del rischio a quella del danno, i centri antifumo dovrebbero consigliare tali prodotti ai pazienti in difficoltà. Mentre Zagà, della Società italiana di Tabaccologia, pur sostenendo la minor tossicità di e-cig e HTP, ha precisato che potranno essere adottati dalla Sanità Pubblica quando saranno chiari i risultati delle ricerche scientifiche.

Tuttavia, non tutti gli studiosi si sono detti a favore della sigaretta elettronica. Per esempio, Gorini dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica di Firenze, ha fatto notare che per l’alto contenuto di formaldeide le e-cig dovrebbero essere vietate negli spazi chiusi e che, rispetto alle sigarette tradizionali, l’uso delle elettroniche determina solo una riduzione del cadmio e non delle altre componenti tossicologiche.

Secondo Silvano Gallus, dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, data la mancanza di risultati sugli effetti nel lungo periodo delle sigarette elettroniche, che saranno disponibili solo nell’arco dei prossimi venti anni, è troppo presto per considerare il passaggio dal fumo tradizionale a quello elettronico un risultato di successo. Mentre, per quanto concerne i prodotti a tabacco risultato, Gallus è stato intransigente. Se negli Stati Uniti l’FDA, ha vietato il claim che ne indicava la minor pericolosità, è perché gli effetti sulla salute sono totalmente equiparabili a quelli delle sigarette tradizionali, per questo sarebbe opportuno anche in Italia rivedere i benefici fiscali di cui godono rispetto ai prodotti tradizionali del tabacco.

Luisa Mastrobattista dell’ISS, riportando l’esperienza del telefono verde ha indicato la necessità di corredare le confezioni dei prodotti a rischio ridotto, delle stesse avvertenze presenti sui pacchetti di sigarette normali. Infatti la maggior parte delle domande riguardano la sicurezza dei dispositivi e la loro eventuale pericolosità per la salute.

In conclusione, la dottoressa Pacifici, ha ribadito che la ricerca scientifica deve essere sempre indipendente e autonoma, perché gli obiettivi della sanità non coincidono con quelli dell’industria. Inoltre, data l’aumentata sensibilità nei confronti delle sigarette elettroniche, come strumento per smettere di fumare, l’anno prossimo forse bisognerebbe parlare di Giornata Mondiale senza Nicotina, più che di No Tobacco Day.

Ludovica Palmieri

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