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Vaping, spesso dietro al successo si nasconde una strada in salita

Dietro molte importanti innovazioni spesso c’è una strada in salita, dunque è comprensibile che il vaping, anche in paesi in cui è accettato, come il Regno Unito che vanta un numero di vapers più alto di quello dell’intera Europa ed il sostegno delle autorità, ancora generi perplessità tra coloro che, per diverse ragioni, non vogliono riconoscere quanto ormai è anche uno statement del Public England Health: le e-cig sono al 95% meno dannose dei tradizionali prodotti del tabacco.

Premesso che l’accettazione del vaping non significa fine degli studi e delle ricerche, è da tener presente che l’ostracismo nei confronti della sigaretta elettronica, impedisce l’applicazione di quel “principio di precauzione” che in passato, anche nella stessa Inghilterra, ha determinato un netto miglioramento della salute pubblica.

Eppure nonostante queste evidenze, oggi i numeri sono tutt’altro che positivi. Il 25% degli adulti (fumatori e non) continua a credere che il vaping sia, se non più dannoso, almeno pericoloso quanto le sigarette tradizionali, percentuale triplicata dal 2013 quando solo il 7% della popolazione adulta era male informata a riguardo. Ed il punto non è tanto chi diffonde queste false dicerie sulle sigarette elettroniche, che, purtroppo, spesso derivano da studi condotti “volutamente (?)” in modo superficiale, esasperando le normali condizioni di utilizzo dei prodotti, quanto piuttosto il fatto che le aziende di vaping non hanno la possibilità di informare i consumatori riguardo la minor pericolosità dei dispositivi.
Leggi anche: Lotta contro il fumo? Prevenzione, non proibizione.
In quanto prodotti contenenti nicotina, infatti, nel 2014 le sigarette elettroniche sono state incluse nella Direttiva Europea sui Prodotti del Tabacco la (TPD), entrata in vigore nel 2017 e, sebbene sia condivisibile riservare a questi prodotti un trattamento particolare è anche vero che un eccesso di regolamentazione può andare contro il consumatore. Perché se da una parte la TPD ha regolamentato il mercato ed ha messo un freno all’illegalità, dall’altra ha determinato un aumento dei prezzi dei prodotti, anche quelli senza nicotina, che ha determinato l’implicita esclusione dal mondo del vaping le classi meno abbienti.

Cecilia Del Vecchio

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