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Lotta contro il fumo? Prevenzione, non proibizione.

Sophie Jarvis, Policy Advisor all’Adam Smith Institute e Programmes Director al The Entrepreneurs Network, è l’autrice di un’interessante disamina sulle politiche governative nei confronti delle sigaretta elettronica, pubblicata sul magazine Health Spectator. Partendo provocatoriamente dal parallelismo con l’educazione sessuale, la Jarvis ha notato come storicamente il proibizionismo o l’astinenza non abbiano mai sortito gli effetti sperati, determinando, al contrario, il più delle volte quanto si sarebbe voluto evitare.

Anche per quanto riguarda il tabagismo, le statistiche dimostrano che nei paesi in cui il vaping è vietate, come in Australia, il tasso dei fumatori diminuisce molto lentamente, tra il 2013 e il 2016 si è registrato solo un calo dello 0.6%; mentre nei paesi che hanno un approccio liberale ai prodotti alternativi, come il Regno Unito, si è registrato un crollo del tasso dei fumatori pari al 2.9%; infine, in quei paesi come il Giappone, in cui le e-cig sono bandite ma sono consentiti i dispositivi riscaldatori di tabacco, il numero di coloro che smettono di fumare non è alto come quello inglese, ma è comunque significativo. Anche negli Stati Uniti i numeri parlano chiaro e nelle aree in cui sono stati consentiti dispositivi alternativi molto potenti (addirittura vietati sul mercato inglese) a dispetto delle reazioni irragionevoli delle organizzazioni sanitarie, il tasso dei fumatori è crollato dell’ 1.6% in un unico anno (2016 – 2017).

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Se nell’educazione sessuale la prevenzione si è rivelata vincente, si pensi a informazione e contraccezione, prosegue la Jervis, anche nella lotta contro il fumo, è fondamentale prevenire, offrendo un’alternativa meno dannosa. Persino le avanguardiste politiche inglesi che hanno promosso la sigaretta elettronica come strumento per smettere o diminuire il fumo, avrebbero dei margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la pubblicità. Infatti anche in UK i produttori devono sottostare al divieto di pubblicizzare il vaping confrontandolo con le sigarette tradizionali, ad esempio, senza poter rivendicare che le e-cig sono al 95% meno dannose dei prodotti del tabacco. Purtroppo, nonostante i progressi della ricerca scientifica, ancora oggi, la conoscenza dei benefici del passaggio dal fumo al vapore è scarsa presso il grande pubblico e questo rappresenta un ostacolo determinante nella diffusione dei dispositivi alternativi. In altre parole, molti consumatori sono ancora diffidenti nei confronti del vaping e questo perché i produttori non possono lanciare adeguate campagne pubblicitarie.

In più, anche nell’ambito del fumo, il gentil sesso è la categoria maggiormente penalizzata dall’assenza di un’efficace informazione. Le percentuali dimostrano che, rispetto agli uomini, le donne sono restie a passare al fumo elettronico, quando, al contrario, per questioni di invecchiamento, circolazione e osteoporosi sarebbero le prime ad esserne avvantaggiate.

Ludovica Palmieri

4 thoughts on “Lotta contro il fumo? Prevenzione, non proibizione.

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