Esteri/Salute/Tabacco

Italia? Bocciata dallo European Policy Information Center in materia di e-cig

Anche quest’anno – purtroppo – l’Italia non brilla nella classifica europea Nanny State Index, stilata dallo European Policy Information Center (Epicenter), Think Tank indipendente, che traccia il profilo degli stati europei in base all’approccio proibizionista nei confronti di alcuni prodotti come alcolici, cibo, tabacco, bibite. Ma quest’anno l’Epicenter, con il sostegno di una serie di organizzazioni, tra cui l’Istituto Bruno Leoni per l’Italia, è andata ancora oltre e ha elaborato un report supplementare dedicato esclusivamente alle politiche relative ai prodotti nicotinici a rischio ridotto, come la sigaretta elettronica. Ed anche in questa classifica, il Bel Paese, senza smentire le aspettative, si colloca nelle retrovie, ovvero al ventunesimo posto sui trenta paesi Europei (compresi Norvegia e Svizzera), lontana, dunque, da realtà come quella inglese, francese o tedesca.

Leggi anche: Nanny State Index 2017, l’Italia in classifica.

Sicuramente il fisco ha avuto un ruolo decisivo nel determinare questo risultato disastroso, considerando l’ammontare di tasse che gravano sui prodotti da svapo e che l’Italia è stato il primo paese europeo, nel 2014, a imporre una tassa sui liquidi da inalazione, nata peraltro non tanto dall’esigenza di limitare l’uso della nicotina, quanto dalla necessità di incrementare le entrate fiscali, diminuite con il calo dei fumatori tradizionali. Ma se l’Italia è stata “bocciata” su questo e altri fronti, come il prezzo di liquidi e dispositivi, la stigmatizzazione dei vapers e i limiti posti all’informazione, è stata promossa su altri, come la possibilità di svapare nei luoghi pubblici.

Tuttavia, ad aggravare ulteriormente la situazione nostrana, con nuovi limiti in materia di pubblicità e prodotti, ha contribuito anche la nuova normativa entrata in vigore a Hennaio, che, di fatto, ha posto tutti i prodotti da svapo sotto l’egida dell’Aams. Per non parlare poi del fatto che queste politiche disincentivanti l’uso dei prodotti da svapo sono in totale contrasto con le più recenti posizioni della comunità scientifica internazionale, che sostiene a pieno il vaping sulla base delle evidenze scientifiche che dimostrano la loro minor nocività (ricordiamo come Public Health England l’abbia quantificata in circa il 95% in meno) rispetto alle sigarette tradizionali.

E dato che le parole d’ordine dell’Unione Europea sono soprattutto ultimamente innovazione e ricerca, auguriamoci che questi campanelli d’allarme possano essere utili per recuperare terreno nelle classifiche dell’anno prossimo.

Cecilia Del Vecchio

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