Policy/Prodotti/Salute

E’ l’ennesimo attentato al mondo della sigaretta elettronica e può costare fino a 30.000 posti di lavoro

Gli operatori del settore e-cig vogliono battersi ancora e oggi, martedì 6 febbraio, presso la sede romana del Partito Radicale, sono stati invitati ad un incontro volto ad analizzare le conseguenze sul mondo del vaping dei recenti interventi legislativi. L’incontro, moderato dal direttore di Sigmagazine Stefano Caliciuri, ha visto partecipare Rita Bernardini e l’avvocato Giuseppe Rossodivita (Partito Radicale); Francesco Pasquali (Partito Liberale); Gianluca Giorgetti, Vicepresidente Anafe-Confindustria; Mosè Giacomello, Presidente di Vapitaly; Antonella Panuzzo, Presidente UniEcig e Massimiliano Federici, presidente COIV.

Le vicende sono chiare a tutti ed è un fatto che gli emendamenti alla legge di Bilancio, il primo a firma dell’ex senatrice alfaniana Simona Vicari e il secondo dei parlamentari Rocca e Boccadutri, hanno introdotto severe limitazioni alla produzione, distribuzione e vendita della sigaretta elettronica e prodotti affini. Restrizioni, tra cui anche il divieto di vendita on-line, che possono portare al crollo dell’intero settore e a rischio circa 30.000 posti di lavoro.

Oltre a questo, durante l’incontro di oggi dall’eloquente titolo “Monopolio dello svapo. Un altro proibizionismo”, è stata ricordata anche la decisione della Consulta che ha sancito la conformità al dettato costituzionale della disciplina relativa alla tassazione del “vapore”, da poco ricondotto sotto la categoria dei prodotti sottoposti a regime di Monopolio di Stato.

I partecipanti alla tavola rotonda hanno messo tutti in evidenza come la disciplina italiana sia tra l’altro completamente dissonante rispetto al panorama europeo, in cui la sigaretta elettronica è considerata, riconosciuta e in alcuni casi promossa come strumento utile per smettere di fumare e, dunque, di supporto per il miglioramento della salute pubblica.

Ma in Italia, sappiamo bene, non è così. In Italia, come hanno sottolineato unanimemente i relatori, non solo esiste una pesante tassazione, ma addirittura si basa un principio di equivalenza del tutto iniquo che vede un litro di liquido da “svapo” corrispondere, secondo l’AAMS, a ben 11.000 sigarette.

Il settore e-cig, ancora una volta oggi, ha dichiarato la volontà condivisa di vedere regolato il proprio mercato, perché, dicono gli operatori “regole chiare ed eque aiutano la vendita, ma questa tassa smisurata non solo non regola nulla, ma al contrario può alimentare il contrabbando e favorire, indirettamente, il fumo di sigarette tradizionali”. E in parte questo concetto lo aveva espresso anni fa anche il professor Umberto Veronesi, anche lui oggi ricordato come il primo tra tutti, anche prima della comunità scientifica internazionale, ad aver riconosciuto il valore della sigaretta elettronica come strumento meno dannoso per la salute e capace di aiutare a chiudere definitivamente con il fumo.

Cecilia Del Vecchio

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