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E-Cig, Federici (COIV): legge finanziaria, ultimo colpo ad un settore da sempre ostacolato dal Governo.

Dal 1 gennaio 2018 è entrata effettivamente in vigore la nuova normativa che, senza mezzi termini, affossa il settore del vaping, forse l’unico nel nostro paese che, durante la crisi economica degli ultimi anni, è cresciuto, creando introiti e più di 30.000 posti di lavoro. Massimiliano Federici, esponente COIV – Coalizione operatori italiani vaping – alle telecamere di Sky Tg 24 ha spiegato che effettivamente: “questo settore, pur essendo andato recentemente molto bene, in modo autonomo, senza gravare sulle spalle di nessuno, è stato sempre ostracizzato dal Governo, almeno a partire dal 2012. Adesso – ha continuato – l’ultima finanziaria ha inflitto il colpo di grazia, equiparando le sigarette elettroniche a quelle tradizionali.” In effetti, l’emendamento Vicari, inserito nel Decreto Fiscale (modificato dall’emendamento Rotta-Boccadutri alla Legge di Bilancio), non solo ha stabilito l’aumento della tassa sui liquidi, con e senza nicotina, determinando, naturalmente in maniera spropositata il costo di una boccetta al consumatore, che si troverà a pagare per lo stesso prodotto un prezzo più che raddoppiato, ma ha vietato la vendita online dei liquidi e ha posto sotto il controllo delle Dogane e dei Monopoli la vendita dei prodotti legati al vaping. Fino al 31 marzo i vaping shop potranno farsi rilasciare la licenza, da quella data in poi l’ADM stabilirà i nuovi requisiti per ottenerla.

Mario Sensini, Corriere delle Sera, anche lui intervistato da Skt Tg 24, ha definito questa nuova regolamentazione “un’involuzione”, “non solo per il danno economico recato ad un settore, ma anche e soprattutto perché questa manovra si ritorcerà contro il Governo, sia in termini di salute pubblica, perché molti vapers, se non riusciranno a smettere di fumare del tutto, torneranno alle sigarette tradizionali; sia in termini di tasse, perché già sono sorti i meccanismi per aggirare le norme.”

Nell’intervista, Massimiliano Federici, ha sottolineato che “Il problema non è tanto nella tassazione di per sé, ma nella misura esagerata della stessa, e nella modalità paradossale con cui viene applicata. Infatti, se da una parte, la tassa sui liquidi, colpisce anche gli ingredienti per prepararli, dall’altra, essa concerne solo i prodotti venduti appositamente per le sigarette elettroniche presso i negozi specializzati. La normativa, di fatto, pare non considerare che i liquidi per sigaretta elettronica sono preparati con ingredienti provenienti dal settore farmaceutico e alimentare, come il Glicole di Propilene e gli aromi che continueranno ad essere venduti ai prezzi di sempre, presso farmacie, alimentari ed erboristerie. In più, anche il problema dell’aumento del costo della nicotina è stato immediatamente aggirato con l’immissione sul mercato nero di nicotina liquida, disciolta in acqua, ad altissima concentrazione e, dunque non inalabile direttamente e per questo, non soggetta ai vincoli imposti dalla normativa.”

Solo una questione di denominazione sbagliata? Ebbene secondo entrambi gli intervistati, la cecità del legislatore va ben oltre, ed anche se Federici riconosce che “la denominazione del prodotto come “sigaretta elettronica” è stata inappropriata e penalizzante sin dal principio, perché non ha nulla a che fare con le sigarette tradizionali”, questa sorta di persecuzione cui è soggetto tutto il settore non è attribuibile esclusivamente ad una definizione inopportuna.

Inoltre, come anticipato, Sensini ha ribadito: “va considerato che l’aumento spropositato del costo del vaping si trasformerà in un problema sanitario, poiché tassando allo stesso modo liquidi con e senza nicotina, si andrà a scoraggiare non solo il passaggio al vaping, ma anche coloro che desiderano disintossicarsi gradualmente da tale sostanza, poiché la rinuncia alla stessa non comporterà più alcun vantaggio economico.” Infine, ha sottolineato che seppur le sigarette elettroniche non sono del tutto innocue, è comprovato da numerosi studi scientifici che sono uno strumento a rischio ridotto e che rispetto ai prodotti tradizionali del tabacco sono al 95% meno dannose, poiché prive della combustione, da cui derivano la maggior parte delle sostanze tossiche. Detto questo, Federici ha concluso: “sarebbe opportuno permettere agli operatori del settore di continuare la propria attività in un sistema sostenibile, disciplinato da regole certe”, che tengano in conto anche la situazione nel resto d’Europa, in cui il passaggio al vaping è incentivato come un’alternativa meno pericolosa del fumo tradizionale.

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Cecilia Del Vecchio

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