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Liaf, che fine ha fatto la tutela della salute pubblica?

Dopo l’approvazione al Senato dell’emendamento proposto da Simona Vicari, che ha posto la vendita di sigarette elettroniche e liquidi di ricarica sotto il controllo dell’Agenzia delle Dogane e i Monopoli, e dopo  la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato legittima la tassa di 33 centesimi di euro per ml su tutti i liquidi, anche senza nicotina, la Lega Italiana Antifumo ha deciso di esprimere la propria indignazione.

Non solo attraverso le parole del professor Riccardo Polosa, che aveva già rotto il silenzio ribadendo l’importanza delle sigarette elettroniche come “straordinaria opportunità per la salute pubblica”, ma anche a livello giuridico. 

Ad essere interpellato è stato questa volta il professor Giancarlo Ferro, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Catania, esperto di legislazione anti-tabacco e di regolamentazione di sigarette elettroniche nonché, membro del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica. Ebbene anche dal suo punto di vista  questi provvedimenti “non rispondano ad un principio dedicato alla tutela della salute”. 

“La sentenza della Corte Costituzionale – ha continuato Ferro – se per un verso sembra stravolgere il ragionamento già effettuato nel 2015, per altro verso contiene un apodittico riferimento al principio di precauzione: in Italia, come altrove, feticcio che tutto salva quando non si sa cosa dire. O poco più. In astratto – ha proseguito – si tratta di scelte politiche, per definizione libere, discrezionali. Mi sembra certamente eccessivo ricondurre tutto sotto il controllo dei Monopoli. Evidenti sono le ragioni economico/finanziare. Non ravviso, infatti, un’azione teleologicamente orientata alla tutela della salute. Si assiste, anche stavolta – conclude il giurista catanese – al paradosso di sempre: o un prodotto è dannoso (e lo riconosci come tale) o non si può asseritamente veicolare il messaggio che, con il controllo del Monopolio, tutto diventerà migliore. Più salubre”.

Questo silenzio, dunque, non fa che rendere più palese il nocciolo della questione, ovvero che in tutta questa vicenda sembra essersi persa di vista la cosa più importante: la tutela della salute pubblica. Non bisogna dimenticare che al di là di interessi meramente economici o fiscali il ruolo di uno Stato attento e responsabile dovrebbe essere quello di tutelare il cittadino (fumatore e non) dai rischi derivanti dal tabagismo.

La dipendenza da tabacco è un problema che va affrontato – e Liaf lo ha ribadito più volte – con politiche mirate alla riduzione del rischio, ambito in cui non può essere ignorata l’efficacia e l’enorme potenzialità della sigaretta elettronica. 

Cecilia Del Vecchio

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