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Italia, un nuovo inizio per la Sigaretta Elettronica

Il parere di scienziati e studiosi è unanime, la sigaretta elettronica è meno tossica del 95% rispetto a quella tradizionale. Questo il punto di partenza del convegno “Un futuro senza sigarette. La riduzione del danno tra consapevolezza e informazione” organizzato ieri, al Senato, da Anafe, Associazione nazionale produttori di sigarette elettroniche aderente a Confindustria. 

In Italia il tasso dei fumatori è ancora piuttosto alto, parliamo di oltre 11 milioni di persone. Il 65% dei quali ha già provato a smettere senza successo e, nella maggior parte dei casi, senza rivolgersi ai centri antifumo.  Considerando che il tabagismo nel nostro paese è ancora la causa di almeno 70mila decessi l’anno, è necessario adottare nuove misure per tutelare la salute dei cittadini. Qui entra in campo la sigaretta elettronica che, pur essendo oggetto di studio, rappresenta un’alternativa molto meno dannosa alle sigarette tradizionali, come sostiene anche Fabio Beatrice, direttore S. C. Otorinolaringoiatria e Centro Antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco di TorinoPer questo i fumatori che vogliono smettere andrebbero supportati con queste nuove tecnologie, anche per tutelare le casse dello Stato, a cui il fumo costa ogni anni 6,5 miliardi di euro.

 

In Italia i vapers sono 1,3 milioni, circa il 50% dei quali utilizza esclusivamente la sigaretta elettronica, e il dato è in crescita del 25% rispetto al 2016. Certo, questa percentuale potrebbe ulteriormente aumentare se l’Italia seguisse l’esempio di paesi come la Gran Bretagna, che, da tempo, sostiene le sigarette elettroniche come strumento di riduzione del rischio fino a lanciare, proprio in questi giorni, “Stoptober” la campagna antifumo volta a sensibilizzare la popolazione sull’utilità dei prodotti a rischio ridotto.

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Ignazio Abrignani, presidente dell’intergruppo parlamentare per le sigarette elettroniche, ha sottolineato che la politica dovrebbe tutelare i prodotti legati al vaping “non tanto come strumenti per smettere di fumare, ma come strumenti per la riduzione del rischio rispetto alle sigarette tradizionali.” Per questo, ha aggiunto, “l’aspetto fiscale è senza dubbio centrale”, infatti, rappresenta un nodo fondamentale per lanciare o affossare un settore economico promettente ma ancora giovane. Anche Massimiliano Mancini, presidente di Anafe–Confindustria ha evidenziato l’importanza di legare il tema della salute a quello della fiscalità perché: “Se un prodotto fa meno male, deve essere incentivato anzitutto attraverso una tassazione agevolata, legittima sotto il profilo costituzionale, sostenibile e coerente con gli interessi delle aziende che vogliono svilupparsi, fare investimenti e creare occupazione. La filiera industriale è pronta a fare le sua parte. Abbiamo avviato una nuova stagione di confronto con le istituzioni, fatta di dialogo e ascolto reciproco, che auspichiamo ci consenta di raggiungere quei risultati che in passato ci sono stati preclusi. Il convegno di oggi non è un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio”.

Dunque sperando che anche nel nostro paese possano aprirsi nuove strade per i prodotti alternativi al tabacco, l’ultima parola, anche in fatto di e-cig, spetta al legislatore che, ci auguriamo, possa rendersi conto dell’importanza di un siffatto strumento e che possa regolamentare i prodotti del vaping sulla base di un ragionamento coerente con la riduzione del danno e quindi diversificato rispetto agli altri prodotti con caratteristiche diverse come, appunto, i riscaldatori di tabacco.

Brando Zucchegna

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