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Reuters, un’inchiesta mette a nudo i reali interessi di PMI

Un’inchiesta pubblicata e condotta da Reuters svela i piani segreti di Philip Morris International, azienda colosso del tabacco, per sabotare dall’interno tutti gli sforzi internazionali, svolti nell’ambito dei Framework Convention on Tobacco Control – FCTC e del WHO – World Health Organization, per arginare a livello mondiale l’uso del tabacco. 

Reuters è infatti riuscito ad arrivare a una serie di documenti, prodotti tra il 2009 e il 2016, che dimostrano come la celebre compagnia, pur tutelando in facciata la salute dei consumatori – investendo ingenti somme nei dispositivi alternativi al tabacco – in realtà abbia elaborato una complessa strategia internazionale per proteggere gli interessi dell’azienda e, più in generale, quelli dei produttori di tabacco, che, al contrario, si occupano di un prodotto che rappresenta la più diffusa causa di morte prevedibile a livello mondiale.

Alla base dell’azione di Philip Morris International vi è la costruzione di una fitta rete di relazioni e contatti tra America, Asia e Africa, che interessano soggetti diversi, dagli agricoltori alle più alte sfere del potere, ma tutti particolarmente “sensibili” alla questione.  Lo scopo di questa manovra internazionale è, appunto, quello di arginare o quantomeno rallentare, i lavori delle convention organizzate dal WHO, attraverso la partecipazione, sotto copertura, di abili portavoce dell’azienda, infiltrati tra il pubblico o come membri delle delegazioni presenti, per influenzare gli altri partecipanti sulla base di argomentazioni di carattere economico e finanziario. Proprio grazie a motivazioni di natura monetaria, PMI è infatti riuscita a manovrare indirettamente le decisioni prese da alcuni governi sulla legislazione antifumo, mettendo l’accento sui proventi derivanti dalle tasse sui tabacchi e minimizzando invece sulle questioni relative alla salute pubblica. Reuters, in particolare è riuscita a provare come a partire dal 2006, anno del primo FCTC, siano cambiate le composizioni delle delegazioni inviate al convegno dai diversi governi. Infatti, se in principio vi era una netta prevalenza di delegati esperti nel campo della salute (una media di sei medici per ogni membro della commissione proveniente da ambiti economico-finanziari), con il passare degli anni questa proporzione si è pressoché invertita, basti pensare che nel 2006 nella delegazione del Vietnam non era presente neanche un esperto in economia in finanza, mentre nel 2014 erano almeno quattro. A tutto questo l’azienda risponde attraverso Tony Snyder, Vice Presidente della comunicazione di PMI, sottolineando che per una compagnia di tale importanza e dimensioni il dialogo con i governi è all’ordine del giorno; che i numerosi investimenti nello sviluppo di prodotti alternativi al tabacco dimostrano la sensibilità di PMI ai problemi relativi alla salute pubblica e che molti dei documenti pubblicati da Reuters non sono inappropriati così come si vorrebbe dimostrare. In più, Snyder conclude dicendo che una partecipazione attiva di persone con diverse competenze, come esperti in salute, politica, finanza, è fondamentale per dare un giusto indirizzo ai governi nella redazione di una legislazione relativa ai prodotti del tabacco.

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