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Vip sui social? Attenzione, potrebbe essere pubblicità occulta

Pubblicità, vip e social network, sono stati, tra gli altri, argomenti di discussione durante le votazioni alla Camera del ddl Concorrenza, lo scorso 29 giugno, grazie all’ordine del giorno presentato dall’onorevole Sergio Boccadutri del Pd. Dopo le ripetute segnalazioni dell’Unione Nazionale Consumatori sul sempre più diffuso connubio tra selfie, celebrities e pubblicità occulta all’Autorità Antitrust, il Governo si è impegnato ad intervenire a livello legislativo sull’attività degli influencer sul web ed, in particolare, sui social network, come Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Foto sponsorizzate, pubblicità camuffate non sono più tollerabili. Ai consumatori è stato, dunque, riconosciuto il pieno diritto di identificare in modo univoco ed inequivocabile gli interventi online fatti a scopo di lucro.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, nel riconoscere l’importanza dell’approvazione da parte del Governo di questo ODG, ha sottolineato come: “Anche online serve maggiore trasparenza e la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile, soprattutto se a farla sono personaggi famosi, i cosiddetti influencer, che hanno un largo seguito di followers, spesso adolescenti. L’obiettivo è quello di arrivare ad avere regole chiare per cui, accanto ad ogni foto sponsorizzata, compaia sempre una didascalia che informi correttamente del carattere promozionale del messaggio”. Del resto, continua Dona: “In Gran Bretagna e negli Stati Uniti hanno già preso sul serio la questione. La Competition & Markets Authority e la Federal Trade Commission (FTC), le authority che in quei paesi si occupano di tutelare il consumatore e la concorrenza, sono già intervenute, richiamando imprese e celebrità e stilando le regole da seguire. Chiediamo che anche in Italia si faccia altrettanto.” Anche nel nostro paese sembra, così, avvicinarsi la fine di quel limbo normativo che, fino ad oggi, ha caratterizzato molti aspetti del web, per cui gli apparentemente innocui “like” associati ad un crescente numero di “followers” erano stati trasformati in una fonte inesauribile di guadagno facile ed immediato.

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