Policy/Salute/Tabacco

Lotta al fumo: alleanza e nuove strategie per smettere di fumare

Lotta al fumo: alleanza e nuove strategie per smettere di fumare, questo il titolo del convegno organizzato ieri presso la Sala degli Atti Parlamentari del Senato della Repubblica a Roma, su iniziativa della, per riflettere su come arginare un fenomeno che rappresenta ancora la principale causa di morte evitabile. Infatti, nonostante sia ormai radicata la consapevolezza dei danni alla salute provocati dal fumo, il tabagismo rimane un fenomeno ancora diffuso nel nostro paese ed il percorso di disassuefazione appare difficile e complesso.

Ma c’è di più, perché se in Italia il fumo è il primo problema della sanità pubblica, nello stesso tempo, nei bilanci di programmazione sanitaria, quando viene inserito, è spesso l’ultima voce. Questo paradosso costituisce proprio il nodo cruciale del convegno, poiché, come ha dichiarato Biagio Tinghino, presidente della Società italiana di tabaccologia: “I costi del tabagismo per lo Stato sono altissimi, circa 6,5 miliardi di euro per curare le malattie che derivano da questa dipendenza, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana” dunque, appare quanto mai necessario lavorare sulla prevenzione, cercando di sconfiggere il fenomeno all’origine, ricorrendo a nuove collaborazioni e strumenti, prima che degeneri in gravi malattie.

Innanzitutto, continua il dott. Tinghino, è fondamentale scardinare l’idea per cui il tabagismo sia un problema risolvibile esclusivamente con la “buona volontà”. Evidenze scientifiche, infatti, hanno dimostrato come il fumo di sigaretta sia una dipendenza, ossia una patologia basata su fenomeni neurochimici, basti considerare che la nicotina è una delle droghe più attive sul cervello. Al contrario, il nostro paese si presenta alquanto arretrato su questo fronte, abbandonando i fumatori a loro stessi, (smettere di fumare da soli è il metodo infatti più diffuso, ma anche il meno efficace) con soli 400 centri per il tabagismo su tutto il territorio nazionale, poco conosciuti e poco considerati sul piano istituzionale. Sarebbe, invece molto importante, aggiunge Tinghino, fare tesoro dell’esperienza dei nostri vicini britannici, che conducono la lotta al fumo in termini di prevenzione e disassuefazione, dimostrando come brevi counseling, associati all’uso di farmaci ad hoc siano molto più efficaci e convenienti, a livello di spesa pubblica, di altri costosi trattamenti per smettere di fumare. Non è mancato poi, nel corso dei lavori, il riferimento all’importanza della riduzione del danno e alle sigarette elettroniche come valido strumento per abbandonare il tabacco. Ma affinché tutto questo possa diventare realtà, continua il presidente Sitab, “Servirebbero norme o quanto meno linee guida per definire standard di accreditamento dei servizi, parametri sui trattamenti, modalità uniformi di erogazione delle prestazioni sul territorio nazionale”. Rendendo pertanto manifesto quanto oggi sia necessario ed urgente che il legislatore si pronunci anche su questo argomento.

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