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Vaping e Ricerca scientifica: controllo ed uniformità di metodo per la salute pubblica.

Anche nell’ambito della ricerca scientifica non è tutto oro ciò che luccica, lo dimostra il fatto che, talvolta, autorevoli enti e riviste mediche possano prendere per buoni studi condotti secondo procedimenti non corretti, falsati all’origine a causa dei campioni analizzati o per le metodologie utilizzate. La scienza medica, del resto, è una disciplina empirica e soltanto conducendo gli esperimenti secondo determinate procedure può raggiungere risultati attendibili.

È questo il caso della ricerca multidisciplinare dell’Alma Mater Studiorum di Bologna da poco pubblicata su Scientific reports-Nature, che ambisce a dimostrare come le sigarette elettroniche, siano in realtà più dannose per la salute di quanto sino ad ora sostenuto. Secondo Moreno Paolini, docente del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, alla guida dei ricercatori di Unibo, le sigarette elettroniche potrebbero causare alterazioni al Dna nel sangue che spesso costituiscono le premesse di patologie tumorali.

Tuttavia, a ben guardare, questo studio si rivela del tutto inattendibile non solo perché condotto su modelli animali, differenti dagli esseri umani per caratteristiche e reazioni, ma anche perché rappresenta inverosimili condizioni di utilizzo. Sarebbe quantomeno indispensabile sottoporre un identico gruppo di controllo, sempre costituito da ratti di laboratorio, alle sostanze chimiche emesse dalle sigarette tradizionali, e naturalmente verificare se l’esposizione dei suddetti animali ai vapori di sigaretta elettronica (per quantità e durata) fosse almeno lontanamente comparabile all’utilizzo effettivo delle e-cig da parte degli uomini.

Il professor Umberto Tirelli, oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano e membro del Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica di LIAF, sottolinea la gravità di questo episodio, nella misura in cui la divulgazione di informazioni falsate può avere serie conseguenze nella lotta contro il tabagismo, condotta anche attraverso l’uso delle sigarette elettroniche, la cui pericolosità è stata certificata scientificamente di gran lunga inferiore a quella delle sigarette tradizionali. Egli infatti commenta sarcastico “Quindi in Inghilterra un milione e mezzo di vapers starebbero avvelenandosi con il beneplacito delle autorità sanitarie?”. Partendo dal presupposto che l’obiettivo del vaping non è l’eliminazione totale del danno – che può ottenersi soltanto con l’abbandono del fumo in ogni sua forma – quanto piuttosto una riduzione dello stesso e, considerando l’importanza che le e-cig rivestono come alternativa al tabacco, è importante smettere di diffondere notizie basate su risultati non comprovati che possano comprometterne la diffusione. Secondo il professor Tirelli sarebbe giunto il momento di istituire un gruppo di controllo internazionale nel settore di ricerca sulle e-cig, per verificare e monitorare il corretto procedimento delle analisi condotte nei laboratori, in modo che i risultati pubblicati abbiano un carattere uniforme.

Leggi anche: Sigarette elettroniche apripista al fumo tradizionale? Basta ipotesi, ecco le evidenze scientifiche

E se il sondaggio della ASH (Action on Smoking and Health) ha dimostrato che oltre il 50 per cento dei 2.9 milioni di svapatori inglesi ha smesso di fumare completamente grazie al vaping diventa facilmente comprensibile come sia fondamentale continuare ad approfondire la ricerca a riguardo, ma sempre secondo criteri condivisi, oggettivi e validi a livello internazionale.  

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