Esteri/Policy

Nanny State Index 2017, l’Italia in classifica.

L’Epicenter bacchetta il nostro paese per il diverso e peggiorativo trattamento riservato alle e-cig piuttosto che a tabacco e alcool.

La pagella dell’Italia è tutt’altro che perfetta, questo il verdetto dello European Policy Information Center (Epicenter) che, anche quest’anno, ha pubblicato la Nanny State Index, ovvero la classifica degli Stati etici all’interno dell’Unione Europea. Epicenter è un organo di ricerca indipendente e non-profit, fondato nel 2014, volto a promuovere i principi di una società libera. Proprio per tutelare i consumatori e le loro libertà, l’Epicenter annualmente, attraverso questa classifica, rende di dominio pubblico, le politiche adottate nei diversi paesi in relazione a quattro categorie: cibo e soft drinks, bevande alcoliche, tabacco e sigarette elettroniche. Con i limiti imposti alla libertà dei consumatori crescono i punti di demerito per i rispettivi stati. Soprattutto perché tali limitazioni imposte dalla legge riguardano prodotti legali, dunque rappresentano di per sé una contraddizione. Si considerano paternalistiche tutte quelle politiche che tramite l’aumento del prezzo di un prodotto, della tassazione o la limitazione dell’informazione riducono la libertà dei consumatori che sono forzatamente portati ad orientare diversamente le loro scelte di mercato.

In cima alla classifica non siamo sorpresi di trovare la Finlandia, il paese europeo restrittivo per eccellenza, mentre invece siamo stupiti di trovare l’Inghilterra, (nell’immaginario collettivo il paese in cui tutto è concesso) al secondo posto in classifica per la valutazione generale, anche se, per quanto riguarda il vaping, il Regno Unito raggiunge il ventisettesimo posto per le sue politiche liberali. Ma guardiamo la situazione dell’Italia, che, nella valutazione generale raggiunge la sufficienza, con il sedicesimo posto sui ventotto totali dei paesi europei. Analizzando però la valutazione nel dettaglio, troviamo che il Belpaese è liberale ed aperto per quanto riguarda cibo – ovviamente – soft drinks, alcool – impossibile resistere al buon vino italiano – e addirittura tabacco, mentre scopriamo che è piuttosto rigido e restrittivo nei confronti dei prodotti del vaping. L’informazione suona paradossale, considerando che le ricerche scientifiche ormai dimostrano con certezza che il vaping è uno dei principali strumenti per smettere di fumare e che, in generale, è meno dannoso del fumo tradizionale. E’ molto interessante, quanto purtroppo triste, notare come l’Italia si distingua in Europa per essere stato il primo paese a tassare le sigarette elettroniche, che, nell’attuale legislazione sono equiparate agli altri prodotti del tabacco.

Leggi anche: Le e-cig come arma contro i decessi da tabacco

Allora siamo portati a chiederci: è il legislatore italiano che non vede la differenza, ormai palese, tra fumo tradizionale e sigaretta elettronica, oppure ci sono altri interessi,di natura puramente economica, che spingono a queste politiche, palesemente nocive per la salute del paese? Non sarebbe, purtroppo, la prima volta che di fronte ad una porzione di mercato in fase di crescita, con nuovi prodotti e nuove idee, prima ancora di lasciarla decollare si pensi a tassarla per accaparrarsi un guadagno immediato in attesa di vedere quello che accadrà.

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