Policy/Prodotti/Tabacco

Allarme rosso! Nuovo attacco ai negozianti!

E’ sempre la stessa storia, sembra impossibile per il nostro paese cambiare le politiche economiche che  lo caratterizzano. Appena una branca del mercato mostra una certa vitalità e delle potenzialità economiche, anziché sostenerla si provvede a tassarla per ricavarne subito quanto più possibile, al di là delle eventuali vicissitudini future. E’ questo il caso del vaping, da sempre massacrato, a livello fiscale. Un settore messo alla prova anche quest’anno, prima con l’entrata in vigore della nuova Direttiva Europea, relativa ai prodotti del tabacco e derivati (EUTPD) ed ora con le proposte di emendamento al decreto-legge 24 aprile 2017 n. 50 recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”. La così detta “Manovrina” che, in vigore dal 24 aprile, è appena stata passata alle Camere per iniziare l’iter di conversione in legge, che dovrà terminare obbligatoriamente entro 60 giorni. Qui iniziano le questioni spinose, perché, non appena il Decreto Legge è stato trasmesso alla Camera dei Deputati, sono stati presentati più di 2.500 emendamenti in commissione di bilancio. Alcuni dei quali riguardano proprio le sigarette elettroniche, facendo diventare l’allarme inequivocabilmente rosso! L’attacco mortale prende di mira i vape shop cui si vorrebbe vietare la vendita di prodotti contenenti nicotina, ovvero la maggior parte dei liquidi e cartucce di ricarica per le sigarette elettroniche. Evidentemente questo significherebbe affossare un mercato ancora in crescita e, soprattutto, porterebbe alla chiusura di migliaia di giovani esercizi.

Se da una parte lo scopo del Governo è quello di garantire dai prodotti del tabacco degli incassi non inferiori a 83 milioni di euro nel 2017 e 125 milioni nel 2018, dall’altra sembra proprio, che alcuni onorevoli, con degli emendamenti, intendano strizzare l’occhio ai tabaccai, che si vedrebbero affidare anche la – pressoché – esclusiva dei prodotti legati al vaping. In particolare si tratta degli emendamenti 5.8 dell’onorevole Gianni Melilla e 5.9 degli onorevoli Alberto Pagani e Michele Mognato, perché l’articolo 5.6 dell’onorevole Alberto Giorgetti è stato ritirato poco dopo la sua pubblicazione (grazie all’intervento di UniEcig, l’associazione nazionale dei negozianti di sigarette elettroniche), e la presentazione stessa della proposta è stata definita dall’onorevole come un “mero errore materiale” che non sarebbe mai dovuto avvenire.

Ma non finisce qui: perché non solo vorrebbero ridurre al massimo gli esercenti abilitati alla vendita di prodotti contenenti nicotina, ma vorrebbero oscurare i siti, nazionali e stranieri, che vendono on line prodotti legati al vaping, dunque anche liquidi contenti nicotina. Il che equivarrebbe ad una pesante esclusione dei consumatori italiani dall’e-commerce internazionale, in palese contrasto con le regole stabilite dalle direttiva europee.

Forse questo sbilanciamento evidente potrebbe essere dovuto al fatto che la categoria dei tabaccai, unici negozianti dotati di autorizzazione alla vendita di tabacchi, sarebbe tra le più colpite dalla riforma in termini di innalzamento di tasse e prezzi? Il Decreto Legislativo, infatti stabilisce che, per raggiungere gli obbiettivi fiscali statuiti, sarà possibile variare, (ma forse sarebbe più corretto dire “alzare”) le seguenti componenti: aliquote di base per il calcolo dell’accisa sui tabacchi lavorati; la misura percentuale dell’importo specifico fisso; gli importi dell’accisa minima sui sigari, sui sigaretti e sul tabacco trinciato a taglio fino e onere fiscale minimo sulle sigarette.

Dunque, la concessione sui prodotti legati al vaping si potrebbe leggere come un escamotage (per non dire contentino) per addolcire un boccone troppo amaro da buttare giù

Potrebbero fare invece ben sperare gli emendamenti firmati dagli onorevoli Paolo Tancredi, Aris Prodani e Filippo Busin. Le loro proposte hanno come obiettivo la rimodulazione della imposta sulle sigarette elettroniche, cancellando definitivamente l’assurdo calcolo basato sull’equivalenza tra tiro di sigaretta e svapata che ha aperto in tutte le sedi legali (TAR, Corte Costituzionale, Commissioni tributarie) un lungo e sanguinoso contenzioso tra produttori e istituzioni. La nuova tassa si calcolerebbe in proporzione alla concentrazione di nicotina presente nel liquido: un sistema chiaro e trasparente, ineludibile (si tassa alla fonte l’acquisto di nicotina liquida) che introduce un principio di gradualità in base alla tossicità del prodotto.

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