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Vapore passivo? Lasciamo che a parlare sia la ricerca scientifica.

Le analisi sui campioni d’aria parlano chiaro: il “vapore passivo” non costituisce un pericolo.

Dopo un lungo dibattito sull’opportunità di vietare o meno il vaping negli spazi pubblici, finalmente i risultati delle analisi sui campioni d’aria parlano chiaro e si può prendere una posizione in materia, basata non più su semplici opinioni o interessi, ma su studi scientifici.

Il California Department of Public Health ha condotto uno studio analizzando campioni d’aria, sempre in situazioni estremamente critiche, come gli stessi vape shop (in cui è consentito l’uso di prodotti da svapo), in tutta la California, e gli esiti sono stati sorprendenti.

I risultati della ricerca, illustrati dal dottor Michael Siegel, esperto di Public Health, si sono rivelati positivamente inaspettati, considerando che le analisi sono state effettuate in condizioni pressoché sfavorevoli: ambienti chiusi, non ventilati, di medie o piccole dimensioni, in cui la maggior parte degli avventori – tra commessi e clienti – utilizzava prodotti da svapo, ed ove erano addirittura visibili vere e proprie nuvole di vapore. Gli esami non hanno riscontrato alcuna presenza di agenti tossici e/o potenzialmente dannosi nell’aria. In particolare, rispetto ad analisi condotte in spazi dove è consentito il fumo tradizionale, in presenza esclusiva di vapore, non è stato rilevato alcun tasso di nicotina, di acetone e di altre sostanze cancerogene. Inoltre, al contrario di quanto presupposto, il livello di formaldeide – composto organico volatile, che a temperatura ambiente si presenta come un gas incolore e dall’odore pungente, nocivo per l’uomo, in quanto cancerogeno e irritante – in presenza di vapore da sigaretta elettronica, non presenta sostanziali differenze rispetto ad altri ambienti, interni ed esterni, non interessati dal fenomeno del vaping.

Alla luce di questi risultati, Michael Siegel,  – illustre medico specializzato in Prevenzione alla Scuola per la Salute Pubblica di Berkeley, che, dopo aver lavorato al Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta, si è spostato a Boston, dove al momento porta avanti la sua attività di ricerca – sottolinea che non esistono prove sufficienti per giustificare il divieto di svapo nei luoghi pubblici, dal momento che gli agenti tossici derivanti dal vaping risultano pressoché irrilevanti, se non inesistenti. Tutto questo poi è rafforzato dall’importanza che il vapore assume, ogni giorno di più, nella lotta al fumo tradizionale. Infatti, non solo ormai è provato che i prodotti da svapo sono al 95% più sicuri per la salute delle sigarette tradizionali, ma studi recenti dimostrano anche che attualmente il vaping è in cima alla classifica dei metodi per smettere di fumare, grazie anche alla gestualità, che non fa sentire la mancanza delle classiche bionde.

Leggi anche: Sigaretta elettronica, in vetta alla classifica dei metodi per smettere di fumare

3 thoughts on “Vapore passivo? Lasciamo che a parlare sia la ricerca scientifica.

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