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E-cig e tabacco riscaldato:similitudini e differenze. L’analisi del comitato scientifico

Comitato Scientifico Puzzle

Alcuni li considerano un fenomeno di costume, altri una valida alternativa al fumo, altri ancora un pericolo che incita i giovani verso l’uso della sigaretta… Comunque sia, i nuovi prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale stanno facendo discutere in ambito scientifico e sono oggetto di valutazione da parte dei decisori pubblici di tutto il mondo.

Al di fuori delle considerazioni generali, un tema che recentemente è ampiamente dibattuto è se le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato possano essere considerati “una grande e unica famiglia” o sia necessario fare le debite distinzioni.

Sul tema è recentemente intervenuto il Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica il quale ha evidenziato le differenti caratteristiche dei due prodotti, al fine di orientare correttamente le scelte dei consumatori e le politiche dei Legislatori nazionali.

Il gruppo di scienziati coordinati dal professor Polosa ha prima posto in risalto i tratti distintivi per poi effettuare una valutazione dello stato dell’arte della ricerca scientifica sui due prodotti. Gli heated tobacco products (prodotti a tabacco riscaldato) presentano un device che permette di riscaldare una particolare sigaretta composta di tabacco (c.d. heatsticks), senza attivare un processo di combustione. L’ e-cig invece è composta principalmente da un atomizzatore che riscalda un liquido composto da Glicole Propilenico, Glicerolo Vegetale, Acqua, Aromi ed, eventualmente, nicotina. Quindi, sottolinea il Comitato Scientifico, le sigarette elettroniche non contengono tabacco.

Leggi anche: E-Cig o tabacco riscaldato. Stessi vantaggi e stessa riduzione del danno? Rispondono gli esperti

Dal punto di vista della ricerca sugli impatti sulla salute, se per le sigarette elettroniche la produzione scientifica conta oramai migliaia di studi indipendenti e peer reviewed i quali hanno più volte dimostrato la validità di questi strumenti nella lotta al tabagismo e nella riduzione dei danni causati dal fumo, per il tabacco riscaldato sono presenti solamente pochi studi peraltro presentati dai produttori stessi.

In sintesi, sebben i due prodotti siano entrambi considerati valide alternative a rischio ridotto rispetto al fumo tradizionale, risulta fondamentale che i due prodotti vengano tenuti nettamente separati sia per le caratteristiche oggettive (le e-cig vaporizzano liquidi e mentre gli altri prodotti riscaldano tabacco a tutti gli effetti) che per i differenti impatti sulla salute.

Tale separazione fra i due prodotti, se risulta inequivocabile scientificamente, è ancora molto “fumosa” dal punto di vista normativo e fiscale. Come è noto, in Italia il decreto legislativo “tabacchi” (D.lgs 188/2014) ha introdotto un metodo di calcolo per la tassazione estremamente simile per e-cig e tabacchi da inalazione. La procedura prevede un complesso procedimento di equivalenza di consumo fra e-cig e sigarette tradizionali unitamente ad uno sconto del 50% sul prezzo di un chilo di tabacco tradizionale. Stesso discorso vale per il tabacco riscaldato. Tuttavia, in tema di equivalenza, i due prodotti hanno modalità di consumo del tutto particolari: i tabacchi riscaldati, una volta attivato il device, si consumano fino alla fine come le sigarette, mentre le e-cig si consumano solo “a richiesta”, il vapore viene emesso solo nel momento in cui viene attivato il device.

Il dibattito sull’inquadramento fiscale del tabacco riscaldato si è acceso negli ultimi giorni anche in Germania dove sono stati recentemente lanciati anche i prodotti a tabacco riscaldato. Come riporta il quotidiano tedesco Die Welt, gli heatsick subiranno un trattamento fiscale identico a quello del tabacco da pipa, diverso da quello delle sigarette, il quale permetterà di evitare l’apposizione sui pacchetti di ricarica delle immagini shock previste dalla direttiva “tabacchi” (in Italia invece è in arrivo un D.lgs che prevede un’etichettatura ad hoc che evidenzi il presunto “rischio ridotto” sulla base degli studi presentati dai produttori!) e ai fabbricanti di risparmiare 500 milioni di euro di accise. Il tema discusso in Germania è se tale equiparazione sia dovuta a una presunta riduzione del danno legata a tale prodotto. Ute Mons, del Centro di Ricerca Tedesco sul Cancro, facendo eco a quanto espresso dal Comitato Scientifico Internazionale ha dichiarato che “non sono state ancora pubblicate ricerche indipendenti in grado di dimostrare che il tabacco riscaldato sia meno dannoso delle sigarette”. Sul tema fiscale si è invece espressa Marlene Mortler, Responsabile del settore tabacchi del Governo tedesco, la quale ha commentato la complicata situazione normativa affermando che “se si sapesse di più riguardo la nocività di tale prodotto si potrebbe rivedere il suo carico fiscale. Sembra davvero strano che il pericolo per la salute del tabacco riscaldato sia parametrato all’attuale livello impositivo”. Decisamente critico anche Michael von Foerster, Presidente dell’Associazione Tedesca dei Produttori di Tabacchi (Verband der deutschen Rauchtabakindustrie), secondo il quale il fatto che gli heatsticks contengano delle particelle di alluminio per evitare la combustione non giustifica l’accostamento fiscale al tabacco da pipa il quale resta “un prodotto non finito che viene completato con l’aggiunta di alcuni ulteriori ingredienti”, circostanza che evidentemente non si realizza per il tabacco riscaldato.

Molto probabilmente la confusione normativa su tale prodotto verrà dissipata solamente dopo l’intervento del Legislatore Europeo. Al riguardo, la Commissione ha pubblicato da poche settimane una consultazione rivolta a produttori, grossisti, dettaglianti e consumatori riguardante la possibile revisione della normativa europea su tutti i prodotti del tabacco e alternativi. Parallelamente, la Commissione ha affidato alla Consulting Firm “Economisti Associati” una valutazione di impatto della possibile approvazione di un’accisa europea sulle e-cig e sul tabacco riscaldato, che distingua i due prodotti da un lato e armonizzi il mercato europeo dall’altro.

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