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Prof. Tirelli: ecco come la penso su e-cig e prodotti Heat-not-Burn

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Abbiamo avuto modo di intervistare il Professor Umberto Tirelli, membro del Comitato Scientifico Internazionale sulla sigaretta elettronica, che ci ha spiegato la sua posizione sui prodotti capaci di ridurre i danni provocati dalle sigarette tradizionali. Il professore accosta le e-cig e i prodotti del tabacco riscaldato in quanto entrambi utili nella lotta al tabagismo ma, allo stesso tempo, riconosce che le e-cig ed i liquidi da inalazione non sono uguali ai prodotti Heat-not-Burn i quali contengono tabacco e non sono stati oggetto di studi indipendenti e approvati dalla comunità scientifica internazionale. Differentemente da questi ultimi le sigarette elettroniche sono state studiate anche da centri di ricerca istituzionali come il Public Health England, il quale le ha descritte come efficace strumento da promuovere per ridurre i danni del fumo.

Ci sono differenze oggettive tra e-cig e prodotti a tabacco riscaldato?
Non credo ci sia una grande differenza, sia l’e-cig sia il tabacco riscaldato rientrano nel concetto di riduzione del danno. Poi ci sono piccole differenze: una contiene esclusivamente nicotina, l’altra anche il tabacco. La Marlboro in ogni caso produce anche sigarette elettroniche non solo heatsticks. Quest’ultime stanno avendo un discreto successo in Giappone dove hanno conquistato il 10% del mercato delle sigarette. Sul lato sanitario PMI ha presentato alla FDA tutta la documentazione riguardante le ricerche effettuate. Questo è un dato molto importante in quanto permette a tale prodotto di rientrare perfettamente nel concetto di riduzione del danno.

In ogni caso ha riscontrato una differenza fra i due prodotti in termini di riduzione del danno?
Sostanzialmente c’è poca differenza. Vi è solo da valutare quanta nicotina contenga l’e-cig e quanta gli heatsicks, probabilmente l’e-cig potrebbe contenerne anche quantità maggiori, mentre negli heatsticks Marlboro la quantità di nicotina è fissa, più controllabile. In ogni caso in tutti e due i casi vi è riscaldamento del prodotto e non combustione, fattore responsabile della produzione di sostanze tossiche. Per quanto riguarda gli impatti sulla salute dei due prodotti forse il fatto che le HnB contengano tabacco potrebbe addirittura rappresentare un vantaggio poiché il consumatore avrebbe a che fare con un prodotto a lui noto, che ha l’odore e il sapore di tabacco.

Sono stati effettuati studi indipendenti sul tabacco riscaldato?
Sinceramente non so se su HnB siano state effettuate ricerche del genere. In ogni caso tale prodotto rappresenta una rivoluzione nell’ambito della lotta al tabagismo. Ci tengo a precisare che non ho alcuna collaborazione nè con i fabbricanti di tali prodotti né con quelli di e-cig.

Nell’articolo di addio al Prof. Veronesi, lei afferma di aver sostenuto la lotta al tabagismo iniziata dall’ex Ministro della Salute con le sigarette elettroniche ed estesa successivamente anche ai prodotti che riscaldano tabacco. Conferma?
Si è vero, poi ogni consumatore sceglierà ciò che vorrà.

In realtà non risulta alcuna dichiarazione del Prof. Veronesi a favore del tabacco riscaldato…
Si è vero, Veronesi non ha mai parlato di tabacco riscaldato perché all’epoca in cui si interessò alla problematica gli heatsticks non erano ancora stati lanciati sul mercato, pertanto non si è mai potuto esprimere sul tema. Non c’è dubbio che le affermazioni del Prof. Veronesi fossero riferite esclusivamente alla sigaretta elettronica.

Il Comitato Scientifico Internazionale per la Ricerca sulle E-cig ha sempre nettamente tenuto separate le e-cig dalle HnB sia in termini oggettivi sia scientifici. Che cosa ne pensa?
Di certo non posso parlare per i miei colleghi ma a mio avviso i due prodotti si equivalgono e rientrano nella categoria dei prodotti a rischio ridotto, poi certo, ognuno ha le sue preferenze. Il concetto fondamentale è legato alla diminuzione del numero di sigarette fumate quotidianamente, se poi questo avviene tramite l’utilizzo delle e-cig o delle HnB non è rilevante. Tale filosofia, a differenza degli approcci proibizionistici europei e americani, è stata capita esclusivamente in Gran Bretagna dove il tasso di fumatori è sceso sotto il 20% grazie all’avvento di tali strumenti. In particolare in Italia dovremmo concentrarci sul fenomeno del tabagismo dei minori dato che siamo il paese europeo con il più alto tasso di fumatori under 18, meglio che utilizzino la sigaretta elettronica che quella tradizionale.

A proposito di Gran Bretagna, lei ha recentemente esteso anche alle HnB il dato che le e-cig siano il 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali. Conferma?
Si certo, più o meno sono prodotti equivalenti. La presenza di tabacco non è un elemento di differenziazione decisivo fra sigarette elettroniche e heatisticks. Infatti la Marlboro nel suo ventaglio offre sia e-cig che Hnb.

Tuttavia non sono disponibili documenti in cui PHE estende il 95% di minor rischio delle e-cig rispetto alle sigarette anche a HnB…
Lo studio di PHE si riferisce esclusivamente alle e-cig senza fare alcun riferimento al tabacco riscaldato. Effettivamente per HnB non sono ancora disponibili studi di questo genere perché è un prodotto nuovo. Su questo tema bisogna nettamente tenere separati i due prodotti.

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