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OMS, meno trasparenza alla settima Convenzione sul Tabacco. E le e-cig rischiano un divieto mondiale

Come ha riportato l’Huffington Post UK, c’è il concreto rischio che la più importante conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relativa ai temi della lotta al tabagismo sia caratterizzata dalla scarsa trasparenza e dalla poca democraticità sia interna che esterna. Con un notevole impatto anche sugli orientamenti in tema sigarette elettroniche.

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La settima Conferenza delle Parti (“COP7”) che hanno sottoscritto l’accordo Convenzione Quadro per il Controllo del tabacco (Framework Convention on Tobacco Control – FCTC), organizzata ogni due anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e quest’anno in programma a Nuova Dehli dal 7 al 12 novembre, molto probabilmente vedrà esclusi dalla partecipazione molti Paesi. In base a un documento della FCTC, saranno esclusi dalla partecipazione alcuni Paesi, i cui rappresentanti ufficiali (dei vari governi, istituti sanitari, monopoli di Stato) hanno intrattenuto rapporti con imprese del tabacco o i cui ordinamenti prevedano un’industria del tabacco a controllo, parziale o totale, da parte dello Stato – un’interpretazione condivisa anche dal Mediatore Europeo Emily O’Reilly. L’Huffington Post osserva che sebbene l’esclusione dell’industria del tabacco e dei giornalisti sia diventata la norma per la Fctc, vietare a funzionari eletti e altri leader di governo di alto livello di rappresentare giustamente i propri Paesi alla riunione sarebbe una novità per l’agenzia dell’Onu.

Sono inoltre ristretti gli spazi per giornalisti e comunicatori, come denunciato da Drew Johnson, giornalista del sito The Daily Caller di Washington. Le ragioni della chiusura a riccio dell’OMS risiedono nell’articolo 5.3 del trattato FCTC, adottato nel 2003 dalla Conferenza delle Parti, che presenta una disposizione inserita con l’obiettivo di attenuare l’influenza delle grandi lobby del tabacco in merito a provvedimenti normativi sulla salute, interpretata in maniera molto restrittiva. L’articolo afferma che “nel formulare e applicare politiche sanitarie, i pubblici ufficiali devono proteggerle da interessi commerciali dell’industria del tabacco”. Questo ha portato a escludere media e rappresentanti delle imprese dall’accesso alla discussione.

Ma il vero pericolo della mancanza di trasparenza nella FCTC, per il mondo dello svapo, è un altro. L’assenza di informazioni sugli atti della Conferenza non permette di comprendere gli orientamenti dell’OMS in materia di sigarette elettroniche, spesso assimilate dalla stessa organizzazione afferente all’ONU alle sigarette tradizionali. Un orientamento denunciato anche da un gruppo internazionale di 53 scienziati, che in occasione della COP 6 del 2014 a Mosca ha scritto ai vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità per sventare il possibile inserimento delle sigarette elettroniche classificandole come sigarette di tabacco. Secondo gli esperti, tra cui diversi esponenti italiani, classificare le e-cigarettes al pari delle sigarette convenzionali è sbagliato non solo perché le “e-cig non sono prodotti del tabacco”, ma anche perché affermare che “sono rischiose quanto altri prodotti del tabacco – continua la lettera – invierebbe un messaggio erroneo e desolante ai milioni di svapatori che hanno usate le e-cig per smettere di fumare, e scoraggerebbe il resto dei fumatori dal provarle”. Un altro esperto internazionale di e-cig, il britannico Clive Bates, negli scorsi mesi ha accusato il Direttore Generale dell’OMS, Margaret Chan, di “irresponsabilità” dal momento in cui ha incoraggiato i governi nazionali a vietare l’uso delle sigarette elettroniche, causando così un danno incalcolabile alla salute pubblica.

Tra i 53 scienziati sottoscrittori dell’appello all’OMS anche gli italiani Riccardo Polosa, Umberto Veronesi, Umberto Tirelli, membri di spicco del primo Comitato Scientifico internazionale sulla sigaretta elettronica, nato in Italia e promosso dalla Lega Italiana Anti Fumo – LIAF. E proprio l’Italia, che oltre a essere il primo produttore di tabacco in Europa rappresenta un’eccellenza nel campo della ricerca scientifica sul vaping grazie all’apporto del Comitato Scientifico, alla presenza di un consolidato Intergruppo Parlamentare sulla Sigaretta Elettronica e ad una regolamentazione all’avanguardia a livello europeo e mondiale, secondo la testata online Lettera43 rischia di rimanere esclusa al pari di Paesi come la Cina, Cuba, l’Egitto, la Bulgaria, la Thailandia e persino l’India, il Paese che ospita la convention. Tra le centinaia di esclusi potrebbero esserci infatti anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il titolare  del dicastero dell’Agricoltura Maurizio Martina e quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Senza riguardo nei confronti di coloro che per primi dovrebbero essere informati delle decisioni mondiali sulla regolamentazione del tabacco e dei prodotti alternativi: i consumatori, i tabagisti e coloro che stanno provando a passare alle sigarette elettroniche.

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