Salute

Istituto Ramazzini sotto accusa: prima le ecig, oggi i dolcificanti [Libero]

Non accade solo per le sigarette. Pubblichiamo questo articolo di Libero che racconta come un miscuglio fatto di lobby, ricerche discutibili e diffuse ad arte e ad orologeria, interessi politici e industriali, si sia riunito per far la guerra ad un settore, quello dei dolcificanti. Cose già viste, purtroppo, e che stranamente vedono coinvolte lo stesso Istituto Ramazzini che ha già attaccato proprio le e-cig in passato.
dolcificanti libero
«Col cancro sono più quelli che ci campano di quelli che ci muoiono».Non è un commento alle statistiche rassicuranti diffuse in questi giorni, secondo cui il 70% degli affetti da tumore guarisce e questo grazie agli sforzi della ricerca, quanto l’amaro commento di un medico di base, abbastanza offeso e allarmato dal vorticoso giro di soldi e dal prepotente scontro di potere che prospera e si consuma attorno agli studi oncologici.
C’è un settore specifico dove gli interessi in gioco sono enormi:è quello delle sostanze alimentari sospettate di essere cancerogene. Basta che il sopracciglio di uno pseudo scienziato s’inarchi e gli affari crollano. Così lo scontro di potere per arrivare a sedere negli organismi di controllo è tanto sotterraneo quanto forte, e a ungere le ruote della ricerca sono le lobby del cibo. Avviene in tutto il mondo, ma in Italia c’è un’anomalia in più: a occuparsi della degenerazione delle cellule è una cellula rossa. È quella del PD e delle Coop, che vogliono mettere le mani sull’Efsa, l’ente di controllo sugli alimenti della comunità europea che ha sede a Parma, usando il grimaldello della ricerca scientifica.
Tutto ruota attorno a una sigla prestigiosa, l’Istituto Ramazzini, che porta il nome dell’inventore della medicina del lavoro e si è incaricato di raccogliere l’eredità di Cesare Maltoni, oncologo emiliano di fama internazionale. Ma la domanda è:l’eredità è stata ben conservata? E soprattutto: è tutto chiaro negli studi e nella gestione dell’Istituto Ramazzini? L’interrogativo torna di attualità in questi giorni perché Fiorella Belpoggi, biologa, direttrice del centro di ricerca del Ramazzini, sponsorizzata da PD, Verdi e Pentastellati, è stata proposta dal Parlamento Europeo per scegliere i nuovi membri dell’Efsa. La nomina della Belpoggi fa secco Giuseppe Ruocco, ricercatore del ministero della Salute, e apre le porte a candidature politiche all’interno dell’organismo di controllo tecnico, col risultato che l’Italia potrebbe restare fuori dal board dell’Efsa.
Ma perché tanto interesse del Ramazzini per l’Efsa? La Coop vende, compra e produce alimenti: finanziare i pareri scientifici, o semplicemente esserne informati prima, dà un qualche vantaggio.Del resto i rapporti tra Ramazzini e Efsa non sono idilliaci, e l’ente di controllo alimentare europeo è una sorta di fissazione per l’istituto bolognese. Tutto comincia con un allarme fortissimo del Ramazzini sull’aspartame, il dolcificante di sintesi che viene accusato di essere cancerogeno. Una decina di anni fa il direttore scientifico e presidente onorario del Ramazzini, il professor Morando Soffriti, dà l’annuncio che da uno studio effettuato sui ratti si evince che l’aspartame è cancerogeno.
Ma sullo studio bolognese piovono un sacco di critiche: i risultati non sono validati, e alla fine l’Efsa conclude che non c’è nessuna evidenza della cancerogenicità dell’aspartame. Anzi, si mette in dubbio che il Ramazzini usi gli standard di ricerca internazionale e che i suoi laboratori siano mai stati approvati dal ministero della Sanità. Non paghi della brutta figura rimediata sull’aspartame, i bolognesi ci riprovano col sucralosio, che molti conoscono come saccarosio o Splenda. Ebbene: Soffritti, sempre utilizzando topi che vengono alimentati con il dolcificante artificiale fino alla morte naturale, annuncia di aver scoperto che il sucralosio può indurre tumori, dalla leucemia alle degenerazioni mammarie. Anche stavolta piovono critiche, tant’è che Forbes sostiene che «tutto questo ha reso l’Istituto Ramazzini una specie di barzelletta nella comunità scientifica internazionale» e che addirittura ci sono studi validati che indicano come il sucralosio abbia sì un’incidenza, ma antitumorale.
Ora l’istituto Ramazzini, che pare in procinto di arrivare a mettere le mani sull’Efsa, si candida perla terza volta a paladino della salute mondiale. Ha appena annunciato che farà uno studio sul “glifosato”, il più diffuso erbicida sospettato di effetti cancerogeni,per aiutare l’Ente europeo ammetterlo al bando fornendo i risultati della sua «ricerca indipendente». Ma siamo proprio sicuri che sia indipendente? L’Istituto Ramazzini – che è una onlus con 27 mila soci e di cui non si conoscono i bilanci, salvo sapere che cinque anni fa ha attraversato una pesante crisi finanziaria che ha costretto a un drastico taglio del personale – è organico alla Lega delle Cooperative, e ha tutti i suoi vertici impegnati in politica col Pd. Dal presidente Simone Gamberini (già sindaco PD di Casalecchio di Reno, segretario dei giovani Ds) alla stessa Belpoggi, che è consigliere di amministrazione di Lega Coop Bologna, dal direttore generale Pier Paolo Busi,consigliere PD e assessore al comune di Cento,a tutti i consiglieri di amministrazione, a cominciare da Rino Ruggeri,vicepresidente della potentissima Coop Adriatica che gestisce i supermercati.
Ma perché tanto interesse delle Coop per il Ramazzini? Semplice: perché fa azione sociale. Quasi tutte le coop hanno convenzioni per la medicina del lavoro con i ricercatori bolognesi, quasi tutte le coop foraggiano l’Istituto che raccoglie soldi anche con manifestazioni molto simili alle feste dell’Unità. Ma forse c’è anche dell’altro. Basti dire che il giro d’affari dei dolcificanti vale in Europa 750 milioni di euro e a livello mondiale il doppio: facile capire che controllare con gli studi quel mercato fa fare ottimi affari.
Che associare alimenti e ricerca sul cancro sia un business lo sanno in molti. Ad esempio Marco Bianchi, il cosiddetto chef ricercatore, che tenendo i piedi in due solide staffe come l’Istituto Veronesi e l’Aifo (insieme controllano l’Airc, l’associazione italiana della ricerca sul cancro) è diventato testimonial di colossi alimentari come De Rica, Orogel, Rio Mare, raccontando in giro come si deve mangiare per evitare di ammalarsi. O il professor Alfredo Fusco, direttore dell’Istituto sperimentale di oncologia del Cnr, indagato con una sua ricercatrice, Monica Fedele, dalle Procure di Napoli e Milano per il sospetto di aver truccato studi sul cancro per ottenere finanziamenti.
Per capire quanto è sensibile il terreno alimenti-cancro, è sufficiente ricordarsi del pandemonio che ha suscitato l’Oms (organizzazione mondiale della sanità) sul consumo di carni rosse. Poi ci sono le truffe come il caso Stamina, perché attorno alla ricerca sul cancro la montagna di soldi che gira è enorme: negli Usa la chemioterapia vale 100 miliardi di dollari, e c’è il sospetto che siano stati dichiarati milioni di falsi positivi al tumore per gonfiare l’affare. Ma anche guardando il bilancio della benemerita Airc in Italia si evince che nel 2014 (ultimi dati disponibili), a fronte di 105 milioni di euro incassati (49,4 da raccolta fondi, 55,6 dal 5 per mille), alla ricerca ne sono andati 81,1 (circa il 77%) e il resto alimenta il business della raccolta fondi. Forse è un po’ vero che col cancro sono in tanti a camparci!
Fonte: Carlo Cambi – Libero

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