Policy

Tassa UE sulle sigarette elettroniche, Italia in prima fila

È quanto emerge dalla bozza di conclusioni dell’Ecofin. Il documento dovrà essere approvato l’8 marzo dal Consiglio Affari economici e finanziari.

tax time ecig

Gli Stati europei puntano a trovare un sistema comune per tassare le sigarette elettroniche, un business per ora soggetto solo all’Iva (20% contro l’oltre 50% di accisa sul tabacco). È quanto emerge dalla bozza di conclusioni dell’Ecofin redatta venerdì dal gruppo degli ambasciatori che si occupa di preparare le riunioni dei ministri (Coreper).

Il documento, che dovrà essere approvato ufficialmente l’8 marzo dal Consiglio Affari economici e finanziari, evidenzia la necessità di trovare una soluzione “pratica e lungimirante” per la tassazione di “sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e altri nuovi prodotti del tabacco”. I ministri chiedono quindi alla Commissione di “esaminare possibili strade da percorrere attraverso l’introduzione di nuove categorie di prodotti“, in modo da facilitarne una “appropriata e medesima tassazione” e rimuovere “potenziali incongruenze e incertezza legale” (inevitabile pensare al caso italiano). Gli Stati – con l’Italia in prima fila – vorrebbero che la nuova proposta legislativa fosse presentata dall’esecutivo Ue nel 2017, mentre non si parla al momento di una tassazione ad hoc.

L’iniziativa del Consiglio dei ministri Ue rientra all’interno di un processo più ampio di revisione e semplificazione della normativa europea esistente, che in questo caso riguarda la Direttiva 2011/64/UE del giugno 2011 relativa alla struttura e alle aliquote dell’accisa applicata al tabacco lavorato.

L’impatto sui prezzi

Nel 2015 il mercato mondiale della sigaretta elettronica ha toccato quota € 7.5 miliardi, ma gli analisti prevedono una crescita sino a € 46 miliardi tra il 2025 e il 2030. Sulla base del documento in discussione, ogni paese dovrà applicare un’accisa di almeno il 57% prevista per i prodotti del tabacco, mentre oggi – a parte Italia e Portogallo – sulle e-cig pesa solamente l’IVA.

Un funzionario dell’UE ha dichiarato all’EU Observer come appaia “evidente” che il prezzo delle sigarette elettroniche salirà se la Commissione dovesse provvedere. Un secondo funzionario ha invece affermato (in maniera un po’ naive, quanto meno) come “sia troppo presto per dire gli effetti” sui prezzi di un’accisa. Il draft del Consiglio dei Ministri specifica come la Commissione non sia obbligata ad andare avanti sul tema, ma allo stesso tempo una mancata azione dovrebbe essere giustificata.

La motivazione, ovviamente, è tutta fiscale. Con i noti problemi di bilancio che affliggono tanti paesi dell’Unione, la preoccupazione dell’impatto sulle accise del tabacco è diffusa, e sono in molti a sperare nelle e-cig quale sostituto delle entrate da tabacco nel lungo termine. Nel frattempo va ricordato come la Direttiva 2014/40, già trasposta in Italia, vieti le vendite transfrontaliere, e di come anche le vendite online in generale siano a rischio.

Guerra di lobby al via

Dall’UE emerge che tra i prossimi passi ci sarà la necessità di “portare avanti studi, indire una consultazione ed effettuare un’analisi dell’impatto della regolamentazione”, dando così la stura a quella che sarà una vera e propria guerra lobby a Bruxelles. A differenza dell’Italia però, dove nulla di tutto ciò è stato portato avanti, imponendo invece l’equiparazione alla tassazione del tabacco per via di un Decreto legge, l’UE conferma la democraticità e l’apertura dei propri processi.

A Bruxelles è ancora fresco il ricordo degli scontri politici intorno all’emanazione della TPD, la nuova direttiva sui prodotti del tanacco, che ha visto per la prima volta dalla stessa parte multinazionali del tabacco, produttori di e-cig ed anche molti vapers, con l’obiettivo di ridurre l’impatto della normativa in discussione su un prodotto che ha ormai dimostrato la propria capacità di limitare i danni derivanti dal fumo.

Dall’altra parte però a mettere in mostra i muscoli è stata una lobby ancor più forte, quella di Big Pharma, che ha fatto e continua a fare di tutto per imporre regole strettissime sulle e-cig, viste come il “fumo negli occhi” da parte di chi vende terapie sostitutive della nicotina e farmaci anti cancro. A quelli del farmaceutico si sono aggiunte poi società quali Trierenberg-Gruppe, leader mondiale nella produzione di carta per sigarette.

Per quanto riguarda le NGOs, da una parte ci sono soggetti quali Cancer Research UK, lo European Heart Network o in Italia la LIAF (Lega Italiana Anti Fumo), tutte molto preoccupate di come da più parti si ignori la scienza ormai ufficiale sulle e-cigs. Ma il tema della salute non sembra assolutamente interessare l’Ecofin, e del resto sul tema il MEF nostrano ha già da due anni messo in mostra l’esempio peggiore di come si possa intervenire sul tema.

L’esempio italiano da non seguire

Infatti, è di pochi giorni fa la risposta del MEF ad un’interrogazione parlamentare in cui si chiedevano i dati sulle entrate fiscali, con specifica anche sulle sigarette elettroniche. Imbarazzanti i numeri presentati dal MEF, che ha affermato di aver incassato € 5,4 milioni invece degli oltre 100 previsti, con oltre l’80% del mercato volato all’estero.

Un vero e proprio fallimento, che ha fatto seguito a numerose ordinanze e sentenze, con in prima fila quella della Corte Costituzionale, che ha stabilito la non equiparabilità del vaping al fumo. Forse sarebbe bene tradurla ed inviarla ai funzionari dell’UE, prima che facciano gli stessi errori e danni fatti in Italia dal MEF e dalla sua Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

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