Policy/Tabacco

Sigarette, arrivano nuove tasse e vecchi favori

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Ancora aumenti sulle sigarette tradizionali. La sorpresa dovrebbe arrivare già in settimana, dato che il Decreto Ministeriale sarebbe già stato redatto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in collaborazione con il consigliere del Ministro dell’Economia e delle Finanze Vieri Ceriani, già sottosegretario a via XX Settembre, storico nemico delle sigarette elettroniche (sarebbe stato lui, secondo i media, lo “sponsor” dell’inefficiente e dannosa norma in vigore) e da più parti considerato vicino alla multinazionale Philip Morris.

L’intervento del MEF – secondo quanto risulta ad AgiVapeNews – avverrebbe attraverso un aumento in percentuale dell’onere fiscale minimo, provocando un aumento di prezzi il cui impatto nella gran parte andrebbe ad aumentare i prezzi delle sigarette a “basso costo” (quelle sotto i  4,40 euro al pacchetto), quali ad esempio Lucky Strike, Rothmans e John Player Special. Una scelta, quella del MEF, che se implementata andrebbe quindi a favorire principalmente le Marlboro, marchio leader assoluto delle fascia premium, considerando che si verificherebbe uno schiacciamento verso l’alto dei prezzi.

Le ricerche “sponsorizzate”

Lo spunto sarebbe anche l’entrata in vigore della Direttiva tabacco (recentemente pubblicata e che inizierà a spiegare pienamente i suoi effetti da maggio), visto che uno dei cavalli di battaglia di questa storia è quella che alzando il prezzo delle sigarette più cheap si scoraggerebbe l’uso delle sigarette. Un approccio spinto anche da ricerche, come  l’ultima del think tank Ambrosetti The European House – sponsorizzata da Philip Morris (il cui CEO sedeva accanto al presidente Matteo Renzi in occasione di un loro convegno lo scorso settembre) – in realtà smentita negli anni dalla realtà, visto che all’aumento dei prezzi corrisponde sempre invece un aumento del contrabbando e nessuna riduzione del numero dei fumatori, realizzandosi quindi niente altro che una ulteriore tassa sui meno abbienti.

Parlamento espropriato

Una tassa che lascia ancora più sorpresi visti i dati dell’andamento del mercato del tabacco, resi pubblici qualche giorno fa dal MEF in risposta ad una interrogazione dell’on. Filippo Busin (Lega Nord) in relazione alle entrate fiscali 2015. Secondo i dati MEF le entrate da accise sul tabacco per il 2015 sono state di € 10.755.970.101 contro i € 10.295.000.000 del 2014, con una crescita quindi di circa 460 milioni. Le maggiori entrate sono state dovute alla revisione del sistema delle accise attuato col D.lgs. 188/2014 in attuazione della delega fiscale, che ha tra l’altro incluso l’imposta di consumo sulle e-cig (rivelatasi, come noto, un fallimento totale) e l’accisa sui cosiddetti “prodotti di nuova generazione” messi sul mercato da Philip Morris.

Il problema è che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha mano libera sul tema. Nel corso dell’iter di approvazione del Dlgs 188/2014 che ha rivisto il sistema delle accise sul tabacco, uno degli aspetti passati sotto silenzio è che il Parlamento non ha alcun potere di veto sulla revisione delle accise, potendo fare solo “monitoraggio” (si veda il Dlgs 188/2014, art. 1 comma 2). Ciò vuol dire che il MEF ha mano libera nell’aumentare le tasse sulle sigarette senza via libera legislativo e di fatto sua discrezione.

Un assenza di controllo “politico” ancora più importante visto che tale intervento arriverebbe di fronte ad entrate da accise 2015 che sono andate molto bene (con l’esclusione delle sigarette elettroniche, le cui entrate ammontano infatti a € 5.176.352, meno di un ventesimo rispetto a quanto previsto, e ciò a causa del mercato volato all’estero per la maxi tassa), e quindi non ci sarebbe alcuna ragione per ritoccare le accise, paventandosi anche una violazione della delega (che afferma che il MEF possa procedere “tenuto conto dell’andamento dei consumi”, ecc.) con conseguente e sicuro contenzioso. Ma, come noto, Philip Morris da due anni cerca un aumento dell’onere fiscale minimo che di fatto spinga le sigarette a basso prezzo verso l’alto (dove si posiziona Marlboro).

Serve gettito? Rivedere tassazione su e-cig e iQOS

Il tutto poi quando per eventualmente raccogliere maggior gettito, sarebbe molto più efficente intervenire sui “tabacchi da inalazione” (le iQOS di Philip Morris), erroneamente accomunate alle e-cig e persino fiscalmente favorite rispetto a queste, con un approccio unico al mondo! Tanto più che lo stesso MEF, in risposta ad una interrogazione dell’on. Sebastiano Barbanti (gruppo misto, ex M5S), ha recentemente ammesso che tali prodotti sono “fumabili” (cosa peraltro non smentita persino dalla stessa Philip Morris). E ancora, un altro intervento mirato a recuperare potrebbe passare da un forte abbassamento della tassazione sulle e-cig, sì da consentire allo Stato, ma prima ancora alle aziende (altrimenti come arrivano le tasse?) di incassare, visto che con una tassa di 4.50 euro più IVA si è regalato il mercato italiano al resto d’Europa. Ma evidentemente ci sono interessi forti troppo forti su questi due temi perché si possa intervenire con razionalità, provocando però così danni a tutti: aziende, negozi, consumatori e casse dello Stato.

Arnaldo Selmosson

 

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