Esteri/Salute

Studio Harvard su e-cig, Farsalinos: allarmismo esagerato

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Il nuovo studio della Harvard University di Cambridge (MA) sulle sigarette elettroniche non ha mancato di suscitare polemiche nella comunità del fumo elettronico. Come riportato dall’ANSA, i ricercatori hanno testato 51 tipi di sigarette o di liquidi riempitivi, “scelte in base al loro ‘appeal’ per i più giovani. L’analisi dei prodotti della combustione ha rivelato che 39 campioni su 51 contenevano diacetile, una sostanza tossica associata alla malattia polmonare nei lavoratori esposti per lungo periodo”.

La risposta immediata dell’associazione italiana dei produttori di sigarette elettroniche ANAFE ha specificato come “le analisi in questione riguardano liquidi per sigarette elettroniche prodotti fuori dall’Italia e dall’Unione Europea”, e che “i liquidi prodotti nel continente sono sottoposti a controlli ed analisi stringenti, ed in particolare quelli italiani non solo rispettano tutte le norme, ma presentano valori sul contenuto enormemente inferiori alle soglie massime previste dalle regole UE in vigore”.

Sull’argomento si è inoltre espresso uno dei massimi esperti mondiali di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione, il dott. Kostantinos Farsalinos. In uno studio del febbraio 2015 pubblicato dalla Oxford University Press per la Society for Research on Nicotine and Tobacco, Farsalinos aveva già espresso il proprio parere negativo sull’uso di diacetile e acetil propionile nei liquidi da sigaretta elettronica, sebbene fosse necessario porre l’attenzione su tutte le altre potenziali fonti di contaminazione e prevenire qualsiasi tipo di eccessiva esposizione. Nello stesso studio si riportava come il fumo di sigaretta contenesse livelli molto alti di diacetile e acetil propionile, in misura maggiore dalle 10 alle 100 volte rispetto ai liquidi da e-cig analizzati.

È proprio l’aspetto riguardante le sigarette tradizionali a destare maggiori dubbi sullo studio di Harvard, secondo Farsalinos. Infatti, gli autori della prestigiosa opportunità “non hanno menzionato la presenza di questi componenti nel fumo di sigarette tradizionali. Questa omissione crea l’impressione che le sigarette elettroniche espongano gli utilizzatori a un nuovo rischio chimico, mentre in realtà la loro esposizione sarebbe molto più bassa se comparata al fumo”. Inoltre, tra le loro argomentazioni c’è quella secondo cui “i livelli di sicurezza stabiliti dall’agenzia federale statunitense National Institute for Occupational Safety and Health non dovrebbero essere utilizzati perché si riferiscono ad ambienti di lavoro e non alla popolazione generale”.

Inoltre, un altro problema dello studio di Harvard è che i danni potenziali alla salute provocati dalla presenza di questi componenti chimici sono minimi, in quanto minima è la loro presenza nei liquidi da sigaretta elettronica, e come dimostrato da studi precedenti l’impatto sull’organismo umano è ridotto. Tanto più che le sigarette elettroniche sono utilizzate quasi esclusivamente da fumatori o ex-fumatori, che per anni sono stati esposti a livelli molto alti di diacetile e acetil propionile. Comunicare che i due componenti si trovano nei liquidi delle sigarette elettroniche e, contemporaneamente, omettere che il fumo di sigaretta ne contiene in livelli esponenzialmente più alti, crea un danno alla salute pubblica e alla comunità scientifica.

Gli allarmismi degli autori della ricerca, quindi, suonano eccessivi rispetto ai reali rischi potenziali dell’esposizione a queste due sostanze per gli utilizzatori di sigarette elettroniche. Tanto più che si omettono il vero livello dei due componenti chimici nelle sigarette tradizionali e la comparazione con i liquidi da inalazione. Farsalinos, in conclusione, auspica una totale rimozione di diacetile e acetil propionile dai liquidi delle sigarette elettroniche. Ma prima di tutto suggerisce che ci sia una corretta informazione, che non getti discredito sui produttori europei e italiani di sigarette elettroniche (che rispettano standard molto più alti rispetto ai loro omologhi americani) e soprattutto non renda vani gli sforzi di consumatori, che vi si affidano per smettere di fumare.

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