Salute

“Chi usa le e-cig non ricomincia a fumare”. Premiata una ricerca abruzzese

Le sigarette elettroniche non facilitano né la cessazione né la riduzione di fumo di tabacco, mentre possono essere utili per chi ha già smesso di fumare.
Maria Elena Flacco, medico specializzando presso l’Università D’annunzio ha ricevuto il “Ferenc Bojan Young Investigator Award”, un importante riconoscimento a livello europeo per uno studio sulla dipendenza da fumo.

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Il “Ferenc Bojan Young Investigator Award” stato assegnato dalla Società europea di sanità pubblica (Eupha), a Maria Elena Flacco, medico specializzando in Igiene e Sanità Pubblica presso l’Università D’Annunzio. Si tratta di un importante riconoscimento europeo nelle tematiche di sanità pubblica, Maria Elena Flacco ha vinto la concorrenza su oltre 500 ricercatori europei. Il riconoscimento è stato assegnato da un comitato internazionale di esperti per il lavoro svolto nell’ambito del progetto “Electronic cigarettes efficacy and safety at 12 months: cohort study“. Lo studio è coordinato dal Prof. Lamberto Manzoli, ed è svolto con la collaborazione delle Università di Catania, Torino, Parthenope di Napoli, Cattolica e Sapienza di Roma, e dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo scopo della ricerca è quello di valutare la sicurezza e l’efficacia delle sigarette elettroniche come strumento per smettere di fumare, mettendo a confronto chi fuma solo sigarette elettroniche, sigarette da tabacco e entrambe. Scopo della ricerca è anche quello di confrontare l’incidenza di patologie nei diversi tipi di fumatori valutando se chi fuma sigarette elettroniche nel lungo termine possa tornare a fumare sigarette classiche. Sono stati valutati 236 fumatori di sigarette elettroniche, 491 di tabacco, e 232 persone che fumano entrambe.

«A 12 mesi dall’inizio dello studio – spiega il professor Manzoli -, il 61,9% dei fumatori di sole sigarette elettroniche continuava a non fumare sigarette tradizionali, mentre poco più del 20% dei fumatori di sigarette tradizionali (con o senza sigarette elettroniche) ha smesso di fumare tabacco. L’uso delle sole sigarette elettroniche ha ridotto di circa cinque volte le probabilità di riprendere a fumare sigarette tradizionali, mentre l’aggiunta di sigarette elettroniche al fumo tradizionale non ha determinato alcun beneficio. Nel complesso, non sono emersi effetti avversi di rilievo, ma i dati relativi alla sicurezza sono inevitabilmente preliminari». Dalle analisi condotte è risultato che le sigarette elettroniche non facilitano né la cessazione né la riduzione di fumo di tabacco, mentre possono essere utili per chi ha già smesso di fumare le sigarette.

Il mercato delle sigarette elettroniche ha avuto una vasta espansione, ha raggiunto approssimativamente i 3 miliardi nel 2013 non con poche polemiche. Nella ricerca si legge: «Le sigarette elettroniche sono un tema controverso. Alcuni esperti hanno suggerito che il loro uso dovrebbe essere ristretto o proibito, a causa della possibilità di incrementare il consumo delle sigarette da tabacco (riducendo la motivazione a smettere completamente, aprendo una strada al tabacco per chi non fuma, o perché potrebbe incrementare l’accettazione sociale del fumo). Al contrario, altri esperti hanno dichiarato che le sigarette elettroniche possono essere la colonna portante per una strategia volta a ridurre i danni del fumo e che non c’è nessuna evidenza di assorbimento da parte dei non fumatori da parte delle sigarette elettroniche».

Si tratta del primo studio che paragona direttamente chi fuma solo sigarette classiche, con i consumatori di sole sigarette elettroniche, l’obiettivo è quello di fornire dati su grandi campioni di consumatori di sigarette elettroniche per un lungo periodo di tempo. Il docente tiene a sottolineare con soddisfazione come, nonostante gli scarsissimi fondi, un gruppo di ricercatori dell’Università di Chieti, insieme all’Agenzia sanitaria regionale dell’Abruzzo e alle Asl di Chieti e Pescara, siano riusciti a portare avanti con successo uno studio multicentrico tanto importante da avere, tra gli autori, il professor Walter Ricciardi (Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità), la professoressa Roberta Siliquini (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità ), oltre a epidemiologi di fama internazionale come i professori Carlo La Vecchia, Stefania Boccia e Paolo Villari.

Fonte: Il Centro

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