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iQOS si espande in Giappone, e i dubbi aumentano

Il CEO di Philip Morris International André Calantzopoulos sta vivendo “un momento molto eccitante”, come ha dichiarato nel corso di un’intervista a margine del recente forum Ambrosetti di Cernobbio, alla presenza del suo massimo sponsor italiano, il premier Matteo Renzi. Ed è proprio così: oltre al grande successo (fiscale) che PMI sta vivendo in Italia, il tabacco riscaldato-ma-non-solo è pronto a sbarcare in altre città giapponesi dopo il lancio a Nagoya.

Un articolo del Nikkei Asian Review ha riportato l’intervista a Laurent Boissart, l’uomo PMI in Giappone, dipingendo la scena dell’incontro tra il manager e il giornalista come una “scena da gangster movie”, nella prima frase: una scelta quantomeno curiosa, se non altro perché l’uomo, alto e cinico, era descritto con una sigaretta fumante in bocca (altro che vapore..).

Da circa 10 giorni la iQOS è in vendita in 12 città giapponesi. Anche in Giappone, la HEAT-AND-BURN dall’acronimo fantasioso “I Quit Ordinary Smoking” ha avuto un buon successo ed è stata lanciata come prodotto a rischio ridotto rispetto alle sigarette tradizionali. Addirittura, il responsabile degli Affari Regolatori e Scientifici per PMI Giappone Tomoko Iida ha dichiarato che il “90% della tossicità rispetto alle sigarette tradizionali è eliminato”. Anche in questo caso, è un dato inspiegabile, in quanto i componenti degli Heatstick (le ricariche al tabacco del device iQOS) non sono altro che rotoli di tabacco tradizionali.

Secondo Bossaert, i giapponesi sono stati scelti, oltre che per i loro gusti in termini di sigarette, anche per la loro “tecnofilia”. Gli impianti di produzione di iQOS si trovano però negli altri due Paesi in cui è stata lanciata: Svizzera e Italia.

Un’ulteriore contraddizione: se inizialmente Bossaert e Lida hanno riportato numeri certi sul ridotto rischio delle IQOS nei confronti delle sigarette tradizionali, nella seconda parte dell’intervista specificano che “non sono ufficialmente pronti a dichiarare il rischio ridotto” visto che i nuovi studi non sono stati ancora finalizzati: come mai però il prodotto è già dichiarato tale di fronte alle autorità legislative dei diversi Paesi, ottenendo anche sconti fiscali notevoli, come in Italia?

E al riguardo la domanda sorge spontanea: se “i nuovi studi non sono stati ancora finalizzati”, allora quali studi sono stati consegnati in Italia da parte di Philip Morris ai fini del riconoscimento del prodotto all’interno di una categoria di tabacchi a fiscalità “scontata”?

Dopo l’arrivo di Philip Morris, che ha cercato di scardinare i diversi divieti governativi relativi al fumo nelle aree comuni, anche il maggior produttore del paese – Japan Tobacco – ha deciso di lanciare il proprio prodotto elettronico, Ploom, anch’esso a tabacco riscaldato. Già presente in Italia da circa due anni, Ploom però non è ancora riuscito ad ottenere l’inquadramento all’interno della categoria “tabacchi da inalazione senza combustione”. Il perché? Non è noto, se non all’AAMS e forse ad un competitor di JTI.

Anche in Giappone, come in Italia, sono molti a essere scettici sull’effettiva riduzione del rischio di IQOS: Yumiko Mochizuki del Centro Nazionale di ricerca sul Cancro di Tokio ha dichiarato che le Big Tobacco con questi nuovi prodotti tentano di aggirare i livelli di produzione di emissioni consentiti da autorità governative come la FDA americana. Hiroshi Yamato, professore di Medicina, crede invece che il prodotto serva solo a distogliere i fumatori “pigri” a non smettere di fumare.

In breve, è tutto “fumo negli occhi”: IQOS contiene molti dei componenti tossici delle bionde tradizionali, a differenza delle sigarette elettroniche (che vaporizzano liquidi), come da un studio recente, per quanto realizzato dal competitor Imperial Tobacco, ma anche dalle recenti parole del prof. Roberto Boffi, pneumologo presso l’Istituto per i Tumori di Milano, che parla apertamente di possibilità di emettere sostanze cancerogene da parte delle “nuove sigarette con cartucce al tabacco”. E continua l’equivoco sul prodotto del tabacco “di nuova generazione”, definizione fuorviante usata dalla TPD e dal Ministero della Salute nella sua bozza di recepimento, visto che sia nei componenti che nell’uso (si veda questo video) gli Heatstick non sono altro che tradizionali sigarette. Anche se fumarle “non sarebbe un’esperienza piacevole” (come ha dichiarato la stessa Philip Morris a Reuters).

9 thoughts on “iQOS si espande in Giappone, e i dubbi aumentano

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  8. l’articolo non aiuta a fare chiarezza. comunque, la riduzione del rischio è palesemente alta, dal momento che non c’è conduzione, indipendentemente dai numeri, che arriveranno

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