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Gli errori sulle e-cig e la necessaria inversione a U | The Times

Dopo la pubblicazione del report di Public Health England di ieri, fioccano le reazioni nel Regno Unito da parte degli esperti di salute, con un dibattito lontano anni luce da quello inesistente, demagogico e fiscale presso di noi, in cui brillano per assenza le nostre istituzioni sanitarie, evidentemente ancora preda del sole d’agosto.

Tra le analisi e le opinioni uscite oggi, si pone in rilievo The Times, che critica pesantemente tutto quanto fatto dalle autorità sanitarie inglesi sino ad oggi, il loro aver sviato i consumatori con messaggi sbagliati. Un pezzo che, sostituendo semplicemente nomi e autorità, potrebbe essere tranquillamente traslato per l’Italia, inversione a U compresa.

Il report di PHE è pieno di ammissioni, non scritte, di errori. Il Governo ci dice ora che svapare le sigarette elettronica è un qualcosa di così valido al punto che queste dovrebbero essere prescritte e che i fumatori dovrebbero fiondarcisi sopra. Lo svapo è al 95% meno dannoso del fumo, sta aiutando le persone a smettere di fumare, e non ci sono evidenze che possa essere una porta di accesso al fumo, anzi, l’opposto.

Fare un’inversione a U di questo genere, dopo che hai passato due anni a costruire muri verso l’atra carreggiata, è davvero una sfida. E gli  ostacoli che il Governo dovrà affrontare per incoraggiare le persone a svapare saranno in gran parte autoprocurate. Il report di  Public Health England [che è un review di tutta la conoscenza scientifica esistente sul tema delle e-cig, NdT] che ha cambiato l’approccio del Governo esprime però preoccupazione rispetto al fatto che “sempre più persone pensano che le sigarette elettroniche siano dannose quanto o più del fumo“.

Mi chiedo perché le persone pensino una cosa del genere . potrebbe forse avere a che fare col fatto che nel suo ultimo messaggio sulle sigarette elettroniche, nel giugno 2013, il Governo abbia raccomandato (attraverso la Medicines & Healthcare products Regulatory Agency, sigla MHRA) alle persone di “non usarle”? O che lo scorso anno il Chief Medical Officer [qualcosa di simile all’italiano Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, NdT] abbia dichiarato alla rivista New Scientist che le e-cigarettes erano una delle tre maggiori minacce alla salute nel Regno Unito? O che nel settembre 2013 il Segretario alla Salute, Jeremy Hunt, abbia fatto lobbying nei confronti dei parlamentari per ottenere una regolamentazione pesante delle e-cig, insistendo sul fatto che debbano essere regolate come farmaci?

Tutto ciò ha portato ad un duro divieto di pubblicizzazione delle sigarette elettroniche nei confronti dei consumatori. La verità però è che le evidenze scientifiche mostrano che lo svapo è davvero capace di cambiare gli equilibri nella lotta all’uso di tabacco. Ma una combinazione fatta di reazioni d’istinto e non ragionate, l’attività di lobbying dell’industria del farmaco, e il rifiuto dell’innovazione in questo settore, ha portato i mandarini della salute pubblica a costruire solo ostacoli [verso l’uso delle e-cig].

Il report di PHE è pieno di ammissioni non scritte che questo atteggiamento è stato un errore enorme. “L’assenza di prodotti provenienti non dall’industria del tabacco e passati attraverso le procedure del MHRA, suggerisce la possibilità che tale processo favorisca inavvertitamente i grandi produttori, a cominciare dall’industria del tabacco, di modo da inibire l’innovazione nel mercato dei prodotti con ricetta“.

E sì, un punto che alcuni di noi avevano sottolineato tempo fa.  Infatti, il Dipartimento della Salute avrebbe dovuto vare un’analisi di impatto sin dall’inizio. Il risultato straordinario è che ora Mr Hunt dovrà ora navigare attraverso le onerose regole [con riferimento alla Direttiva tabacco, NdT] sullo svapo che lui stesso ha fatto di tutto per far approvare e imporre in tutta Europa. Ma comunque merita le congratulazione per aver avuto il coraggio di fare inversione a U sul tema.

Fonte: Matt Ridley – The Times of London

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