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Fisco e tabacco, non solo fumo. (La solita) lobby all’assalto del Governo | La Notizia

Le sigarette elettroniche strozzate dalle imposte. Senza regole i nuovi prodotti a tabacco riscaldato. La Philip Morris chiede risarcimenti Ha già investito un miliardo nel nostro Paese

la notizia lobby tabacco

Lo scontro di lobby sul tabacco – mercato che vale in Italia 12 miliardi solo di imposte – va avanti da oltre due anni. Gli schieramenti vedono aziende che investono come Philip Morris, che sta costruendo una fabbrica vicino Bologna dove verranno assunte circa 600 persone e su cui ha messo 500 milioni di euro, cui ne vanno aggiunti altri 500 per l’acquisto di tabacco nostrano sino al 2020 (con grande gioia del ministero dell’Agricoltura). Decisioni che hanno spinto il premier Renzi ad esporsi pubblicamente in favore della multinazionale americana, presenziando personalmente alla posa della prima pietra e alla firma dell’accordo. O come Imperial Tobacco, che attraverso la controllata Fontem Ventures è diventata la prima multinazionale a lanciare la propria sigaretta elettronica, puntando sul ben rodato canale delle tabaccherie.

LO SCENARIO Ci sono poi aziende che gli investi menti li hanno solo promessi, come British American Tobacco (Sigarette elettroniche, Bat pronta a investire 1 miliardo in Italia , Il Sole 24 Ore, 3 ottobre 2014), di cui non si è avuto più notizia. Ci sono infine i produttori di sigarette elettroniche, riuniti nell’associazione Anafe sotto Confindustria, che gli investimenti li avevano fatti, assumendo migliaia di persone, per poi trovarsi stretti nella morsa fiscale e burocratica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Due le partite aperte. La prima a settembre relativa alla trasposizione della Direttiva 2014/40 (prodotti del tabacco), che trasformerà l’industria del tabacco e delle sigarette elettroniche per i prossimi anni.

La seconda, più immediata e di maggiore impatto sulle casse di Stato e aziende, è quella fiscale. Il tema accise del tabacco sembrava fosse stato chiuso lo scorso dicembre con la pubblicazione del decreto 188/2014. Con Philip Morris che ha ottenuto un regalone sulle sue nuove sigarette a tabacco riscaldato (su cui però non esistono studi pubblici, e da più parti si parla anche di combustione), con un regime fiscale di favore, a sfavore invece delle sigarette elettroniche (Il governo si inginocchia davanti alla lobby del tabacco , La Notizia, 21 gennaio 2015). L’obiettivo della lobby di Philip Morris è puntare al rialzo dell’accise per le sigarette a più basso prezzo per renderle non distanti dai costi di un pacchetto di Marlboro, che diventerebbe conveniente. E per quanto riguarda il business del futuro, i prodotti a tabacchi surriscaldati, la multinazionale gradirebbe che non venissero aggiunti paletti e regole. In pratica che continui la deregulation, nonostante su questo tipo di sigarette ci siano studi dagli esiti contraddittori.

FUGA ALL’ESTERO Nonostante il gettito derivante dai liquidi da inalazione per e-cig sia pari a soli 3,4 milioni di euro (contro i 115 milioni previsti), i Monopoli ignorano il vero problema: lo spostamento verso l’estero dell’80% del mercato a causa di un’imposta che ha portato a un raddoppio dei prezzi, andando così a favore degli operatori esteri.

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