Rassegna

Sigarette elettroniche, affari in fumo | QN La Nazione

Il giornale La Nazione (ed. Pisa) interviene sul tema dello “sboom” dei negozi e-cig, la cui esplosione nel 2013 può essere considerata il peccato originale di molti dei problemi che il settore sconta ancor oggi. 

Manca, nell’analisi de La Nazione, la comprensione dell’aspetto relativo al l’aggressione burocratico-fiscale subita in primis dai produttori e riversatasi poi sui negozianti.

Colpisce infine che ad essere intervistato sia stato un rappresentante di Confcommercio, al cui interno vi è un’organizzazione che è stata protagonista della guerra (poi fermatasi ad imposta approvata, ma il danno era stato fatto) ai negozi di sigarette elettroniche, e che infatti evita alcuna analisi critica sulla questione, invece fondamentale.

  

UN BOOM andato in fumo quello dei rivenditori di sigarette elettroniche. In pochi anni li abbiamo visti invadere tanto le città quanto i paesi del nostro territorio, proponendosi come una valida alternativa alla dannosa sigaretta, facendo sperare, anche i fumatori più assidui, di poter finalmente buttare il pacchetto per sempre e auspicare le vittime dell’astinenza di avere una compagna da fumare tranquillamente anche nei luoghi pubblici. Ed invece, mantenute le promesse (in qualche caso), colpite dalla moda che passa e dai altri fattori i rivenditori delle sigarette 2.0 sono sempre meno, sopratutto in Valdera dove ormai si contano sulle dita di una mano. 

«UNA BOLLA che si è risolta letteralmente in fumo», spiega con un gioco di parole Alessandro Simonelli, presidente Confcommercio dell’area vasta Valdera, comprensorio del Cuoio e Vadicecina. «Per fare un esempio, solo a Ponsacco nel 2014 sono nati due punti vendita specializzati in sigarette elettroniche. Il primo ha chiuso dopo pochi mesi, il secondo non è andato oltre l’anno». Chiusure repentine da ricondurre a cause, secondo Simonelli, molto varie: «E’ bene precisare che questo fenomeno non riguarda solo la Valdera, ma coinvolge tutto il Paese. Erano circa 3.000 i punti vendita in Italia, ad oggi siamo sulla soglia dei mille negozi. A pesare, indubbiamente una tassazione del 60%, una grandissima incertezza normativa, molta confusione sui divieti, modifiche nel comportamento dei consumatori, molti dei quali, dopo aver smesso di fumare, hanno abbandonato anche la sigaretta elettronica. Infine, c’è una legge della domanda e dell’offerta: in questo caso specifico, l’offerta di sigarette elettroniche ha di gran lunga superato la soglia delle richieste, con l’inevitabile calo delle vendite». 

IN CONCLUSIONE, ad oggi, secondo Simonelli quello delle sigarette 2.0 difficilmente può: «costituire un business a se stante, mentre rispetto alla clientela può essere integrato, insieme ad altri, come un servizio complementare». Dunque un boom che negli ultimi tempi si è dimostrato un flop. Infatti se fino a qualche anno fa capitava di girare l’angolo e vedere la fila fuori dal rivenditore della «e-cig» che inaugurava, oggi è sempre più facile, dietro a quell’angolo, scorgere una nuova saracinesca abbassata

  

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