Rassegna

La lobby del tabacco finanzia Renzi e poi incassa lo sconto | Il Fatto Quotidiano

Di seguito un articolo pubblicato oggi (con richiamo in prima pagina) su Il Fatto Quotidiano. La lettura dello stesso può aiutare a meglio comprendere alcune delle vicende che hanno visto il mondo della sigaretta elettronica subire una guerra senza quartiere dal 2013 ad oggi. Una guerra che non si è certo basata unicamente su un finanziamento (assolutamente legale) da parte di un’azienda, o del lobbying (assolutamente legale) di un’altra nei confronti del Presidente del Consiglio, ma che vede coinvolti ampi strati della burocrazia di questo paese, che troppo spesso risulta totalmente irresponsabile (nel senso che risponde solo a sé stessa) per i propri atti.

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I 100mila euro della British American Tobacco: e la stangata sulle accise salta.

La Open ha cambiato volto. Non è più la fondazione da finanziare per scommettere sull ‘ ascesa di un politico ma è ormai la cassaforte personale del Presidente del Consiglio. Fra l’altro il 2014 è stato l’anno record di raccolta fondi: 1 milione 200 mila euro, il 50% in più rispetto agli 800 mila euro del 2013 e il doppio esatto dei 600 mila ricevuti nel 2012. Perché sostenerla economicamente? Una risposta arriva dall ‘ elenco dei benefattori che ieri Alberto Bianchi, presidente e tesoriere della fondazione, ha in parte reso noto. Benefattori che, come la Open, hanno cambiato radicalmente volto. I privati, i piccoli imprenditori e i fedelissimi del capo sono stati soppiantati da aziende medie e grandi. Aziende le cui sorti spesso dipendono dalle decisioni de ll ‘ esecutivo guidato da Renzi. Un caso su tutti quello della British American Tobacco (Bat) che ha versato alle casse della Open 100 mila euro. Questione di tempo e dettagli. Il versamento, come risulta dai resoconti finanziari, avviene dopo il primo luglio 2014. Qualche settimana prima, il premier aveva incontrato Nicandro Durante, il gran capo di Bat. Motivo: è la vigilia dell’aumento delle accise annunciato dal governo con un decreto per riordinare l’intero settore dei tabacchi, in calo da due anni ma che mostrava segnali di ripresa. Perché alzare le imposte? 

AI PRIMI DI LUGLIO dunque le lobby sono in subbuglio. E fanno il loro lavoro. L’annunciato aumento va incontro alle esigenze del big del mercato, Philip Morris. Il gigante americano da tempo premeva per un provvedimento generale che penalizzasse le marche di fascia bassa (come Lucky Strike e Pall Mall, di Bat), a vantaggio di quelle di gamma alta, come la sua Marlboro, alzando la componente fissa dell’accisa (che è uguale per tutti e quindi pesa di più su chi vende a prezzi più bassi). Sul piatto gli americani mettono l’investimento da 600 milioni per lo stabilimento di Crespellano, a Bologna (poi inaugurato in pompa magna da Renzi nell’ottobre scorso). Già nell’ottobre 2013, nel collegato alla legge di stabilità era comparso un aumento di 40 centesimi sui pacchetti più economici, poi saltato. Nelle bozze che circolano a fine giugno, però, riappare un aumento corposo: fino al 30%. Così matura l’incontro tra il ceo di Bat – che ha il 18% del mercato italiano – e il premier. I tempi erano stretti perché il testo doveva passare al Consiglio dei ministri il 10 luglio. Ma salta. Per due volte. Entra nel pre-consiglio e per due volte ne esce. Il 31 luglio finalmente viene licenziato. Ma l ‘ aumen to è decisamente ridotto: l’accisa passa dal 7,5 al 10%, lontano dal 30 chiesto da Philip Morris, che però incassa uno sconto del 50% sulle sigarette di nuova generazione che produce a Bologna. A ottobre (pochi giorni prima dell’inaugurazione di Crespellano, mentre il testo è alle Camere), Bat – che dieci anni fa acquistò l’Ente tabacchi per 2,3 miliardi – annuncia un piano di investimenti da un miliardo in cinque anni. Tradotto: finisce quasi indolore. […]

Fonte: Carlo Di Foggia e Marco Vecchi – Il Fatto Quotidiano

AGGIORNAMENTO

Governo, M5S: Renzi riferisca in Aula su finanziamenti Open (ilVelino/AGV NEWS)
Roma, 22 LUG – “Come la Fondazione Vedro’ dell’allora premier Enrico Letta veniva finanziata dalle lobby del gioco d’azzardo, poi ricompensate con il famoso condono da 2,5 miliardi nel decreto Imu, cosi’ oggi scopriamo che anche la Fondazione Open dell’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi e’ finanziata da lobby come la British American Tobacco (Bat), che nel 2014 ha versato nelle casse della Fondazione 100 mila euro. Secondo un’inchiesta pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano, a luglio scorso il Ceo della multinazionale delle sigarette incontra Renzi proprio nei giorni in cui si parla del riordino delle accise sul tabacco e piu’ tardi, secondo la ricostruzione de Il Fatto, la partita si chiude con la Bat che ottiene per le marche di fascia bassa di sigarette una tassazione piu’ agevolata rispetto a quella prevista in principio, evitando cosi’ il pericolo di una stangata”. Lo afferma il capogruppo del M5S al Senato Bruno Marton. “Alla luce di quanto emerso da questa inchiesta ci chiediamo – continua Marton -: e’ normale che un Presidente del Consiglio possa continuare a farsi finanziare la propria Fondazione da grandi gruppi di potere direttamente interessati dalle scelte dell’esecutivo? Quanto questi finanziamenti arrivano a condizionare queste scelte? Sono domande legittime, che se inevase gettano ombre inquietanti sull’azione del governo. Per questo chiediamo che il premier Renzi venga a riferire in Parlamento e a rassicurare gli italiani che le decisioni a Palazzo Chigi siano prese solo nell’interesse dei cittadini e non delle lobby che foraggiano la sua Fondazione“.

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