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Salute tutelata a parole. Le sigarette elettroniche non sono tabacco | Libero

In arrivo immagini choc sui pacchetti e il divieto di fumare in auto. Ma la politica fiscale va nella direzione opposta

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Non è la prima e non sarà certo l’ultima. È solo l’ennesima ipocrisia di Stato. Con un mix di conformismo, golosità fiscale e apparenze, è pronto, probabilmente già da domani, il decreto che imporrà sui pacchetti di sigarette immagini raccapriccianti. Almeno il 65% del dorso dovrà ospitare la foto di un tumore, di una persona intubata, di una ragazza che sputa sangue o persino di due genitori che piangono su una piccola bara bianca. Inoltre, dal 2020, non si potrà commercializzare tabacco aromatizzato e soprattutto lo Stato imporrà ai cittadini di non fumare in auto se tra i passeggeri ci sarà un bambino o una donna incinta.

Sarà anche vietato accendere una bionda nei cortili e nei giardini delle strutture sanitarie o degli istituti di carattere scientifico. Insomma, eccolo in dirittura d’arrivo il provvedimento che lo scorso anno aveva scatenato il «no» di tutti gli anti-proibizionisti. E che quest’anno sembra destinato a passare se non proprio in sordina, sovrastato da altri temi che occupano l’opinione pubblica. Sui divieti in auto o in altri luoghi aperti spicca la restrizione delle nostre libertà e delle scelte adulte di ingerire o aspirare sostanze. Ma è sulle immagini che vorremmo concentrarci. Non tanto sul loro effetto repellente. Di per sé una scelta che molte nazioni hanno abbracciato. Ma sulle contraddizioni sottostanti, tipiche del Belpaese.

Ciò che contrasta letteralmente con la facciata, in questo caso il frontespizio dei pacchetti, è la logica delle politiche fiscali e sanitarie del nostro Paese. Per prima cosa è bene sfatare il mito dei costi del welfare. Il gettito annuale del fumo vale poco più di 13 miliardi di euro. Alcuni studi indicano che la spesa sanitaria complessiva è di poco inferiore agli 8 miliardi. Probabilmente è molto meno. Col risultato che una cifra compresa tra i 5 e gli 8 miliardi vanno comunque nelle casse dell’Erario. Conviene che la gente smetta di fumare? Sicuramente si tratta di una somme che il legislatore non accetterà mai di perdere per strada. Come dimostrano i numerosi tentativi di mettere mano alla tassazione per mantenere invariata l’asticella. Ovviamente l’obiettivo «poco etico» non è nemmeno stato raggiunto.

Il paradosso è che negli ultimi anni la continua bramosia di gettito ha prodotto effetti collaterali controproducenti. Compreso la creazione di zone d’ombra potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori. Quegli stessi che dalla prossima settimana il governo vorrebbe dissuadere con le foto di tumori o bimbi morti. Il caso delle sigarette elettroniche è da letteratura. Con le norme del 2014 entrate in vigore il primo gennaio scorso, lo Stato ha imposto circa 45 centesimi di tassa per ogni millilitro di liquido da inserire nelle e-cig. Il prezzo al pubblico è aumentato del 150% e le vendite delle aziende residenti in Italia sono crollate del 70%. Gli addetti del settore in poco più di sei mesi sono passati da 8mila a duemila e cinquecento. Il gettito stimato per le casse dello Stato doveva essere più o meno di 145 milioni di euro. A oggi non supera i 5 milioni. Senza contare la mancata Iva, la minore Irpef e Irap delle aziende. Ma la cosa grave è che gli italiani per spendere di meno sono finiti sui siti internet cercando di ordinare on line ricariche da Paesi extra Ue dove i controlli sanitari sono di livello basso o comunque più basso del nostro.

Il decreto in dirittura di arrivo promette di porre rimedio a questo errore. Usiamo questo termine anche se per la verità non è mai ammesso dal legislatore che ha proseguito sulla strada della tassazione ottusa nonostante sentenze contrarie del Tar del Lazio e pure della Consulta. Nel recepimento della direttiva tabacco è prevista la «facoltà di vietare la vendita a distanza transfrontaliera di prodotti del tabacco comprese le sigarette elettroniche». Come dire, la coscienza è a posto. La stessa logica delle immagini choc. In realtà tutti sanno che le ricariche delle sigarette elettroniche non sono tabacco. Contengono sostanze da inalazione in vendita separatamente sul web, facilmente reperibili e miscelabili. In poche parole si spinge gli italiani al fai da te negli ambienti poco sicuri dell’on line. Sono queste contraddizioni a stonare.

Ci piacerebbe assistere a logiche improntate a maggiore coerenza, piuttosto che arrivare ultimi sulla censura dei pacchetti di bionde e non avere visione sul futuro del tabacco. Sarebbe il caso, poi, che salute e fisco andassero nella stessa direzione. Invece, i vari ministeri sembrano proprio non parlarsi. Sulle nuove sigarette elettroniche contenenti tabacco non combusto il Mef si è espresso favorevolmente tanto da applicare un grosso sconto sull’imposta di consumo (il contrario di quanto accaduto alle altre e-cig). Il ministero guidato Beatrice Lorenzin non si è pronunciato. Saranno meno dannose? Forse. Però non c’è grande letteratura scientifica. Poco importa, alla fine basterà metterci sopra una bella immagine choc. Alcune delle immagini che presto vedremo sui pacchetti delle sigarette. La nuova direttiva europea sarà recepita dall’Italia in modo molto stringente. Sarà vietata anche la vendita di sigarette o tabacco da arrotolare con additivi e aromi. Spariranno le mini confezioni e sarà introdotto il sistema digitale di tracciabilità dell’intera filiera

Fonte: Claudio Antonelli – Libero

3 thoughts on “Salute tutelata a parole. Le sigarette elettroniche non sono tabacco | Libero

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