Opinioni

L’ultima follia: sigarette (ed e-cig) al bando e canne libere | Il Giornale

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Provati dallo sforzo di elaborare nuove regole anti tabacco, i legislatori italiani ed europei potrebbero cominciare ad avere il fiato corto. Non sia mai. Ecco alcuni suggerimenti creativi per i prossimi decreti destinati a rafforzare quello presentato ieri dal ministro della Salute: si potrebbe generosamente continuare a consentire l’acquisto di sigarette ma obbligare a chiamarle «cancerose». Oppure: va bene, si possono fumare, ma senza «respirare», come ci dicevamo da ragazzini. O ancora limitare l’acquisto agganciandolo a un parametro, ad esempio un pacchetto di sigarette per ogni promessa governativa di tagliare le tasse non rispettata. Be’ no, questo fomenterebbe troppo il tabagismo.

Ecco invece una soluzione draconiana: consentire l’acquisto di bionde solo a chi riesce a compilare una fattura elettronica o è munito di carta d’identità digitale. Al solo pensiero viene un brivido. E la voglia di accendersi l’ultima 100’s. Il decreto presentato ieri come norma che recepisce la di rettiva Ue, contiene alcune norme tutto sommato di buon senso, come un maggior controllo pubblico sugli additivi delle sigarette che potrebbero dare dipendenza, la chiusura a prova di bambini per il liquido delle sigarette elettroniche e controlli sui distributori automatici. C’è poi l’idea di coprire il 65% del pacchetto con frasi e foto choc che dovrebbero scoraggiare i fumatori, norma che verrà salutata con grande favore soprattutto dai venditori di portasigarette.
E infine regole che, presentate vi gliaccamente come obblighi europei, sono in realtà aggiunte italiane, in particolare il divieto di fumo in auto in presenza di donne incinte e bambini che già in passato scatenò po lemiche. Di per sé è un’ovvietà non «gasare» i bambini col proprio fumo in auto, ma il fatto che sia una legge a prevederlo è una brutta sterzata verso uno Stato sempre più paternalista, che coltiva la cultura dell’irresponsabilità dell’individuo. Come se i fumatori ormai non sapessero che il fumo fa male. Non che sia meno preoccupante l’ispirazione della di rettiva europea: leggendola, si capisce che l’unico limite al paternalismo per l’Europa, è che le norme non incidano «sul buon funzionamento del mercato interno» e non abbiano «effetti negativi sulla libera circolazione delle merci nell’Unione». A Bruxelles la libertà dei commerci conta più della libertà individuale.
L’altra ispirazione nefasta, ripetuta in Parlamento come al bar, è che chi si ammala grava sulle casse dello Stato. Una giustificazione che conduce dritta al nazismo eugenetico, se la spingiamo fino alle sue estreme conseguenze. E anche senza andare tanto lontano, piena di contraddizioni: andrebbero allora vietati gli sport di contatto (quanto mi costa se un calciatore si frattu ra la tibia?), il sesso non protetto, andare a pattinare sul ghiaccio senza la maglia della salute, stringere troppe mani senza lavarsele con l’amuchina. L’ultimo paradosso è che mentre viene presentato tra i sorrisi compiaciuti il nuovo decreto anti tabacco, nella stanza del potere a fianco si prepara un decreto che riconosce la sconfitta di decenni di politiche proibizioniste, lega lizzando la marijuana. Per non parlare delle contraddi zioni tributarie tutte italiche.
Da sempre sulle sigarette lo Stato esercita una forte leva fiscale, la cui pressione non è mai stata collegata allo scopo di dissuadere i fumatori: si aumentano Iva e accise quando c’è bisogno di fare cassa. E che cassa: lo Stato incassa ogni anno un gettito fiscale di 14 miliardi di euro. Un tesoro a cui pare difficile che lo Stato possa rinunciare. Basti guardare al fuoco di sbarramento esercitato contro le sigarette elettroniche che erodevano gli incassi dell’erario. Con tanti saluti alle preoccupazioni per la salute.

2 thoughts on “L’ultima follia: sigarette (ed e-cig) al bando e canne libere | Il Giornale

  1. A mio modestissimo parere, siete degli emeriti idioti. Pubblicare articoli principalmente vuoti (principalmente quale sarebbe il punto di questo articolo? ridicolo il 65% della superficie del pacchetto con avvisi? o forse “sigarette al bando e canne libere” – ma quando mai! -?) con titoli sensazionalizzati con un generalismo inutile che non porta da nessuna parte se non all’essere considerati degli idioti.
    Chiamare in causa poi un mercato che, fidatevi, prima di essere legalizzato nella nostra ItaGLia si vedrà bene di tassare oltremodo e soprattutto un mercato di tutte altre dimensioni e fasto è incomprensibile. Si parla di cannabis, la sostanza preferita in assoluto tra coloro che decidono di usare sostanze psicotrope a scopo ricreativo – seconda solo al mefasto alcol ma pianta che, stando ai fatti, non ha mai e mai potrà uccidere nessuno e che fino ad oggi è stata repressa solo da uno scellerato proibizionismo. E si parla di tabacco – altra sostanza, questa però piaga che continua ancor oggi a mietere vittime nella popolazione, che invece uno scellerato benismo ha addirittura promosso nei decenni passati portandolo allo stato attuale.
    Ora, per quanto confido nella vostra consapevolezza di essere parte della rivoluzione per quanto concerne metodi di assunzione, nel vostro caso di nicotina, spero comunque che sappiate di essere una stretta nicchia (nella nostra ItaGLia) di tabagisti.
    Se fossi in voi non mi metterei in posizione di giudizio verso quel poco di buono che FORSE si sta muovendo nel nostro paese. Anzi, ne coglierei l’occasione per ricordare che così come si è dimostrata l’inefficacia e la dannosità della combustione di semplici cartine contenenti materiale organico nel caso delle sigarette contenenti tabacco, lo stesso si applica ovviamente alla cannabis. Perchè non rilanciare e piuttosto dare il benvenuto alle nuove frontiere che potrebbero permetterci di consumare anche qualcosa di rilassante (e che non provochi dipendenza) nei nostri tank?

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