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Accise tabacchi e guerra alle e-cig, Philip Morris torna alla carica  | Il Fatto Insider

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Accise sui tabacchi, riparte la guerra che sembrava finita a gennaio con il decreto attuativo della delega fiscale che ha riordinato il sistema di tassazione del settore.  Promemoria: la partita si era chiusa con una mezza vittoria per il colosso Philip Morris.Il gigante americano chiedeva una revisione al rialzo della componente “specifica” dell’accisa, cioè quella fissa, che penalizza i marchi di fascia bassa (e meno quelli di gamma alta, come la sua Marlboro): sul piatto ha gettato l’investimento da 500 milioni di euro (e centinaia di posti di lavoro) dello stabilimento di Bologna – inaugurato da Matteo Renzi in persona – che produce le nuove sigarette a cialda di tabacco senza combustione, e su cui da settimane si ripetono gli elogi di esponenti del Pd sulle agenzie di stampa.  Alla fine ha ottenuto un piccolo rialzo sulla “specifica” (7,5%) ma ha incassato sui suoi nuovi prodotti una classificazione ad hoc (“prodotti da inalazione”) e lo stesso sconto sull’accisa (il 50%) delle sigarette elettroniche. I produttori di queste ultime hanno duramente contestato l’equiparazione, e proprio stamattina hanno ottenuto dal Tar (davanti al quale si era opposta Philip Morris) lo stop alla nuova imposta almeno per i liquidi non contenenti nicotina.  A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Il segnale che tutti attendevano è arrivato in commissione Finanze alla Camera, dove ieri i deputati del Pd Sabrina Capozzolo e Marco Causi (quest’ultimo, esperto fiscale ascoltato dal premier e capogruppo dei democrat in Commissione, dove è in pole position per sostituire il presidente, Daniele Capezzone) hanno depositato un’interrogazione al ministero del Tesoro.  Un testo molto ben studiato, dove gli onorevoli chiedono al ministero chiarimenti in merito agli effetti del decreto sulle accise sul gettito erariale realizzato nel primo semestre del 2015 (cioè se tale gettito è in linea con le stime di previsione fornite in sede di approvazione del d.lgs tabacchi); sulla “necessità di un intervento volto a modificare le aliquote o di procedere ad una revisione della metodologia di calcolo per i prodotti succedanei al tabacco basata su criteri oggettivi legati alle caratteristiche di questi prodotti”, cioè anche quelli prodotti da Pm.  Di fatto, viene chiesto al governo se non sia il caso di iniziare a rivedere le accise sul tabacco in caso di minori entrate. E che a fine anno ci sarà un calo nel gettito stimato (con molto ottimismo) lo si è capito nelle scorse settimane in fase di assestamento di bilancio, quando il governo ha fatto sapere che, visto l’andazzo dei primi 6 mesi, a fine anno ci sarà un buco di 353 milioni di euro. A quel punto la partita si riaprirà.

 

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