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Sigarette elettroniche, il TAR sospende la maxi tassa. Si pagherà solo sulla nicotina?

tar lazio

Il Tar del Lazio ha sospeso, almeno fino a novembre, il pagamento dell’imposta di consumo ex Dlgs 188 del 2014 che ha rivisto l’intero sistema di tassazione dei tabacchi (e stabilita da un Provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in € 0,373 più IVA al 22% su 1ml) per i liquidi da inalazione non contenenti nicotina.

Il tribunale amministrativo ha infatti accolto la domanda cautelare dell’Associazione nazionale produttori fumo elettronico (Anafe Confindustria) e di Fiesel Confesercenti insieme ad alcune aziende del settore che chiedevano, tra l’altro, l’annullamento del decreto ministeriale risalente al dicembre 2014 con cui si sono assoggettati alla imposta di consumo anche i prodotti da inalazione costituiti da liquidi non contenenti nicotina. In base all’ordinanza emessa oggi dal Tar, la tassazione rimane ancora in vigore e viene unicamente sospeso il pagamento dell’imposta relativa limitatamente all’importo dei liquidi non contenenti nicotina. È stata poi fissata al 4 novembre 2015 una nuova udienza per decidere sul merito della tassazione.

A seguito di questa sentenza lo Stato dovrà dunque rivedere le entrate stimate dal settore, tenendo anche conto che finora questa tassa, dal 1° gennaio 2015 ad oggi non è stata pagata sui prodotti da inalazione, e continuerà a non essere pagata almeno fino alla sentenza di novembre per i prodotti senza nicotina. Partiranno invece a breve i pagamenti per i primi sei mesi dell’anno, anche se dovranno essere riviste le cosiddette “quindicine”.

La decisione del TAR, che ha di fatto anche anticipato quello che sarà il responso – almeno sull’aspetto del senza nicotina – per quando si discuterà il merito della causa, è ovviamente figlia della recente sentenza della Consulta, che lo scorso venerdì 15 maggio aveva già bocciato la maxi tassa sulle e-cig introdotta dal DL 76/2013 spiegando come la discrezionalità tributaria incontri dei limiti, e che le tasse sulle sigarette trovano «giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute», è scritto nel provvedimento, ma «tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti altre sostanze» diverse dalla nicotina.

Primi problemi

Un primo problema ci sarà per alcune aziende che negli ultimi 10 giorni avevano deciso di vendere senza imposta, cercando di sfruttare una precedente sospensiva ottenuta con Decreto Monocratico dalle aziende aderenti ad Anafe e valida unicamente per esse. Queste aziende infatti, si troveranno a dover versare l’imposta di consumo sui prodotti venduti negli ultimi giorni (subendo un grave danno, considerando che su 10ml l’imposta è in media tre volte il prezzo all’ingrosso), mentre non rischiano alcunché – almeno in linea generale – i negozianti.

Negozianti che invece avranno un problema diverso, che per una volta li accomunerà ai negozianti. Molti negozianti e tabaccai infatti hanno in magazzino migliaia di flaconi con tassa assolta, che a questo punto non potranno “scaricare” sul consumatore, pena il finire fuori mercato. Come gestiranno le aziende la questione. Si consideri ad esempio il caso Chesterfield. Philip Morris, società titolare del brand, due anni fa decise di abbassare di 60 centesimi il prezzo, quando migliaia di tabaccai ne avevano ovviamente sugli scaffali a volontà. Risultato? Dovettero “ingoiare” la decisione (anche se qualcuno maligna – ma sono solo rumors – di mossa concordata per sollecitare una revisione dell’accisa e di interventi a supporto del problema…).

Le conseguenze dell’ordinanza del TAR

Innanzitutto le aziende dovranno valutare il comportamento da tenere nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha visto ancora una volta il proprio i propri venire “abbattuti” dalla giustizia amministrativa. Era infatti solo il 23 giugno quando l’ADM ha pubblicato una Circolare con la quale ribadiva – a torto, oltre che a spregio della sentenza della Consulta – l’applicabilità dell’imposta di consumo ai liquidi senza nicotina. 

Quello che appare evidente è che questa decisione del TAR avrà importanti conseguenze pratiche. Di fatto, da oggi la tassazione e-cig si riversa unicamente sulla nicotina. Pur rimanendo da interpretare l’ordinanza, che afferma la sola esclusione dei liquidi non contenenti nicotina, sulla base delle richieste dei ricorrenti esistono aspetti interpretativi che potrebbero portare ad una tassazione unicamente sulla nicotina. Al di la di questo aspetto poi, appare chiaro come il mercato inevitabilmente si adeguerà a questa nuova situazione con prodotti che portino appunto a far ricadere l’imposta sulla nicotina, unica sostanza che la stessa Corte Costituzionale ha riconosciuto poter giustificare un tale “disfavore fiscale” (per quanto di fatto minore al cosiddetto “tabacco riscaldato” immesso sul mercato da Philip Morris, privilegiato rispetto ai liquidi da inalazione dall’astruso sistema di equivalenza messo in piedi dai Monopoli).

Un problema non da poco per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e per il Ministero dell’Economia e delle Finanze, visto che ad esempio una quantità di 1ml di nicotina utilizzabile per 10ml di liquido potrebbe arrivare a subire un’imposizione fiscale di soli 37 centesimi più IVA, considerando l’attuale livello stabilito dall’Agenzia. Una possibile scappatoia quindi per il mondo e-cig, con anche però rischiose possibili ricadute per i consumatori: esiste infatti il pericolo che liquidi iper concentrati alla nicotina invadano il mercato dall’estero, e ricordiamo che la nicotina è una sostanza pericolosa da maneggiare. Anche un solo caso di avvelenamento potrebbe portare danni di immagine enormi e restrizioni normative. Secondo quanto risulta ad AgiVapeNews, è già in lavorazione presso il Ministero della Salute un’Ordinanza ministeriale che limiti a 20mg la concentrazione di nicotina (pur con esaurimento scorte) e l’utilizzo della stessa ai soli “professionisti”.

Quel che è certo è che, come anche indicato dal TAR Lazio nel corso della discussione, è la politica a doversi assumere la responsabilità di trovare una soluzione. Quella soluzione – fatta di un’imposta limitata sulla nicotina e di un sistema di controlli sul mercato – che, nonostante il favore di politici di tutti i gruppi e l’impegno e le proposte delle associazioni di settore, però l’ADM e il consigliere del MEF Vieri Ceriani, deus ex machina della “delega fiscale” inventore (ma sarà lui?) dell’equivalenza con le sigarette tradizionali pur in assenza di standard scientifici e industriali, si sono ben guardati dal voler trovare, con conseguenti danni enormi per aziende e casse dello Stato. Un punto quest’ultimo su cui la Corte dei Conti potrebbe presto aprire un fascicolo.

Arnaldo Selmosson

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