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Giorgetti: «Minacciato via Facebook, ho temuto per me e la mia famiglia» | Corriere di Verona

«Mesi d’ansia»: il deputato ieri ha deposto in aula e chiede i danni all’imputato, che commercia sigarette elettroniche

giorgetti
«Fai bene attenzione a quando metti in moto l’auto…». Frasi intimidatorie, toni perentori, parole di minaccia talmente pesanti da poter evocare, nell’ipotesi più estrema, addirittura il pericolo di un eventuale attentato. Tanto da aver fatto temere l’onorevole Alberto Giorgetti per la propria incolumità ma soprattutto «per quella della mia famiglia»: un clima intimidatorio, quello con cui si è trovato costretto suo malgrado costretto a fare i conti, che si era fatto particolarmente insostenibile tra la primavera e l’estate del 2013, in particolare – come ha rievocato lui stesso ieri mattina in aula, nel corso dell’udienza che si è tenuta di fronte al giudice di pace Carla Cocchi – tra l’aprile e l’agosto di due anni fa.
Rappresentato dal proprio legale di fiducia Paolo Tacchi Venturi, il deputato di Forza Italia ha deposto in qualità di parte civile nel processo che vede un imprenditore toscano accusato di averlo gravemente minacciato via Facebook. Al punto da aver «prodotto uno stato d’ansia» sia al parlamentare che ai suoi familiari e da aver indotto la prefettura di Roma ad assegnargli la scorta. Di fatto, non poteva più sentirsi libero negli spostamenti l’allora sottosegretario veronese all’Economia: tutta «colpa», stando a quanto accertato dagli uomini della Guardia di finanza dopo la doppia denuncia presentata dal deputato di centrodestra, delle sue iniziative politiche finalizzate alla regolamentazione della sigaretta elettronica.
Proprio attraverso i social network, all’epoca, ci fu chi gli puntò il dito contro accusandolo di agire «al soldo delle associazioni di tabaccai», chi lo bollò come un politico che «si muove solo a garanzia delle poltrone», chi gli contestò di essere «alla mercé della lobby del tabacco». Un «clima di autentica pressione», quello con cui si trovò alle prese l’onorevole, che lo portò a temere rischi concreti per sé e la sua famiglia in quanto, dietro ai settori di cui di occupava nella propria veste di sottosegretario – in primis sigarette elettroniche e gioco d’azzardo – si celano interessi economici fortissimi e per di più, spesso, ricollegabili a gruppi e organizzazioni connesse alla criminalità organizzata.
Sotto accusa, chiamato a rispondere dell’ipotesi di reato di «minacce semplici » (per questo della querelle si occupa per competenza il giudice di pace), risulta un quarantenne originario di Torino ma la cui attività ha sede in Toscana, Emanuele Cherio. Al suo nome, nel corso delle indagini, sono arrivati gli investigatori delle Fiamme gialle impegnati a risalire ai responsabili di quelle pesanti parole intimidatorie indirizzate all’onorevole forzista da «navigatori» rimasti (ovviamente…) anonimi.
Fatto sta che, come ha confermato ieri in aula l’allora comandante del nucleo tributario delle Fiamme gialle scaligere, i finanzieri sono giunti a identificarlo partendo dal profilo Facebook «Smooke Viareggio» , ricollegabile proprio all’imputato. Al termine delle indagini preliminari il pm aveva chiesto l’archiviazione, però il giudice ne ordinò l’imputazione coatta. E siamo a ieri, quando in aula è andata in scena la seconda udienza. Da un lato, con la costituzione a parte civile, Giorgetti ha intenzione a chiedere un adeguato risarcimento-danni in caso di condanna. Sul versante opposto, se lo vorrà, l’imputato alla prossima udienza si potrà difendere. Ma l’ultima parola la pronuncerà il giudice.
Fonte: Laura Tedesco – Corriere di Verona
Corriere di Verona - Giorgetti

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