Esteri

Portogallo, inutile e dannosa la tassa sui liquidi e-cig

liquideo-taxe-portugal

Oltre all’Italia, un solo altro paese europeo ha imposto un tassazione sui liquidi per sigarette elettroniche. Si tratta del Portogallo, dove dallo scorso gennaio i consumatori sono costretti a pagare un’imposta di consumo di ben 6 euro per ogni flacone da 10ml. Una tassa che, come già avvenuto in Italia, sta facendo esplodere il mercato nero e spingendo i consumatori sui siti esteri (che l’imposta non la applicano e non rischiano nulla), a scapito unicamente dell’industria locale.

L’applicazione della nuova imposta portoghese è stata abbastanza lenta. Infatti, i negozi avevano la possibilità di esaurire le scorte 2014 senza imposta. In realtà però queste sono finite prima del previsto, e il peso dei 6 euro sui flaconi – venduti con tanto di fascetta fiscale – sta già facendosi sentire.

Da una ricerca condotta da EcigIntelligence sui negozi di Lisbona è emerso infatti che le scorte 2014 sono ormai al lumicino per alcuni e terminate per molti altri. Ma la sola entrata in vigore dell’imposta, e l’informazione connessa relativa agli esorbitanti aumenti di prezzo, ha già mandato in crisi il settore, almeno quello legale, in quanto il numero dei vapers non è certo diminuito.   

Anzi, secondo l’analisi di EcigIntelligence il mercato portoghese risulta in netta crescita, come dimostrato anche dei sempre nuovi clienti che si presentano nei negozi, ma molti dei vecchi hanno iniziato a spostare i loro acquisti online. Un fenomeno destinato a peggiorare sempre più col passare delle settimane e l’esaurimento delle scorte 2014.

Tra i fenomeni evidenti – fotocopia di quanto sta accadendo in Italia – c’è quello dell’acquisto di liquidi ad alta concentrazione di nicotina con successiva diluizione “fai da te”, un metodo che può anche presentare dei rischi per i consumatori, ma che certo comporta enormi risparmi (e minori entrate per lo Stato). Un qualcosa che certo non vedrà fine con l’ingresso della TPD (che prevede un limite a 20mg di concentrazione di nicotina), considerata la totale assenza di controlli.

Per quanto riguarda i device, proprio a causa dello spostamento online dei clienti, si è ridotta anche la vendita di cartomizers del 35%, e molti negozi hanno già chiuso i battenti (circa 150 sui 300 del picco raggiunto nel 2014).

A differenza dell’Italia, dove anche grazie all’azione informativa di Anafe – all’epoca unica associazione di rappresentanza – del tema si parlò ovunque con anche qualche problema per l’allora governo Letta (il sottosegretario Alberto Giorgetti si trovò tra i pochissimi non rinnovati poi con Renzi anche per questo motivo), in Portogallo c’è stato una rio problema di informazione nei confronti dei negozianti, con scarsissimo ruolo svolto dal Governo.  

Un aspetto importante del embrace e-cig portoghese è che da tempo i tabaccai le vendono, rappresentando in genere il primo punto di accesso per il fumatore che voglia provare una sigaretta elettronica. Secondo i dati di EcigIntelligence (analisi fatta su Lisbona) l’impatto sul fatturato dei tabaccai della vendita di liquidi e altro è di circa l’8%, con previsioni in calo. Tra i brand in vendita presso i tabaccai ci sono Brio (di Clipper), distribuito da Augusto Duarte Reis, che si occupa anche di tabacco; Eleaf; Hangsen; Vapo Cigar; Vapor Vice.

Come già accede nel caso del mercato delle sigarette di alcuni paesi, i confinanti guadagnano dall’eccesso di tassazione: si pensi al caso dei poveri tabaccai friulani tartassati, con i fumatori che comprano in Slovenia, o al contrario quelli di Ventimiglia favoriti dalle tasse francesi. E così al momento ad incassare di più a causa dell’eccesso fiscale portoghese, come da quello italiano, sono siti con base in Germania, Polonia, Slovenia, ecc. E a rimetterci sono i negozi, spesso condotti da imprenditori alle prime armi e comunque che non hanno avuto il tempo di stabilizzarsi. Ma la cosa più assurda è che a rimetterci di più è lo Stato – in Portogallo come in Italia – che non vede entrare le tasse previste derivanti dai liquidi, e che anzi perde tutte le altre (IVA, ecc.) a causa del restringersi del settore legale. Inoltre, se l’obiettivo era quello di limitare il calo delle accise da tabacco, anche quello risulta fallito, visto che in ogni caso il mercato cresce ma online.

Allora la domanda sorge spontanea: cui prodest? O, come da più parti in entrambi i paesi si suggerisce, si tratta unicamente di incompetenza e ignoranza da parte dei burocrati che spingono per questo tipo di tassazione? La risposta potrebbe però arrivare presto, quando probabilmente i primi prodotti a tabacco riscaldato, ed ad accisa ridotta, appariranno sul mercato portoghese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...