Policy

Sigarette elettroniche, così troppe tasse le mandano in fumo | Il Garantista

aams

È un piccolo comparto nell’economia italiana, un settore di nicchia che coinvolge poco più di 4 milioni di italiani tra produttori, rivenditori e consumatori. Ma che risulta essere un grattacapo per il governo Renzi in generale e per il ministro Padoan in particolare. Si tratta del fumo elettronico, un nuovo tassello nel puzzle normativo statale e per questo non ancora soggetto a regole chiare. Prova ne sia la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso mese di aprile che ha dichiarato illegittima la tassa 2014 sulle e-cig, poiché “affida ad una valutazione, soggettiva ed empirica l’individuazione della base imponibile e nemmeno offre elementi dai quali ricavare, anche in via indiretta, i criteri e i limiti volti a circoscrivere la discrezionalità amministrativa nella definizione del tributo”. La corte ha aggiunto, inoltre, che la tassa è in aperto contrasto con l’articolo 23 della Costituzione e limita il diritto di libera iniziativa economica.

Come se nulla fosse successo, però, nei giorni scorsi l’Agenzia Dogane e Monopoli ha inviato una circolare a tutte le aziende iscritte come deposito fiscale nel 2014 con la richiesta di notificare “il valore complessivo, in base ai prezzi di tariffa di vendita al pubblico, delle immissioni in consumo dell’anno 2014, distintamente per marche, dei prodotti succedanei del tabacco contenenti nicotina, con esclusione quindi dei prodotti senza nicotina e dei dispositivi e delle relative parti di ricambio

Una lettera che suona come una beffa nei confronti dei produttori e dei distribuitori rispettosi della legge, visto che chi non si era iscritto come deposito fiscale nel 2014 a questo punto non rischia nulla, non essendo sottoposto a controllo e dunque ad eventuale sanzione. Ma la missiva recapitata a firma del direttore centrale Adm Roberto Fanelli andrebbe anche in contrasto con la sentenza stessa della Corte Costituzionale. Sembrerebbe quasi una prova di forza tra istituzioni, dove ADM reciterebbe la parte del cattivo.

Ma forse, all’origine della forzature, ci sarebbe la decisione di Matteo Renzi di sotituire i vertici dell’azienda, una delle più importanti e strategiche in chiave economica nazionale, poiché vigila, decide e incassa tutti i proventi dai settori ad alto tasso di dipendenza: tabacco, gioco d’azzardo, lotterie, scommesse. Nel Palazzo si vocifera infatti che la Presidenza del Consiglio sarebbe in procinto di sostitutire i vertici Aams. A farne le spese per primo sarebbe Giuseppe Peleggi, numero uno di Adm, che lascerebbe il posto a Mario Fiorentino, attualmente direttore generale al Mef, nonché componente del Comitato dei garanti della dirigenza di Palazzo Chigi, e con lui potrebbero saltare anche il capo della Direzione Affari Normativi, il discusso Italo Volpe, e quello della Direzione Tabacchi Canio Zarrilli.

La legge 2014 bloccata dalla Consulta aveva previsto un’imposta di consumo del 58,5 per cento sia sui dispositivi elettronici o meccanici, e relative parti di cambio, sia sui liquidi, equiparando di fatto le sigarette elettroniche a quelle tradizionali, con la conseguente applicazione dello stesso livello impositivo su liquidi (con e senza nicotina). E, ovviamente, lo stesso tipo di regole: depositi fiscali, autorizzazione, regime tariffario dei prezzi. A quel punto però Anafe-Confindustria ha messo in moto la macchina dei ricorsi: prima al Tar (che aveva decretato la sospensione dei decreti attuativi), poi alla Corte costituzionale che, relatore Giuliano Amato, ne ha stabilito l’incostituzionalità. L’effetto della sentenza, oltre a provocare un buco da 117 milioni nelle casse dello Stato per il 2014 avrà pesanti ripercussioni anche sull’attuale tassazione. In pratica la tassa è stabilita in base a un sistema di equivalenza con le sigarette (con uno sconto del 50 per cento sull’accisa dei tabacchi lavorati) – non basato su alcuni standard ma costruito arbitrariamente da AAMS – equiparando “un’unità di prodotto liquido da inalazione, pari a 1 ml, al consumo di 5,63 sigarette convenzionali”.

Il risultato? Aumento fino al 150 per cento del prezzo al pubblico; aumento del 300 per cento del prezzo all’ingrosso; saracinesche abbassate dal 30 per cento dei rivenditori (dati Fiesel-Confesercenti); aumento del nero, fai-da-te e online estero che attualmente rappresenta l’80 per cento del mercato con danni per aziende e casse dello Stato. Il muro eretto da AAMS nei confronti dei produttori e rivenditori e-cig sembra difficile da scalfire. Eppure è crollato anche quello di Berlino…

Schermata 2015-06-18 alle 08.12.27

Fonte: Stefano Caliciuri – Il Garantista

One thought on “Sigarette elettroniche, così troppe tasse le mandano in fumo | Il Garantista

  1. Pingback: ADM, è Aronica il nuovo responsabile dell’Area Monopoli |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...