Esteri/Policy

USA, con tracciabilità e-cig possibili nuove tasse sul settore

Ron_Wyden

Anche negli Stati Uniti il dibattito sulla classificazione delle sigarette elettroniche e sul loro posizionamento di mercato relativamente alle sigarette tradizionali sta entrando nel vivo e coinvolgendo più attori a livello istituzionale e regolamentare. Il senatore democratico dell’Oregon Ron Wyden, in particolare, ha scritto alla Commissione per il Commercio Internazionale (USITC), presieduta da Meredith Broadvent, in merito alla possibilità di tracciare le importazioni di sigarette elettroniche e dei prodotti connessi, in quanto il volume dell’import di questi ultimi ha un grande impatto sia sull’economia, ma anche sulla salute del popolo americano. In particolare è stato richiesto che l’Harmonized Tariff Schedule (ossia l’elenco dei beni che vengono classificati per l’import-export doganale) avesse una categoria a parte dedicata alle sigarette elettroniche, che al momento sono inserite in un paniere di beni molto variegato che comprende anche luci stroboscopiche, estratti di alghe, contatori di calorie e lacci delle scarpe luminescenti. La presenza di elementi così differenziati tra loro non consente di acquisire dati relativi al mercato delle e-cig, che è sempre più in espansione, e per questo motivo favorisce il mercato nero. Infatti, sempre Wyden riporta che il 90% dei prodotti da sigaretta elettronica provengono dalla Cina, dove la produzione ha standard molto diversi (e sicuramente inferiori) rispetto a quelli americani.

La richiesta è bipartisan, dal momento che i dati portati da Wyden all’attenzione della USITC sono stati prodotti da uno studio del Government Accountability Office (GAO) richiesto anche da un senatore repubblicano dello Utah, Orrin Hatch, anch’egli spesso sensibile ai temi riguardanti la Food and Drugs Administration. Lo studio ha evidenziato come anche gli e-liquid prodotti negli USA contengano elementi provenienti dall’estero, ossia da Paesi come Francia, India, Cina e Svizzera, che vengono importati come prodotto “grezzo” e poi vengono in realtà utilizzati per comporre il liquido. La decisione della Commissione si attende per l’ottobre prossimo, con la nuova classificazione per le e-cig a partire dal Gennaio 2016. La richiesta di Wyden può portare a un risultato ancora più ampio rispetto alla semplice fornitura di informazioni richiesta dal senatore Dem: infatti, potrebbe causare una tassazione federale sulle e-cig dello stesso tipo di quelle per il tabacco, come suggerito da molti Stati in un ottica di aumento del gettito per l’erario.

Anche per l’Italia il problema del mercato nero dei prodotti da sigaretta elettronica è quanto mai pressante, se si pensa che il settore dello svapo nella Penisola è in costante crescita dopo due anni di calo dovuto alla tassazione iniqua sulle e-cig del 58,5%. Per i produttori di sigarette elettroniche la scarsa tracciabilità dei liquidi pericolosi (nicotina ad alte concentrazioni, aromi) crea un enorme danno alla produzione e, cosa più importante, potenziali rischi per la salute per coloro che (a livello di produzione e di consumo) applicano il fai-da-te miscelando liquidi da svapo in dosi non controllate. Secondo Umberto Roccatti di Puff, azienda leader nel settore degli e-liquid, “una fetta importante del mercato si sta traslando verso il mercato nero e verso i rivenditori esteri, soprattutto quelli online. Lo Stato ha tassato ma non ha predisposto i meccanismi di controllo. Anzi, non ha in realtà mai fatto dei controlli sul nostro settore, sfavorendo le aziende serie e creando una situazione estremamente paludosa”. Il mercato online consente ai produttori illegali di by-passare il pagamento della tassa sui liquidi (equiparata a quella sui tabacchi), producendo anche un danno per le casse dello Stato per il mancato gettito. Per Francesco Manzi, direttore commerciale per l’Italia di Ovale, “lo Stato ha costretto le piccole e medie imprese produttrici di sigarette elettroniche a pagare una tassa salata e ingiusta, come ha affermato recentemente anche la Corte Costituzionale, che ha solo messo in difficoltà tutto il settore, senza garantire un minimo di sicurezza. I liquidi prodotti legalmente sono diventati prodotti molto appetibili per il contrabbando, a causa dell’aumento del loro prezzo di vendita”.

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