Opinioni/Policy

Il senso dell’AAMS per la Corte Costituzionale

lettera aams

Al peggio, o in certi casi al ridicolo, non c’è mai fine. Ci avevano già pensato il TAR Lazio e poi il Consiglio di Stato, e poi il 15 maggio 2015 è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale n. 83/2015 (relatore Giuliano Amato), che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del maxi-prelievo del 58,5% sulle sigarette elettroniche, i dispositivi e le parti di ricambio, introdotto nell’estate del 2013 dal Governo Letta.

La sentenza della Consulta richiama i profili già evidenziati dal TAR, ritenendo contrario all’articolo 3 della Costituzione e «del tutto irragionevole, l’estensione, operata dalla disposizione censurata, del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati e di dispositivi per il relativo consumo, i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco». Ma non solo. Secondo la Corte a ciò si aggiunge «l’indeterminatezza della base imponibile e la mancata indicazione di specifici e vincolanti criteri direttivi, idonei ad indirizzare la discrezionalità amministrativa nella fase di attuazione della normativa primaria».

La norma ‘bocciata’ infatti «affida ad una valutazione, soggettiva ed empirica – la idoneità di prodotti non contenenti nicotina alla sostituzione dei tabacchi lavorati – l’individuazione della base imponibile e nemmeno offre elementi dai quali ricavare, anche in via indiretta, i criteri e i limiti volti a circoscrivere la discrezionalità amministrativa nella definizione del tributo». E tutto ciò è in contrasto con l’articolo 23 della Costituzione, il principio della “riserva di legge”.

Si dice che le sentenze non si commentano o addirittura si interpretano pro domo propria, ma si rispettano, ma evidentemente all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non la pensano così.

Continuando nell’opera di persecuzione adottata ormai da oltre due anni nei confronti del settore delle sigarette elettroniche, l’ADM ha inviato una lettera a tutte le aziende iscritte come deposito fiscale nel 2014 con una richiesta – a firma del Direttore Centrale Roberto Fanelli – di notificare “il valore complessivo, in base ai prezzi di tariffa di vendita al pubblico, delle immissioni in consumo dell’anno 2014 , distintamente per marche, dei prodotti succedanei del tabacco contenenti nicotina, con esclusione quindi dei prodotti senza nicotina e dei dispositivi e delle relative parti di ricambio“.

Una lettera che suona come una beffa nei confronti di quei produttori e distribuitori rispettosi della legge, visto che chi non si era iscritto come DF nel 2014 a questo punto non rischia nulla. Ma una lettera che ancor di più va in spregio della stessa sentenza della Corte Costituzionale, che – secondo alcuni – ha la colpa (come già il TAR) di aver contraddetto l’ego di qualche fine giurista autore delle norme dichiarate incostituzionali.

Ma sarà stato lo stesso giurista ad aver consigliato l’ADM di ignorare completamente almeno una parte della sentenza?

Infatti questa, oltre a censurare l’assurda tassazione sui prodotti senza nicotina, come noto a tutti (tranne che ai Monopoli, evidentemente) in libera vendita ovunque, ha dichiarato incostitutzionale anche “l’indeterminatezza della base imponibile e la mancata indicazione di specifici e vincolanti criteri direttivi, idonei ad indirizzare la discrezionalità amministrativa nella fase di attuazione della normativa primaria“. E, incredibilmente, proprio sulla base di questa discrezionalità, l’ADM scrive per richiedere agli operatori degli importi peraltro impossibili da definire. E poi, perché sui liquidi “con nicotina”, che appunto contengono liquidi non tassabili, e non solo sulla nicotina?

Il tutto senza che peraltro a distanza di un mese dalla sentenza la stessa Agenzia abbia commentato nulla in relazione alla stessa, fornendo alcuna indicazione, visti anche gli evidenti aspetti critici della legislazione in vigore che sicuramente verranno travolti dalla sentenza della Consulta. Legislazione sulla quale l’ADM, tanto solerte nel mandare lettere sul 2014, si invece ben guardata di dare il via ai necessari controlli per garantirne il funzionamento, nonostante una minacciosa Circolare del marzo 2015 rimasta lettera morta.

Un ramo dello Stato competente, in buona fede, voglioso di far funzionare un mercato incagliato proprio a causa del ruolo dell’ADM, mai avrebbe inviato una lettera del genere. Anzi, forse avrebbe avuto senso l’invio di almeno una lettera di scuse alle aziende, ai negozianti e a tutti quelli che hanno perso il lavoro per una serie di atti amministrativi e norme (spinte proprio dall’ADM) la cui disfunzionalità era evidente a tutti e che hanno anche causato centinaia di milioni di buco nelle casse dello Stato.

Ma così non è stato, ed ora gli operatori del settore si troveranno di nuovo a dover affrontare in tribunale – probabilmente presso le Commissioni Tributarie – l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E l’8 luglio poi ci sarà il giudizio di merito del TAR del Lazio.

A questo punto la domanda sorge spontanea: perché l’ADM si accanisce contro il settore e-cig in questo modo, causando danni enormi ai privati ed allo Stato? E un’altra domanda andrebbe posta a Governo e Parlamento: non è forse giunto il tempo di individuare le responsabilità di tutti questi errori tra i tecnici che da due anni forniscono “garanzie” facendo invece solo disastri?

Il presidente del Consiglio Renzi ha indicato nella lotta alla burocrazia «la madre di tutte le battaglie». Ecco, ne approfitti per dare un’occhiata a cosa succede a Piazza Mastai.

Arnaldo Selmosson

PS: Come sempre AgiVapeNews è disponibile a ricevere smentite, commenti e articoli da parte dei soggetti in discussione, che verranno pubblicati senza alcuna censura.

 

2 thoughts on “Il senso dell’AAMS per la Corte Costituzionale

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