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Tabagismo e tassazione. La via d’uscita della sigaretta elettronica | Il Nostro Tempo

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È stata oggetto di attacchi probabilmente ben orchestrati, cui molti mass media hanno dato notevole spazio. Ma nei giorni scorsi sono state presentate al XVII Congresso nazionale sul tabagismo le conclusioni del primo studio medicale assistito condotto in Italia che la rivaluta come valida via d’uscita per i fumatori.

Parliamo della sigaretta elettronica, la cosiddetta e-cig, che ha avuto un paio di anni fa un vero e proprio boom. Fu allarme rosso per chi ne aveva un danno economico, a cominciare dallo Stato, che vedeva andare in fumo (mai metafora pare più azzeccata) una parte consistente dei guadagni dalla tassazione sulle “bionde”. E poi un coacervo di soggetti, produttori e multinazionali del tabacco, tabaccai, farmacisti, abbandonati dai clienti che entravano sempre più numerosi nei nuovi negozi di sigarette elettroniche.

Persino la Philips Morris, allarmata dal calo delle vendite di sigarette tradizionali, decise di acquistare un’azienda di e-cig. Si pubblicarono notizie allarmistiche, come quella che a Napoli erano state trovate tracce di metalli pesanti nei liquidi usati per le e-cig, ignorando il fatto che i liquidi erano confezionati con l’acqua potabile di quella città e che quelle tracce di metalli pesanti i napoletani se le bevevano tutti i giorni.

Invano la prestigiosa rivista scientifica «Nature» e il più noto oncologo italiano, il professor Umberto Veronesi, scesero in campo per difenderla, definendo «fandonie» gli attacchi sferrati alla sigaretta elettronica in nome del principio di precauzione. Lo Stato si gettò famelico sulla preda: aumentò in modo esponenziale le tasse sulle sigarette elettroniche e sui suoi componenti.

Un atteggiamento miope (oltre che cinico), perché ributtando in braccio alle “bionde” centinaia di migliaia di persone i benefici economici dell’oggi li pagherà cari domani come spese a carico del servizio sanitario nazionale. Basti pensare che ogni anno in Italia i morti per patologie legate al tabagismo oscillano fra i 73 mila e gli 80 mila. E così la sigaretta elettronica ha invertito la marcia e i punti vendita sono scesi dai 3 mila del 2013 agli odierni 1.200.

Ma veniamo allo studio condotto da Fabio Beatrice, direttore Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, e da Roberta Pacifici, dell’Istituto superiore della Sanità. Per un anno sono state seguite 34 persone che fumavano una media di 22 sigarette al giorno da molti anni. Grazie all’uso della e-cig, il 100 per cento ha smesso di fumare o ha ridotto notevolmente il fumo. Dopo 8 mesi il 53 per cento dei pazienti ha eliminato del tutto le sigarette tradizionali, un altro 23,5 è sceso da una media di 22 sigarette giornaliere a 5 e il restante 23,5 per cento da 22 a 7 e mezzo. Con benefici evidenti soprattutto per la mancata combustione di carta e tabacco (in una sigaretta si sprigionano una sessantina di sostanze cancerogene).

Ora lo studio affronterà il problema della riduzione della nicotina (che dà dipendenza), visto che quella immessa nei liquidi delle e-cig si può abbassare fino a farla completamente scomparire. Si potrebbe obiettare che basterebbe smettere di fumare e il problema sarebbe risolto. Ma è una strada che non ha dato finora risultati: secondo dati Doxa, in Italia il 92 per cento dei fumatori ha cercato da solo di smettere e l’88,4 ha ripreso entro lo stesso anno.

La sigaretta elettronica (soprattutto se inserita in un percorso medico assistito) sembra riuscire dove hanno fallito le gomme da masticare, i cerotti transdermici, gli spray nasali, le tavolette sublinguali. Il perché lo spiegano i due ricercatori: «Per un fumatore costituisce una proposta più facilmente ricevibile. È uno strumento significativo nell’avvicinamento della gran parte della popolazione dei fumatori che per diverse ragioni non è interessata a smettere di fumare ed è di grande interesse medico per quanto attiene alla gestione clinica operativa del cosiddetto risk reduction da tabagismo».

Fonte: (e.g.) – il Nostro Tempo – Scarica l’articolo in .pdf

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