Salute/Tabacco

ISS, in calo (forse) gli svapatori. Ma aumenta il numero di chi smette grazie alle e-cig

Mancini (Anafe) e Federici (Fiesel) contestano i dati ISS: Il mercato è in crescita, ma il campione è inadeguato, a causa di una tassazione criminogena che ha spinto gli utilizzatori verso acquisti illegali

issecig

In occasione del “No Tobacco Day“, continua il balletto dei dati e delle informazioni sul mercato delle sigarette elettroniche. E anche quest’anno continua da parte dell’ISS l’utilizzo di un campione statistico errato.

Secondo i dati diffusi oggi nel Rapporto Annuale sul Fumo in Italia dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, per le e-cig ci sarebbe stato un crollo nell’utilizzo.”Gli utilizzatori – spiega il prof. Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri – sono passati dal 1,6% del 2014 all’1,1% del 2015 (nel 2013 erano il 4,2%)”.

Coloro che usavano abitualmente sigarette elettroniche nel 2013 erano circa 510 mila persone (l’1% della popolazione), circa 255 mila (lo 0,5%) nel 2014 e circa 350 mila persone (0,7%) nel 2015. I consumatori occasionali erano 1,6 milioni nel 2013 (il 3,2% della popolazione), circa 550 mila (l’1,1%) nel 2014 e 200 mila (lo 0,4%) nel 2015. Gli utilizzatori della e-cig hanno mediamente 45 anni e sono soprattutto uomini (63,2%). In aumento rispetto allo scorso anno la percentuale di utilizzatori ultra 65-enni (12,2%).

La e-cig piu’ utilizzata e’ quella contenente nicotina (60,8%) che viene acquistata soprattutto presso i rivenditori specializzati (61,1%). In aumento la percentuale di fumatori di e-cig che dichiara di non aver modificato le proprie abitudini tabagiche, aggiungendo quindi l’uso della e-cig allo stesso numero di sigarette tradizionali fumate (25,1% nel 2014 33,5% nel 2015). L’86,0% degli ex utilizzatori di sigaretta elettronica ne ha fatto uso al massimo per 6 mesi.

Dati catastrofici, secondo l’analisi ISS/Doxa, che però non riflettono affatto la realtà secondo chi lavora sul campo, come conferma anche il presidente di Anafe Confindustria, Massimiliano Mancini, che in un comunicato da un quadro molto chiaro della situazione.

Se è vero che la riduzione del numero di punti vendita è stata sostanziale, ANAFE-Confindustria sottolinea invece che il numero di svapatori abituali e occasionali non sia diminuito, al contrario secondo le analisi sui dati delle aziende è cresciuto fino a oltre 800.000 in tutto il territorio nazionale. “Ma sono altri, purtroppo, i canali commerciali attraverso cui gli utilizzatori di e-cig si riforniscono” segnala il presidente Massimiliano Mancini, “che impediscono di costruire un campione che fornisca dati reali. La colpa quindi non è certo dell’ISS, ma di una legge criminogena”.

Quello che si è realizzato negli ultimi mesi” prosegue Mancini “è stato un crollo delle vendite ufficiali a favore del mercato illegale, soprattutto sul web – che raccoglie oggi l’80% del mercato – , gestito da aziende estere che operano con prezzi non concorrenziali perché i loro prodotti non applicano la tassazione prevista dalla legge italiana”.

Il riferimento del presidente di Anafe-Confindustria Mancini è in primo luogo all’imposta Di € 3,73 più IVA attualmente in vigore e contenuta nel Dlgs Tabacchi 188/2014, ma anche a quella del 58,5% del prezzo di vendita contenuta nel Decreto Legge 76/203 dichiarata illegittima non più di due settimane fa dalla Corte Costituzionale, e su cui “è calato il silenzio, a cominciare da quello dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che purtroppo appare disinteressarsi da mesi – è un fatto – dell’illegalità diffusa e dei soldi persi da aziende che rispettano la legge e dallo Stato”.

Questo susseguirsi disordinato e illogico di decisioni e imposizioni fiscali inique ha portato un mercato florido ad irrigidirsi e a crollare – nella parte legale – nel giro di meno di due anni, ma la domanda non è crollata, semplicemente si è rivolta altrove” denuncia Mancini. “Il Governo attuale e quello precedente che hanno cominciato questa assurda battaglia contro il mondo delle sigarette elettroniche non si sono preoccupati di arginare i danni che il mercato estero non sottoposto a tassazione avrebbe potuto portare al mercato e infatti oggi, ancora senza controlli nonostante la nuova legge sia in vigore ormai da sei mesi, le aziende che operano nel settore sono ancora in gravissima difficoltà e i dati ufficiali che escono dipingono un quadro che corrisponde solo in maniera parziale alla realtà”.

Secondo quanto risulta da AgiVapeNews da fonti aziendali, è errato anche il dato di 60,1% di svapatori che usano nicotina in varie gradazioni, che invece sarebbe più alto di oltre 30 punti percentuali almeno.

Molto critico anche Massimiliano Federici, presidente di FIESEL Confesercenti, l’asssociazione dei negozianti e-cig, categoria decimata dalle norme dichiarate incostituzionali:

“Alla vigilia della Giornata mondiale senza tabacco sarebbe opportuno fornire dati corretti sull’uso delle sigarette elettroniche in Italia: è vero che c’è stato un crollo negli ultimi due anni, ma non nell’uso di questo strumento alternativo alle bionde tradizionali, quanto piuttosto delle vendite nei negozi specializzati, sempre piu’ rimpiazzati dal commercio on line” che oggi secondo Fiesel rappresenta l’80% del mercato.Questo è la diretta conseguenza della vera e propria persecuzione perpetrata contro le e-cig e non interrotta nemmeno dalla legge attualmente in vigore. Una persecuzione che ha prodotto un incremento inaccettabile dei costi con relativa ricerca, da parte degli utenti, di soluzioni commerciali a prezzi piu’ abbordabili […] per continuare ad acquistare un prodotto sempre più considerato una valida alternativa al fumo da tabacco”.

E forse proprio in quest’ultimo passaggio vanno individuati i problemi del settore e-cig, e cioè l’aver toccato gli interessi del mondo del tabacco e di alcuni pezzi di Stato ad esso legati.

A ciò si aggiunge, come spesso accade, che sia la stampa che – peggio ancora – lo stesso ISS, sia riuscito a mettere in risalto i dati più importanti che emergerebbero dalla ricerca Doxa, e cioè l’aumento del numero di persone che dichiarano di aver smesso di fumare le sigarette tradizionali (18,8% nel 2014, 30,1% nel 2015), cui è inevitabilmente connesso il dato che vede scendere il numero di chi dichiara di aver ridotto leggermente o drasticamente il numero di sigarette fumate (41,8% nel 2014, 37,7% nel 2015). Ovvio, essendo aumentato quello di chi smette.

In sintesi, ancora una volta il mondo del “vapore” si ritrova a dover affrontare una comunicazione distrorta, che cerca il titolo senza in realtà capire dove sia la vera notizia in termini di impatto sulla salute. Quello che dispiace però è che ciò accada anche con l’ISS. O forse non è un caso che a presentare i dati sia stato il prof. Silvio Garattini docente in chemioterapia e farmacologia e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, scienziato sì, ma da sempre contrario all’uso delle e-cig. Forse anche lui preferisce che la gente fumi?

Giulia De Carli

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