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La guerra alle e-cig, i protagonisti #1: Giuseppe Peleggi (Direttore ADM)

Peleggi

Pur resistendo politicamente, giudiziariamente e commercialmente, il settore delle sigarette elettroniche vive ormai in mezzo ad un guado da oltre due anni. Un guado che fortunatamente sembra prossimo a finire, grazie alla recente sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la Legge 99/2013 che aveva stabilito la maxi tassa del 58,5% “del” prezzo su e-cig e persino hardware, e con l’imminente modifica della legge esistente approvata lo scorso dicembre, chiaramente “fallata” a causa della stessa pronuncia, visto che presenta aspetti (ad es. la tassazione dei liquidi senza nicotina, un’imposta eccessiva, l’equivalenza al tabacco, la discrezionalità dei Monopoli, ecc.).

Il cambiamento arriverà quindi al termine di quella che potrà essere ricordata come la “guerra alle (non delle) sigarette elettroniche”, costata migliaia di posti di lavoro e milioni di investimenti persi, ma anche – ricordiamolo – 117 milioni di euro nel 2014 e molto probabilmente altri 137 nel 2015 di mancate entrate per lo Stato, che dovranno essere compensate in qualche modo. Per non parlare poi delle possibili/probabili richieste di risarcimento danni. E, in un paese normale, la domanda sorgerebbe spontanea: chi è responsabile?

Le responsabilità dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Tralasciando quelli che sono stati i promotori politici delle varie leggi, può chiaramente essere individuata in un’Agenzia statale la responsabilità principale di quanto accaduto, e per una serie di motivi molto ampi. Parliamo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che come compito istituzionale ha tra gli altri “l’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati”, ed è “organo di controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati in qualità di Organo del Ministero dell´Economia” ai sensi del D.M. 67/1999. In questo caso il concetto di tabacchi lavorati si estende a quello di sigarette elettroniche (ex Legge 99/2013) e “liquidi da inalazione senza combustione”, così come previsti dal D.Lgs. 186/2014.

Ma l’ADM non è solo questo. Nell’Agenzia, nello specifico nell’area Monopoli, siedono i tecnici che di fatto fanno da “consulenti” al Ministero dell’Economia e delle Finanze su tutti i temi che all’Agenzia la legge assegna (ad es. anche giochi e alcol), e in ADM è il luogo dove vengono in genere scritte le norme che vanno a regolare questi stessi settori, o dove comunque queste vengono in qualche modo validate, dovendo poi l’Agenzia governare il sistema.

Sono ad esempio stati notoriamente scritti da AAMS i Decreti Ministeriali che sono andati a regolare il tema e-cig: il primo fu il Decreto ministeriale 16 novembre 2013, Regime dei prodotti succedanei dei tabacchi lavorati, stroncato quasi immediatamente dal TAR Lazio per la sua evidente irragionevolezza ed inapplicabilità e pesantemente censurata dalla Corte dei Conti; a questo fece seguito il Decreto ministeriale 12 febbraio 2014 (Modifica al decreto 16 novembre 2013, recante la disciplina, ai sensi dell’articolo 62-quater, comma 4, del testo unico delle accise, del regime della commercializzazione dei prodotti succedanei del fumo), anche questo impugnato da Anafe Confindustria, con Fiesel Confesercenti e LIFE ad adiuvandum, nel ricorso che portò al rinvio degli atti alla Corte Costituzionale. Un DM quest’ultimo finalizzato a disinnescare i ricorsi al TAR e – secondo quanto risulta ad AgiVapeNews – incredibilmente pubblicato la sera stessa dopo un Tavolo di lavoro tra Governo (presenti il sottosegretario l’on. Alberto Giorgetti, i rappresentanti del Dipartimento Finanze e dell’ADM) senza che nella discussione se ne fosse fatto alcun riferimento, a detta di vari soggetti presenti interpellati, e che ha visto poi la Corte dei Conti subire notevoli pressioni ai massimi livelli per la registrazione dello stesso.

Sempre l’ADM ha poi emanato il recente provvedimento che ha stabilito l’equivalenza (sic!) tra 1 ml di liquido da inalazione e 5 sigarette tradizionali, utilizzando un procedimento in cui ha esercitato un’ampia discrezionalità, e su cui si pronuncerà il TAR Lazio il prossimo 1 luglio. Ricordiamo infine anche la recente Circolare che minacciava controlli e sanzioni da parte della Guardia di Finanza. Controlli invece mai partiti, e la cui assenza è certamente stata fattore ulteriore dell’impossibilità per il mercato e-cig di funzionare, tanto più in presenza di una tassazione di tale livello.

Il (pessimo) rapporto con la Guardia di Finanza

Proprio partendo dal (mancato) ruolo della Guardia di Finanza, è possibile iniziare a comprendere alcuni meccanismi di funzionamento di ADM. Scrive infatti il giornale La Notizia del 15 marzo e poi del 21 marzo 2014 “Giuseppe Peleggi [Direttore dell’ADM] sarebbe entrato in rotta di collisione anche con la Guardia di Finanza per tutta una serie di questioni relative ai controlli doganali. Proprio nei giorni scorsi le Fiamme Gialle hanno deciso la nomina a capo del III Reparto del Generale Stefano Screpanti […] una mossa che in molti hanno letto come un “segnale” contro Peleggi“. “Tensioni che “avrebbero a che fare con il controllo delle frontiere, dove doganieri e finanzieri si guardano spesso in “cagnesco”. Al di là delle ragioni storiche, però, parrebbe esserci stata negli ultimi tempi un’escalation di tensione tra le parti“. Un conflitto derivante anche dal fatto che il posto di Peleggi lo avrebbe voluto Luigi Magistro, ex finanziere e Direttore dell’Area Monopoli, che ha però perso la partita ed oggi si occupa del Mose e dei suoi scandali a Venezia. E chissà se è solo un caso se i famosi controlli della GdF, promessi (o minacciati, dipende) dall’AAMS che ne ha bisogno per far funzionare il mercato e-cig come quello dei tabacchi, non sono mai partiti. Dicono di no, dicono…

Chi è Giuseppe Peleggi?

E allora chi è Giuseppe Peleggi, deus ex machina dell’ADM? E’ ormai dal 2008 è Direttore delle Dogane, accorpate dal governo Monti coi Monopoli, con le prime a guidare però. Scrive di lui Italia Oggi:

[…] l’ultimo dei Visco boys ad avere ancora un posto al sole nel caleidoscopico mondo delle Agenzie. […] è direttore dell’Agenzia delle Dogane.Stesso ruolo che ha avuto quando Vincenzo Visco, nell’ultimo governo di Romano Prodi, è stato viceministro dell’economia. Ma che Peleggi sia un Visco boy è confermato anche dalle sue attività passate. Quando l’ex esponente dei Ds guidava il ministero delle finanze, a metà degli anni ’90, Peleggi era nella squadra dei suoi più stretti consiglieri economici. Un periodo, quello, in cui il confermato direttore dell’Agenzia delle Dogane era anche superispettore del Secit, ovvero il Servizio ispettivo e consultivo tributario chiuso definitivamente qualche anno fa da Giulio Tremonti. Quando […] si è reso conto che la struttura era diventata un inutile stipendificio per funzionari più o meno trombati dopo il cambio del colore politico del governo di turno. Da allora Peleggi ha fatto molta strada, sempre però inquadrato dagli osservatori più attenti nell’entourage dell’ex viceministro Pd dell’economia.

Classe 1958, Peleggi tra il 1995 e il 2001 è stato Consigliere economico di tre ministri delle Finanze (Augusto Fantozzi, Vincenzo Visco, Ottaviano Del Turco), e poi dal settembre del 2001 è stato coordinatore dell’Ufficio studi e delle azioni di contrasto alla contraffazione, Direttore dell’Ufficio strategie per l’innovazione e direttore dell’ufficio Antifrode centrale. Lo scorso aprile gli è arrivato poi da parte del Ministro Pier Carlo Padoan il conferimento dell’incarico di direttore dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, anche se lui pare aspirasse ad “ascendere” all’Agenzia delle Entrate, diventato però feudo renziano.

Carattere fumantino, Peleggi le sigarette elettroniche le aveva messe nel mirino già nel 2013, quando nessuno al mondo pensava ancora a tassarle (e anche oggi i paesi si contano sulle dita di una mano), e le ha sempre viste più come uno spauracchio da eliminare che come un fenomeno da regolare. Alcuni ricordano le poco velate allusioni espresse nei confronti di un rappresentante di un’associazione di negozianti che aveva sottolineato la non conoscenza del funzionamento della filiera e del mercato e-cig da parte di AAMS, o il dito puntato contro un altro che si era permesso di criticare gli atti dell’AAMS (poi di fatto censurati da ogni grado di giudizio sino alla Suprema Corte).

Forza gente, fumate!

Passarono invece sotto silenzio le sue parole in occasione di un’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati proprio sul tema e-cig e salute il 6 giugno 2013:

“[…] l prodotto è uno. Qualcuno può rispondere anche che la sigaretta elettronica è come un phon per i capelli, quindi non si capisce il motivo per cui dovrebbe essere tassata. Sulla ricarica, invece, possiamo discutere, perché normalmente le accise sono applicate a prodotti che producono qualcosa, come gli alcolici o il tabacco e che sono nocivi per la salute. Potrei obiettare che la maggiore spesa sanitaria prevista per un fumatore come me potrebbe essere compensata con la minore pensione che mi verrà data perché, fumando, morirò prima, ma sono tutte congetture economiche. Il ragionamento non è assurdo, perché può reggere dal punto di vista economico, tuttavia resta il fatto che dobbiamo attendere che si esprima il Ministero della salute per capire se esista un criterio legato ai danni alla salute e che implichi la possibilità di introdurre una accisa […] 

Un’affermazione incredibile, che in qualsiasi altro paese avrebbe visto l’intervento immediato delle autorità sanitarie, dato che di fatto invita la popolazione a fumare. A questa ha poi fatto seguito:

“La caduta del tabacco non dipende, però, necessariamente dalla sigaretta elettronica. Peraltro, come i tabacchi, sono crollati anche gli alcolici e molti altri prodotti che non siano il pane”.

Incomprensibile quindi come si sia arrivati di lì a pochi giorni all’emanazione di un Decreto Legge – certamente passato anche per il tavolo dell’ADM – che ha imposto la maxi tassa del 58,5% del prezzo (con impatti sui prezzi al pubblico di oltre il 240%, secondo i dati presentati da Anafe in audizione) non solo sui liquidi con o senza nicotina, ma anche sull’hardware (cavi USB, ecc.), peraltro giustificata proprio dal presunto e mai dimostrato impatto delle vendite di e-cig sulle entrate da tabacchi. La norma – come noto – è stata poi dichiarata incostituzionale, mentre gli atti emanati dall’Agenzia connessi alla stessa sono stati in gran parte dichiarati illegittimi dal TAR. Curioso che nessuno abbia chiesto conto al Direttore dell’Agenzia delle sue parole dette in una sede come quella della Camera.

Come sarebbe interessante che qualcuno chiedesse al Direttore Peleggi come mai l’Agenzia abbia assicurato che dalle sigarette elettroniche sarebbero entrate imposte per 117 milioni nel 2014, e 137 nel 2015, come poi dichiarato in un’audizione alla Commissione Finanze ad ottobre. Mentre i primi 117 sono saltati dopo la dichiarazione di incostituzionalità della Legge 99/2013 (su cui le responsabilità di AAMS appaiono evidenti), i secondi – nonostante aziende e negozi di settori si siano messi in regola con depositi autorizzati e dichiarazioni – al mese di maggio risultano essere una cifra nemmeno lontanamente raggiungibile, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore. La stima al momento è infatti di meno di un decimo, a causa proprio di un’imposta eccessiva e dell’assenza di regole (tra cui quella sull’oscuramento dei siti esteri privi di rappresentante fiscale) e controlli, stabilita coi metodi spiegati sopra che presto verranno giudicati dal TAR Lazio.

Col recente addio di Luigi Magistro, a breve il MEF dovrà nominare il nuovo Direttore dell’Area Monopoli. Scrive sempre La Notizia del 24 aprile:

“A sistemarsi a capo della struttura, dalla quale si governano giochi e tabacchi, alla fine dovrebbe essere Alessandro Aronica, direttore del personale, a quanto pare in procinto di spuntarla su Italo Volpe, attuale direttore centrale normativa dei Monopoli che sarebbe stato molto gradito a big di settore come Gtech-Lottomatica e Sisal. L’ascesa di Aronica, dicono gli osservatori, sarebbe favorita dal direttore dell’Agenzia delle dogane, Giuseppe Peleggi (anche lui nato anni fa come Visco boy)”.

Responsabilità e rottamazione

Come ha ricordato nei giorni scorsi il sito politico Formiche, in una durissima interrogazione parlamentare dell’aprile 2014 il vicepresidente PD della Commissione Bilancio del Senato, il sen. Giancarlo Sangalli, aveva attaccato duramente la norma bocciata dalla Consulta e la sua inapplicabilità, chiedendo anche lumi sui responsabili. Ma, come da brutta abitudine di tutti i Governi della Repubblica, l’interrogazione è rimasta priva di risposta.

Pare però che, dopo lo smacco delle pensioni, questo secondo siluro potrebbe costare caro a qualcuno. E anche per dare l’esempio (oltre che per aprire nuovi posti a nomine “gradite”) questa volta il rottamatore Matteo Renzi starebbe pensando di cogliere l’occasione per individuare le responsabilità, dato che i protagonisti “burocratici” di quelle norme sono tutti ancora al loro posto.

Pur essendo il settore delle sigarette elettroniche di un valore assoluto minimo rispetto a quanto gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per Governo e il Parlamento è forse tempo di fare una valutazione sul ruolo di un manager pubblico che – insieme ad alcuni collaboratori e ad altri “consulenti” del MEF – non solo ha evidentemente fallito nel regolare e gestire un mercato, contribuendo alla perdita di migliaia di posti di lavoro, di investimenti e alle minori – anzi, nulle – entrate dello Stato, ma ha anche dichiarato in sedi pubbliche e istituzionali cose spesso non coincidenti con quanto poi accaduto o messo in atto.

Che poi questo manager arrivi addirittura a favorire – secondo quanto scrivono i media – l’ascesa di una sua persona a capo dell’Area Monopoli, che dovrà gestire ulteriori difficili passaggi non solo nel settore e-cig ma anche in quello dei giochi e del tabacco (e anche sul tema dei cosiddetti “tabacchi da inalazione senza combustione” a tassazione ridotta, che ottennero addirittura una categoria di tassazione ad hoc prima del D.Lgs. che li ha regolati, ce ne sarebbero di domande da fare), desta a dir poco delle perplessità.

A questo punto non rimane che sperare che su temi come questi, che valgono milioni – se non miliardi – per lo Stato, e che impattano sulla vita di milioni di cittadini, si accendano i riflettori dei grandi media nazionali, e che certe discussioni escano dal dietro le quinte mettendo in mostra tutti gli interessi in campo che condizionano certe scelte. E che chi è responsabile dei danni commessi paghi, almeno politicamente, anche per dare un’indicazione ai tanti burocrati mai responsabili delle proprie azioni. Cosa che accadrà se la rottamazione renziana andrà a fondo come promesso. Vero?

Arnaldo Selmosson & Francesco Marini

Fine I puntata

II puntata – Italo Volpe

5 thoughts on “La guerra alle e-cig, i protagonisti #1: Giuseppe Peleggi (Direttore ADM)

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