Salute

La Consulta boccia la supertassa: tornano le sigarette elettroniche? | Kataweb

An employee poses for a photograph smoking a V-Revolution e-cigarette inside the company's store in London, U.K., on Wednesday, Oct. 16, 2013. The U.S. Food and Drug Administration is set to decide this month whether to lump e-cigarettes in with conventional smokes as part of its oversight of the $90 billion U.S. tobacco market. Photographer: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images

An employee poses for a photograph smoking a V-Revolution e-cigarette inside the company’s store in London, U.K., on Wednesday, Oct. 16, 2013. The U.S. Food and Drug Administration is set to decide this month whether to lump e-cigarettes in with conventional smokes as part of its oversight of the $90 billion U.S. tobacco market. Photographer: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images

E-cig e sigarette “normali” non possono essere messe sullo stesso piano, quindi l’imposta al 58% decisa nel 2013 è illegittima. Lo hanno stabilito i giudici della Corte Costituzionale, aprendo uno spiraglio a un mercato messo al tappeto dal Fisco

Ma esistono ancora le sigarette elettroniche? Tra il 2012 e il 2013 avevano avuto un tale successo da far pensare che avrebbero soppiantato le solite – dannose – sigarette. Oggi sembrano quasi del tutto estinte. In pochi le utilizzano e i negozi che vendevano accessori e ricambi sono stati falcidiati. Eppure, il tempo delle e-cig potrebbe tornare. Il 15 maggio scorso infatti la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la super-imposta del 58,5% (introdotta dal decreto 76 del 2013) che aveva reso le e-cig molto meno convenienti rispetto ai tempi “dei pionieri”, quando l’unico sovrapprezzo era l’Iva.

La Consulta dice “no”. In poche parole il Governo, con quel decreto, aveva equiparato le sigarette elettroniche alle sigarette vere e proprie, applicando lo stesso regime fiscale “punitivo”. Ma come hanno motivato i giudici della Consulta, le tasse sul fumo trovano “giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute”, ma “tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti “altre sostanze” che non siano nicotina. Dunque, stiamo parlando di due cose diverse che devono essere trattate – e tassate – in modo differente. “I liquidi aromatizzati – continua infatti la Corte – e i dispositivi per il relativo consumo non possono essere considerati succedanei del tabacco.”

Un’altra tassa, ma con lo sconto. Tutto risolto, dunque, per gli “svapatori” e per i venditori di e-cig? La risposta è no. Perché l’imposta del 58,5%, ora affossata, non aveva comunque mai visto la luce, sospesa quasi subito dal Tar del Lazio e poi bocciata, appunto, dalla Consulta. Così il Governo ne ha introdotta un’altra con il decreto legislativo 188/2014.

Si tratta di un’imposta sul consumo parametrata al prezzo del tabacco, con uno sconto però del 50%. Ma l’effetto deleterio sui consumatori resta. Per quantificare, si parla di 3,73 euro ogni 10 ml di liquido da inalazione, con o senza nicotina. Secondo un complesso calcolo (molto criticato dalle associazioni di categoria), il legislatore ha stabilito che 1 ml di liquido corrisponde a 5 sigarette “vere”. Parliamo delle cosiddette “cartucce” che vaporizzano le sostanze contenute nella e-cig dando la sensazione di fumare.

Il costo per il consumatore è presto detto: “Un flaconcino di liquido di buona qualità costa intorno ai 6-7 euro. Con la sovrattassa si arriva a 10 euro” spiegano da Anafe, l’associazione dei produttori italiani di e-cig. “Ma online si possono trovare flaconcini a 5-6 euro e persino a 3 euro se la qualità è particolarmente bassa”. Succede, infatti, che molti siti esteri – che però vendono in Italia – facciano concorrenza sleale ai rivenditori che si sono adeguati alla nuova tassa. Come? Semplice: facendo finta che la tassa non esista. Oltre a lottare contro l’imposta in sé, Anafe sta denunciando l’inerzia di Aams (i monopoli di Stato) nel far applicare la legge. Il risultato è che tassare gli “svapatori” porta, secondo l’associazione, pochi spiccioli alle casse dello Stato.

Con la recente sentenza della Consulta anche questa nuova tassa potrebbe avere i mesi contati, visto che – pur con uno sconto – mette nello stesso calderone le sigarette classiche e i liquidi senza nicotina. Esattamente il motivo per cui i giudici hanno bocciato l’imposta del 58,5%. Alla luce di tutto ciò è probabile che il Governo debba modificare, ancora una volta, la tassazione delle sigarette elettroniche. I fan dello svapo si augurano che sia un regime meno duro di quello attuale. Insieme, ovviamente, a produttori e venditori.

I numeri del crollo. E a proposito di rivenditori, in tanti negli ultimi mesi hanno abbassato la saracinesca. Secondo Fiesel-Confesercenti, dei 3700 negozi censiti a gennaio 2014 ne sono rimasti meno di 1200 in tutto il Paese. In caduta libera anche gli utenti delle e-cig: secondo i dati dell’Iss (Istituto superiore di sanità) gli utilizzatori sono passati dal 4,2% del 2013 all’1,6% del 2014.

Fa male o no? Sulla sigaretta elettronica si è detto e scritto di tutto: in realtà ancora non ci sono delle risposte conclusive sulla sua pericolosità per la salute. Di certo, l’assenza di tabacco e – in molti casi – anche di nicotina le rende molto più innocue rispetto alle sigarette vere e proprie, dove c’è il catrame e la combustione è reale e non simulata. Quanto alle e-cig con nicotina – considerate uno strumento utile per togliersi il vizio del fumo – l’Istituto superiore di sanità non ha escluso “il rischio di effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età”.

E anche sull’efficacia delle e-cig per la “disaffuefazione” dalle sigarette, “gli studi non possono essere ritenuti conclusivi”. Secondo il professor Umberto Veronesi la e-cig senza nicotina “non dovrebbe essere demonizzata. Le ricerche internazionali condotte finora hanno dimostrato una buona efficacia di questo strumento nell’abbandono del tabagismo”. Da un recente studio dell’Iss è emerso come la sigaretta elettronica con nicotina possa aiutare i forti fumatori a diminuire e – in un caso su due – ad abbandonare la sigaretta tradizionale”.

In Italia le sigarette elettroniche sono vietate solo in scuole, università e ospedali. Per gli altri locali pubblici la decisione sta al gestore.

Fonte:  – Kataweb Repubblica.it

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